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Sicilianità

Da Silviamaestrelli
Sicilianità ENZO FORESE, “DONNE, FIORI, MOTORI”. Sicilianità_Una delle opere di Enzo Forese al Vinitaly con Tenuta di Fessina_ Jean Baptiste Gonzalve de Nervo (letterato francese – 1840-1897) – “Specie di piccoli carri, montati su un asse di legno molto alto; sono quasi tutti dipinti in blu, con l’immagine della Vergine o di qualche santo sui pannelli delle fiancate e il loro cavallo coperto da una bardatura, ornata di placche di cuoio e di chiodi dorati”, porta sulla testa un pennacchio di colore giallo e rosso”. Giuseppe Cocchiara (studioso di folklore siciliano – 1904 -1965) – “Il carretto siciliano è l’opera più caratteristica che l’artigiano abbia prodotto in Sicilia. Non solo perché costituisce l’oggetto tipico della Sicilia, come la gondola lo è per Venezia, ma perché alla sua costruzione concorrono armonicamente ben otto gruppi di artigiani”. Biagio Pace (studioso e conoscitore dell’anima siciliana – 1889-1955) – “II carretto ha rappresentato nella Sicilia moderna un elemento caratteristico di bellezza ed un mezzo fondamentale di trasporto, che ha avuto la sua grande diffusione soltanto nel secolo scorso”. V. Giusto – “Il carretto è sicuramente l’oggetto più conosciuto ed espressivo dell’arte popolare siciliana. Simbolo universalmente noto di sicilianità, ogni esemplare è unico nel suo genere e testimonia la passione dell’artista verso un tipo di espressione profondamente radicato nella storia isolana”. Enzo Maganuco (illustre critico d’arte) – “Gli artigiani del carretto sono artisti che hanno mandato per le vie del mondo i carretti, decorati in modo da farli sembrare una grande miniatura di codice trecentesco”. Eliseo Reclus (geografo francese venuto in Sicilia nel 1865 per osservare l’eruzione dell’Etna) – “I carretti non sono come in Francia semplici tavole messe insieme, ma sono anche lavori d’arte. La cassa del veicolo posa sopra un’asse di ferro lavorato, che si curva e si ritorce in graziosi arabeschi. Ciascuna delle pareti esteme del carretto è divisa in due scompartimenti che formano due quadri. Il giallo oro, il rosso vivo ed altri colori dominano in questi quadri. Per la maggior parte sono scene religiose, ora la storia di Gesù o quella di sua madre, ora quelle dei Patroni più venerati in Sicilia, come San Giovanni Battista, Santa Rosalia o Sant’Agata…..”. Giuseppe Pitrè (medico-antropologo) – “Non si può fare un passo nella città di Palermo senza incontrare dozzine di carretti tirati da cavalli, da asini, da muli. La città ne conta la bellezza di 4758 e quando si celebrano feste in campagna essi sono una vera delizia dell’occhio” Gesualdo Bufalino – “Ecco la carretta che è tanta ragione di curiosità per non Siciliani che vengono in Sicilia….. Basta gettare gli occhi sopra uno di questi veicoli per accorgersi che non v’è spazio, per quanto piccolo, che non venga dipinto o figurato coi colori più vivi e più smaglianti…. è una profusione straordinaria di figure, di ornati, di disegni da non potersi descrivere”. Guy de Maupassant (scrittore francese venuto in Sicilia nella primavera del 1885) – “Tali carretti, simili a piccole scatole quadrate, appollaiate molto in alto su ruote gialle, sono decorati con pitture semplici e curiose, che rappresentano fatti storici, avventure di ogni tipo, incontri di sovrani, ma prevalentemente le battaglie di Napoleone I e delle crociate. Il cavallo che li trascina porta un pennacchio sulla testa e un altro a metà della schiena….Quei veicoli dipinti, buffi e diversi tra loro, percorrono le strade, attirano l’occhio e la mente e vanno in come dei rebus che viene sempre la voglia di risolvere”. Salvatore Lo Presti – “Fra varde, sidduna e finimenti ecco che il carretto diventa una gala di colori, una esplosione di luce” Renato Guttuso – “… Un bambino vede che da una mano possono, poco alla volta, nascere figure, cieli, mari, animali. E’ questo uno dei primi misteri a cui ho assistito…. Il pittore di carretti Emilio Murdolo aveva bottega in C.so Butera, quasi difronte alla casa dove abitavo. Spesso dipingeva sulla strada, davanti la porta della sua bottega, dove erano sempre ruote o altri pezzi del carro ad asciugare. Sulle fiancate dipingeva scene figurate, mentre il resto del carro, già abbondantemente intagliato, veniva ricoperto di fregi, festoni, decorazioni geometriche fino a non lasciarvi alcuno spazio vuoto. Le scene figurate erano tratte, in massima parte, dalla storia dei Paladini di Francia. ….Vedere dipingere un carretto dall’inizio alla fine, dalla fase dell’imprimitura del legno, cui seguiva una mano di bianco litopone, subito ricoperto da uno strato di giallo cromo violentissimo, vedervi poi imprimere la traccia del disegno, e poi nascere le mezze tinte, sui fili delle spade, vedere come il pittore con un tocco di bianco faceva lampeggiare uno sguardo, o sgorgare il sangue da una ferita con poche pennellate di cinabro di Pechino… Era una cosa meravigliosa. Era la pittura, nei suoi termini più semplici” (dalla prefazione di RENATO GUTTUSO, tratta dal libro di A. Buttitta “I PALADINI DEL CARRETTO SICILIANO”).

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