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Sikkim: Varcare la frontiera

Creato il 04 giugno 2015 da Enricobo2

Sikkim: Varcare la frontiera

Un immigrato di origini nepalesi


Sikkim: Varcare la frontiera

Piantagioni di thè

Le nuvole e la foschia si addensano sulle montagne attorno a Darjeeling. I fondovalle sono coperti da nebbia bassa che avvolge tutto soffocando verso il basso la calura della piana che vorrebbe salire fin quassù, ma non ce la può fare. Va bene che è mattina presto, ma la giornata non promette bene e neanche per oggi il Kangchenjunga ha voglia di mostrare la sua cima rosata, va bene, tanto abbiamo tutto il giorno a disposizione ed anche nei prossimi, dopo che saremo entrati in Sikkim, hai voglia, quante occasioni ci saranno per vederlo. Bisogna lasciare la città dunque e salire attraverso quelle che solo pochi decenni fa, erano piste da percorrere a cavallo, verso un piccolo regno, che tale non è più, incastonato tra l'India e la scomoda Cina a nord e spalleggiato a destra dal Nepal ed a sinistra dal Bhutan, una sorta di suo regno gemello, ma che come vedremo ha avuto una sorte differente. Lasciamo dunque l'India propriamente detta per salire lungo valli e montagne ancora più selvatiche e scoscese, lasciandoci alle spalle la confusione di un mondo sovrappopolato per le terre alte, per loro natura più difficili da abitare e quindi con problemi diversi. Il nostro amico Karma è furbo, invece di fare una lunga strada che porta al confine principale di  Melli e poi ritornare indietro dall'altra parte del fiume, almeno sei ore di strada tutta curve, faremo una scorciatoia di un paio d'ore, un po' sballottati perché è uno sterrato piuttosto malandato per arrivare ad un varco di frontiera secondario che porta direttamente a Jorethang, la prima cittadina al di là del confine. 

Sikkim: Varcare la frontiera

Il ponte alla dogana di Jorethang

Già, perché anche se formalmente si tratta sempre di territorio indiano il Sikkim ha una sua autonomia particolare con leggi e tassazioni diverse dal resto del paese, più favorevoli insomma, una sorta di Livigno, in cui benzina ed alcool costano meno e gli abitanti hanno una serie di privilegi conquistati quando decisero con un referendum di liberarsi del re per farsi annettere, ma che prevedono un confine vero e proprio da oltrepassare con tanto di permessi speciali, timbri sul passaporto e dogane varie. Così la pista precipita verso il basso con curve e controcurve polverose tra le colline coperte di piantagioni di thè e le 10 sono già passate da un pezzo quando dall'alto si vede la sagoma del ponticello sospeso che varca il Ranjeet, il fiume che forma il confine naturale. Un grande arco colorato con scritte che recitano Benvenuti in Sikkim, sta proprio al di là del ponte preceduto da una piazzola di terra davanti ad un casotto di legno con un paio di militari che sonnecchiano appoggiati ad una panca. A dir la verità c'è già qualcuno che aspetta, anche se sembra che non si muova nessuno. E' la solita calma indiana delle funzioni pubbliche. Karma va a parlamentare con i passaporti in mano, ma torna dopo un po' con la faccia scura. Si sarà dimenticato di prendere i permessi che avevamo fatto prudentemente a New Jalpaiguri all'arrivo del treno. Invece no, la grana è più complicata. Pare che da ieri, sia arrivata una ordinanza che non consente più agli stranieri di transitare da questa frontiera secondaria, rimanendo l'obbligo di transitare dal varco principale di Melli, anche se sui permessi abbiamo chiaramente fatto registrare questo itinerario. 

Sikkim: Varcare la frontiera

Il confine a Jorethang

Gli accompagnatori dei pochi stranieri arrivati fin lì, sono tutti intenti a parlamentare con l'ufficiale di servizio che mostra quasi di non ascoltare, solo di tanto in tanto fa un gesto di fastidio e si volta dall'altra parte ripetendo che è inutile insistere, queste sono le disposizioni, tornatevene da dove siete venuti. C'è una coppia di francesi in moto che girano l'India da tre mesi e ne hanno ancora almeno per altrettanti. La moto è una Enfiel un po' scalcagnata, l'hanno comprata a Jaipur e tenteranno di rivenderla prima di ripartire, speranzosi di ricavarne ancora qualche cosa, ma sicuri che gli avvoltoi in attesa di qualche cosa che comunque di lì non se ne potrà andare via, sganceranno ben poco. Secondo loro le speranze sono minime, quando i militari ricevono una disposizione, è difficile superarla. C'è un ragazzo inglese un po' rasta che viene tirato giù quasi di peso da un pulmino carico di locali. E' disperato, ha capito che la sua capacità contrattuale è quasi nulla, oltretutto gli altri passeggeri scalpitano per la perdita di tempo e vogliono proseguire, lasciandolo a terra. Lui tenta di resistere in tutti i modi, protesta e reclama, mentre l'ufficiale si gira dall'altra parte senza stare neanche ad ascoltarlo. Alla fine capisce che non c'è niente da fare, gli buttano giù dal tetto il suo pesante zaino. Intanto arriva in direzione opposta un altro trasporto pubblico carico di ceste di verdure. Parlamenta un po' con l'autista, poi getta il sacco tra i pomodori e salta su, con occhio triste apprestandosi a rifare la strada al contrario.

