Speciale Telefilm Festival 2011: Il delitto imperfetto, rende tutti detective?

Creato il 07 luglio 2011 da Yourpluscommunication


Il Telefilm Festival, organizzato dall’Accademia dei Telefilm in collaborazione con Tv Sorrisi e Canzoni, giovedì scorso ha tenuto a battesimo, “Premium Crime” il nuovo canale dell’offerta pay del digitale terrestre Mediaset Premium.

Ospiti della serata inaugurale all’Apollo Spazio Cinema nel cuore di Milano, il giallista Andrea Pinketts, lo scrittore e sceneggiatore Sandrone Dazieri (Ris – Squadra Antimafia), il criminologo divenuto popolare grazie a “Quarto Grado” Massimo Picozzi e il direttore di ‘VideOnews’ Claudio Brachino.

Per celebrare degnamente la nascita di un canale tematico dedicato al giallo, al poliziesco e al noir, che si contrappone al concorrente ‘Fox Crime’ della piattaforma SKY, non poteva di certo mancare un indagine sul genere “crime” dal titolo “Il delitto imperfetto”.

Una ‘tavola rotonda’ nata per analizzare il successo riscosso attorno agli omicidi irrisolti senza un colpevole dell’ultima stagione televisiva.

«Il telefilm crime è una chiave di lettura di una realtà che è imbarazzante ma che in questo modo diventa divertente nonostante sia orrenda. L’orrore ha sempre fatto spettacolo: dai fenomeni da baraccone fino a Jack lo squartatore – ha esordito il giallista Andrea Pinkettsc’è una necessità di mostrare l’orrore»

Ma da dove nasce questa passione del pubblico per i gialli e i casi irrisolti tanto a portarli a seguire costantemente, e spesso in maniera maniacale, tutti gli sviluppi? Siamo diventati tutti un po’ detective?

Secondo Massimo Picozzi «non ci stiamo raccontando nulla di nuovo, non andando troppo indietro nel tempo i cantastorie giravano l’Italia raccontando di briganti e quindi di gesta di malaffare; se, poi, vi hanno impressionato le code ai processi di Cogne e di Erba allora avete dimenticato (o siete troppo giovani per ricordarlo) il delitto Ghiani-Ferraioli : durante il processo, negli anni ’70, quando ci fu la sentenza, davanti al tribunale di Roma la gente si radunava portandosi la sedia da casa per ascoltare la sentenza dagli altoparlanti. E se erano 300 le persone che ascoltavano la sentenza Franzoni e 200 quelle al tribunale di Como per Rosa e Olindo, il delitto Ferraioli ne esce “vincitore”: a fare la fila c’erano ben 25 mila persone».

La concatenazione degli eventi dell’ultimo anno, innescati quasi come una “bomba ad orologeria” dove non appena diminuiva l’attenzione mediatica su un delitto, ne arrivava subito un altro, ha fatto si che la percezione della realtà venisse in qualche modo distorta. In Italia, infatti, i delitti sono nettamente diminuiti: siamo passati dai 1800 crimini degli anni ’90 ai 600 attuali. Certo è che se si continua a parlare di Yara, Sarah, Melania, allora la sensazione è di tutt’altro genere, dato che tv e giornali non si prendono la briga di raccontare quanti casi ogni settimana vengono risolti.

A dare man forte agli appassionati del crimine, ci sono, poi, anche le serie televisive.
«Sapete cos’è l’effetto CSI? – ha chiesto Massimo Picozzi ai ragazzi presenti in sala – molti di voi mi risponderebbero che è quello per cui i delinquenti, vedendo la fiction, sono diventati più bravi. Ma non è quello. L’effetto CSI è una cosa più pericolosa per la quale ormai in tutti i processi Americani o si hanno le prove del DNA o le giurie popolari non si pronunciano. Vogliono le prove scientifiche, anche se queste non danno sempre certezza».

Claudio Brachino chiamato in causa in qualità direttore di ‘VideOnews’ (testata giornalistica sotto la quale sono nati contenitori televisivi popolari come ‘Mattino 5’ e ‘Pomeriggio 5’, di attualità come ‘Quarto Grado’ e ‘Matrix’) e come “responsabile” della spettacolarizzazione del crimine, dal canto suo si assolve da tutte le accuse e le polemiche rivendicando il diritto di cronaca:

«Di cronaca in tv se ne fa molta, per 15 anni ho lavorato nei telegiornali, in questo ruolo sono stato fondatore di questi cosiddetti contenitori popolari, che, piacciano o meno, hanno un grande successo di pubblico, la cronaca c’è ovunque e quindi la critica che si fa agli operatori della realtà rispetto ai grandi casi di cronaca, che diventano spesso gialli, è quella di trasformare noi stessi, da elementi della realtà in elementi da telefilm, da finzione, come se noi ‘televisivi’ potessimo costruire la realtà. Siamo cronisti e ci occupiamo di fatti che accadono e li raccontiamo con deontologia e oggettività».

Il crimine, dunque, paga e appaga. Paga i criminologi, i giornalisti, i produttori, fa felici gli inserzionisti pubblicitari e appaga tutti coloro che un po’ Perry Mason, un po’ Sherlock Holmes, ma anche un po’ Rex (il cane commissario) si improvvisano detective.

Con Andrea Pinketts, Massimo Picozzi, Sandrone Dazieri e Claudio Brachino abbiamo, poi, approfondito “il caso” con delle interviste mirate, che pubblicheremo nei prossimi giorni. Stay Tuned!

Giovanni Mercadante


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