Magazine Diario personale

Sonetti di Franz de Boeuf

Da Chiara Lorenzetti

Europa, 2014

“Poesia è forma pria d’esser sostanza,
il resto? Ciance prive d’importanza.”

Nel tempo del verso breve, monco, disossato da metrica e rime; nella ragione dell’impeto e della passione, rigiro tra le mani un volumetto a titolo “Sonetti”.

Franz_de_Boeuf Sonetti

Franz_de_Boeuf
Sonetti

“Ratto mi prese l’incanto armonioso
d’angeliche melodie prigioniero,
caldo abbracciai il tuo pianto sincero
e tosto tornò un sorriso radioso.

Dove sta la scaltra disarmonia della poesia moderna, i tagli netti delle parole? Qui, tra queste righe, si respira un’aria conosciuta e persa, un rifiorire di bellezza e canto che ridona ordine e pace alla mente, un viaggio ardito verso lande a finir di mare e d’avventura.

Il vento dona ad’ ogni foresta
voce di mare che bacia la riva,
trasforma l’acqua in anima viva
danzando gaio con ogni sua cresta.”

Non senti lettore anche tu il vento che forte spinge l’ardore di un principe, un cavaliere, un sogno lontano, un ricordo, una fiaba?
Il libro mi accoglie, intensa è la curiosità e la fretta di leggerlo e di viverlo dentro, quale fossi una principessa tediata da draghi ed amori eterni e profondi.
Mi immergo nel placido incanto.

“Pozzi d’azzurro topazio, che incanti,
conducono a sogni amorosi il cuore,
sorriso che scalda di dolce ardore
tanto che ‘l Tempo conosce i rimpianti”

Oh, quale tenerezza, quale struggenza! Quanto è delicato il sentire del poeta che resta in disparte, i suoi versi in spalle, a rimirare la vita senz’altro essere che quello di descriverla.
Mio caro Franz de Boeuf, chiunque lei sia, ovunque nasconda la sua penna d’oro, vorrei che lei sapesse che i suoi versi, racchiusi con arte sublime in rigorose quartine di endecasillabi, con rime curate e parole ricercate e pure, sono un pane buono per le mie giornate; vorrei che lei sapesse che il Sonetto che pare antico e desueto, frutto avariato del passato e disprezzato da chi getta parole ordinate in righe solo per fare bella figura ma non per senso, sono invece un seme che rinnova.
Vi è anche il dolore, la morte, la sofferenza, il patimento, perché è d’ogni uomo essere vivo e ancora più addentro la vita mi pare d’entrare leggendo questi versi così tristi.

“Avanza allor pedante e lentamente,
formandosi in catene irte di spine,
ciò che piano consuma e tosto opprime
mutandosi in menzogna, nulla e niente”

Sono versi che sprofondano tetri, un peso greve al collo, tarpata la speranza, disilluso l’amore quale pugnale inferto ai sogni. Il sonetto incalza, veste la sofferenza di un abito perfetto, e quel che prima era trine e merletti, un voille leggero di speranza e vita, ora è nero e pesante velluto, ricamato in oro fitto e rosso sangue, un tratto pesante del destino che accompagna la vita d’ogni uomo.

“E’ vera la vita? Forse non la mia,
chè priva della minima clemenza
corrode l’alma e brucia com’il fuoco.

Miei cari lettori.
Questo scrivere appaga il mio bisogno di sentire, in una forma antica ma così moderna da parere attuale almeno a me.
E voi cosa ne pensate del sonetto?
Vi pare possibile poetare ancora in armonia?
Ho cercato di sapere chi fosse Franz de Boeuf, ma il libro non da notizie, nel web ho trovato “Il riposo del poeta” pagina ove è possibile acquistare una copia del libro; la pagina facebook   Franz de Boeuf (qui), il blog Franz de Boeuf  (qui), ma null’altro.
Se alcuni di voi sapessero darmi notizie, ve ne sarei grata.

Gentile poeta, qualora lei avesse da passare da questa pagina  o le giungesse voce, sappia che m’inchino ai suoi versi ed al suo fare, che l’armonia che mi ha donato aggiunge bellezza e musica a queste ore. Le giungano cordiali i miei saluti e la mia spinta, umile e discreta, a proseguire.

Chiara
sua affezionata lettrice


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