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Boschi di tek

Intanto arriva una carovana di fuoristrada di lusso pieni di svizzeri e qualche auto di tedeschi. E' chiaro che loro non accettano quanto si presenta; rimarranno lì fino a che la situazione non si sblocca, il loro programma poi, preparato dalla famosa compagnia Studiosus parla chiaro, di lì si deve poter passare ad ogni costo, carta canta, come da itinerario scritto. Le guide continuano a parlamentare, poi decidono di andare in delegazione su un'auto al di là del confine per chiarire l'anomalia della situazione con l'autorità locale. Permessi alla mano, la macchina parte sparacchiando pernacchie dalla marmitta malandata e sollevando una nuvola di polvere. Ci sediamo sul prato a chiacchierare con i compagni di sventura. I teutoni sembrano tranquilli, loro comunque fanno parte di un viaggio organizzato a puntino, niente roba fai da te, in qualche modo si risolverà. I ragazzi francesi sono meno ottimisti, ma rimangono sperando di farsi trainare dall'agenzia titolata, anche se non hanno santi in paradiso. La massa conterà pure qualche cosa. Io che a pensar male ci indovino spesso, penso che scucendo qualche cosa la faccenda troverà una sua naturale sistemazione. Intanto passano paio di orette. I soldati sbadigliano, l'ufficiale si è sbottonato la giacchetta e tiene il cappello di traverso col sudore che gli imperla la fronte. Gli ambasciatori tornano, con la faccia rabbuiata. Niente da fare, non si passa per nessuna ragione. La mia proposta dei cento dollari infilati nei passaporti, non viene neppure presa in considerazione, siamo mica nel Burundi qua. 

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La confluenza tra Ranjeet e Teesta

Bisogna tornarsene indietro con le pive nel sacco. Anche i francesi hanno capito e mettono in marcia la moto che tossisce un po' e poi comincia a risalire la collina. Ce ne andiamo anche noi con la coda tra le gambe. Rimangono solo le sei macchine di svizzeri. Loro di lì non si muovono tanto prima o poi li lasceranno passare. Altre due ore per tornare a Darjeeling rifacendo la pista infernale, poi tutte le sei ore che pensavamo di avere evitato. La foresta bellissima che scorre intorno di criptomerie, cipressi ed eucalipti, non ci affascina minimamente. Con lo stomaco in gola per le curve e la schiena a pezzi per gli sballottamento arriviamo alla confluenza del Ranjeet con il Teesta, un luogo che dovrebbe essere delizioso, tra il verde della montagna e le acque dei due fiumi che si mescolano, ma non siamo nella giusta sintonia. Karma invece la prende con filosofia, tanto non c'è altro da fare. Finalmente si arriva a Melli dove espletiamo le pratiche doganali e quindi risaliamo di nuovo il fiume dalla riva opposta su una orrenda strada in costruzione. Alle sette di sera siamo in vista di Jorethang, che vedevamo dalla riva opposta nove ore fa! Ancora un paio d'ore risalendo la valle nella notte buia e tempestosa ed finalmente arriviamo a Pelling, una stazione di montagna a 2200 metri. Del Kangchenjunga per oggi, nessuna traccia. Gli svizzeri, non pervenuti. Arriveranno dopo la mezzanotte, così almeno ci hanno detto, il mattino dopo. In questi paesini si sa tutto di tutti.

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Una friggitoria


SURVIVAL KIT

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Dal barbiere


Yangthang Dzimkha Resort - Upper Pelling - In cima al paese. Vicino ci sono diversi ristoranti. Camera molto grande, pulita. 2800 R. con breakfest a buffet. No wifi. Qualche problema con l'acqua calda. Dall'albergo ci sarebbe anche una buona vista sul Kangchenjunga, ma noi non abbiamo avuto fortuna. C'è un ristorantino nepalese proprio di fronte dove si mangia per poco, i soliti dal, naan di patate, riso o noodles alla cinese.
Pelling è una cittadina di montagna , base per i trekking nella parte occidentale del Sikkim. Per arrivarci, informatevi prima di partire se è sempre impossibile passare dalla frontiera di Jorthang, quindi andate verso melli (45 km in circa 2 ore) Poi da qui a Pelling calcolate almeno 3 ore per circa 80 km, fino a che non finiranno la strada nuova, che per ora è un disastro. Sosta a Melli per le formalità di frontiera, passaporti e permessi per il Sikkim.

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Da Darjeeling a Pelling


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