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Siamo stati bene

Creato il 16 maggio 2013 da Andreapomella

Dana Cooper - Family Dinner

Mi fa sempre tenerezza quando la gente che è stata a cena a casa di altra gente il giorno dopo dice “siamo stati bene”. Un po’ perché è tanto raro sentire qualcuno che dice di essere stato bene, un po’ perché la cosa si dà al passato, il che vuol dire forse che nel momento in cui lo si dice non si sta più tanto bene, e che magari non si stava tanto bene neppure prima, e che però si è stati bene in quel preciso intervallo di tempo che è intercorso tra l’aperitivo e il dolce e quelle ultime chiacchiere fatte sulla soglia della porta prima di andarsene via. Non si dice “abbiamo mangiato bene”, oppure “ci siamo fatti delle belle chiacchiere sulla soglia della porta prima di andarsene via” (oh be’ lo si dirà pure); la cosa che sento più spesso è questa qui, è questa formula vaga e complessiva, questa frase rituale che sottintende allo stesso tempo un benessere di tipo psichico, organico e spirituale, questo “siamo stati bene”. Ora, non succede mai invece che si dica: “Ieri ho cenato a casa mia, con mia moglie e con mio figlio. E siamo stati bene”. Perché lo stare bene in questo caso si dà per scontato, mentre al contrario il non stare bene in casa propria, con la propria moglie e il proprio figlio, è cosa che si deve come minimo tacere. E questo io non lo trovo giusto. Non trovo giusto che non lo si dica sempre, tutte le volte che succede di stare bene, anche quando capita tanto spesso da non rappresentare più la felice eccezione che si vuol comunicare a qualcuno. Questa cosa mi farebbe ancora più tenerezza della gente che è stata a cena a casa di altra gente e che il giorno dopo dice “siamo stati bene”. Mi farebbe più tenerezza sentire la gente dire: “Ieri ho cenato a casa mia, con mia moglie e con mio figlio (o con mio marito e con mia figlia, o col mio cane e con l’uccellino; o insomma con chi vi pare). E siamo stati bene”.


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