Speciale Evento – Intervista a Benh Zeitlin

Creato il 24 gennaio 2013 da Oggialcinemanet @oggialcinema

Incontro con il regista Benh Zeitlin.
Il giovane regista esordiente Benh Zeitlin dovra’ aspettare il 24 febbraio per sapere se il suo primo lungometraggio “Beast of the Southern Wild – Re della terra selvaggia” aggiungerà ai tanti riconoscimenti ricevuti anche la tanto ambita statuetta degli Oscar, per l’esattezza piu’ d’una. Ricordiamo che Beasts of the southern wild, apostrofato da cinefili di tutto il mondo come il caso cinematografico dell’anno, concorre alla 85a edizione degli Academy Awards, con ben 4 nominations: Migliore Film, Migliore Regista, Migliore Attrice Protagonista e Migliore Sceneggiatura non originale. Osannato dalla critica in patria e in numerosi Paesi il film ha avuto un percorso sorpendente e magico, quasi quanto la storia che desidera raccontare. Per citarne alcuni dei più importanti: Sundace Film Festival, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria e il Premio per la Migliore Fotografia; il Gotham Award, l’ambita Camera d’or al Festival di Cannes come Migliore Opera Prima e tanti altri.

Intervista

Si aspettava tutto questo successo?
No, non mi aspettavo questo, è un’opera prima, per me come per tutti gli attori. Solitamente i film indipendenti per avere l’ interesse delle distribuzioni necessitano di nomi di attori famosi nel cast. In questo caso non ce ne è uno. La nostra è un’ avventura nella quele le persone facevano per la prima volta un lungometraggio.

Nel suo film racconta due mondi a contronto, quello della cultura legata alla natura e quello della società civilizzata, può spiegarci questa scelta?
Le differenze tra i due mondi sono tante, la comunità che racconto esiste veramente, si trova nel sud della Louisiana. Gli abitanti della palude convivono quotidianamente con le catastrofi, specialmente con gli uragani. Eppure non andrebbero mai via da quella terra nonostante il pericolo. Semplicemente hanno abbandonato l’idea dell’attaccamento agli oggetti mettendo al primo posto la famiglia e la sopravvivenza. Io ho reso piu’ scenografico la loro vita.

E’ stata difficile la scelta della bambina che interpreta Hushpuppy?
Il procedimento di casting è stato diverso dal solito. Ci siamo affidati a professionisti abituati ad organizzare la campagna elettorale di Obama. Abbiamo impiegato 9 mesi prima di trovare la piccola protagonista ma quando l’abbiamo vista è stato come un raggio di sole, era lei, quella giusta e non ci siamo sbagliati.

Com è lavorare con un’attrice di 6 anni?
Quvenzhanè Wallis
è talento, un genio. All’inizio pensavo che sarebbe stato difficile invece è andata benissimo perchè è una professionista, molto dentro al ruolo. Alcune volte dimenticavo che parlavo con una bambina di 6 anni e la trattavo come un’adulta. Per esempio una volta le ho detto che occorreva più motivazione..ma cosa ne può sapere una bambina del senso di quelle parole! E così abbiamo trovato un linguaggio nostro, fatto di colori. Per esempio essere arrabbiata corrisponde al colore rosso, arrabbiatissima al viola.

Come ha reagito quando ha saputo delle 4 nominations agli Oscar?
Io e il mio gruppo di lavoro abbiamo avuto panico. Ovviamente siamo elettrizzati e felici, per noi essere stati candidati è già un risultato straordinario.

Nel suo film la natura è contrapposta all’uomo?
No, non è in contrapposizione. La natura e l’ uomo sono in armonia. Quello che ho voluto analizzare è come l’ uomo entra in empatia con la natura.

A cosa si e’ ispirato per raccontare questa storia?
La natura e le persone del sud della Louisiana. Un giorno chiesi ad alcuni della comunità della palude perchè non andavano via da quel posto così insicuro, la risposta è stata semplice: Noi siamo esseri della palude, fatte per questo ambiente. La natura e l’uomo dialogano, l’uomo si adatta e sopravvive.

In Italia sara’ nelle sale dal 7 febbraio, in 20-30 copie.

A cura di Katya Marletta


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