Spicciole impressioni

Creato il 24 novembre 2010 da Paola_granieri
Verso le 6 del pomeriggio varco spavalda la soglia del regno dello shopping low cost, la curiosità uccise il gatto, si dice.
Aleggia l'aria del dopo festa, le commesse sciatte, sfatte, con l'aria esausta e le occhiaie si trascinano da un appendino all'
altro con gli scarti di camerino, bestemmiano nello stesso cinese di cui sono fatti i vestiti che vendono.
Non me la sento di importunarne una e così ho provo a vedermela da sola, sperando di trovare ciò che cerco. Sono pronta a scene apo
calittiche e il negozio è praticamente semivuoto rispetto alla giornata che è stata.
Perlustro il reparto donna, non trovo niente, m
a non mi meraviglio.
Nel reparto uomo, invece, come av
evo previsto qualcosa è rimasto.
La qualità, CON TANTA FANTASIA, FORSE
, è leggermente superiore a quella di un solito capo di H&M, ma ciò basta a confermare che i prezzi spropositati della collezione Lanvin non siano serviti ad altro che non fosse pagare la parcella astronomica di Alber Elbaz.
Prendo in mano un paio di stringate. Non so
no male. La suola è addirittura di pelle (o almeno sopra c'è scritto "vera pelle" , poi vai a sapere...:P), in più sono rifinite abbastanza bene e non hanno quell'aria così tremendamente cheap e l'odore plasticosamente tossico di conteiner che solitamente le contraddistingue. Anche il packaging è carino, dai.
Apprendo da una commessa bionda che in realtà qualcosa è sopravvissuto anche al piano di sotto.
Non c'è da stupirsi che i vestiti di tulle, sia in grigio
che in rosso, siano ancora tutti lì, quella cifra (200) non la valgono neanche se li ha cuciti a mano uno per uno Mr Elbaz in persona (ok, volevo fare una battuta cattiva su chi effettivamente li ha cuciti a mano, ma non voglio essere scorretta e quindi ve la lascio immaginare). Fanno anche tristemente capolino una manciata di tubini a fiori con le ruches (ops!volevo dire rouge :P), due o tre spolverini neri e un altro abitino sull'ottone lamè che non è esattamente in cima alla lista dei miei desideri.
Comunque sia arraffo i vestiti insieme ad u
na scatola di scarpe a caso e mi avvio verso il camerino. Da Luisa non potrei fare altrettanto con la stessa disinvoltura.
Ora, a me, Iccenem, come lo chiama mia
madre, non ha regalato nulla, per cui posso dire cosa penso davvero.
Mentre faccio la fila ai camerini, davanti a me c'è una ragazza che si sta provando l'ultimo, preziosissimo, monospalla nero. I bordi sf
rangiati ad hoc hanno già provveduto a formare un unico rasta là dove dovrebbe essere l'orlo.
Se come a me vi era capitato, vedendo il tut
ù che stringo tra le mani, che la vostra mente volasse all'immagine di Michail Baryšnikov che sfoglia, come fosse un millefoglie, uno splendido Dior indossato da Sarah Jessica Parker(quando ancora Dior, per farsi pubblicità, usava delle testimonial serie), beh, non ci siamo proprio.
Per non parlare del fatto che mi sta talmente tanto di merda che così dicendo faccio i complimenti alla merda.
In più, vado per mettermi le scarpe e nella scatola ce n'è una sola.
Spezzo un'altra lancia a favore delle scarpe.
Anche in questo caso le trovo rifinite discretamente, anche se quel tacco di plasticaccia a specchio proprio non si affronta. Rovina completamente la piazza alla suola di vera pelle. Peccato.
Il tubino lamè non è male, il modello intendo,
ma quel tessuto così scadente mi ricorda la carta dei cioccolatini. Rinuncio e vado avanti e non manco di documentare.
(Per l'occasione mi sono addirittura messa gli orecchini di Chanel e le calze Gallo :P)
L'ultimo che provo, quello a fiori, me lo vedo bene. Mi piace quasi. Costasse 60 euro lo comprerei anche, forse, nonostante poteva essere di carta crespa e sarebbe stato più confortevole. L'estate prossima potrei metterlo a q
ualche matrimonio, magari.
Solo che qualcosa in quella fantasia a fiori messa su quel modello mi ricorda in maniera un po' troppo insistente i film dei Vanzina, non so perchè. Ma questo è comunque sufficiente a farmi rinunciare.

Mentre riporto gli abiti al loro posto un capannello di ragazze si è raccolto intorno a quello che è stato il passaggio degli Unni. Noto un vestitino che prima non c'era e decido di provarmi pure quello, prendo anche un altro paio di scarpe.
Una ragazza con una busta di Luisa Via Roma mi chiede dove l'ho preso e io le rispondo che è l'ultimo. Anche se non ho intenzione di prenderlo, non glielo cederò: una che va a comprare da Luisa può permettersene uno vero, di Lanvin, perchè viene a fracassarci i beneamati a noi poracce che non ci compreremo neanche quello tarcocco?
Il vestito blu/viola, visto da vicino ha un taglio così banale che lo saprei rifare anche io che non so cucire. Inoltre la sua cintura Dio solo sa dov'è finita. In ogni caso me lo tengo a mente e magari per il prossimo matrimonio utile me ne faccio cucire uno simile dalla mia mamma.

A differenza delle calzature, la qualità degli abiti, forse sarà sembrata migliore per via del disegno d'autore, ma dopo aver toccato con mano ed aver tratto le mie conclusioni,ora so che tutte le blogger che ne hanno parlato entusiasticamente, mentivano.
Non voglio ripetermi, ma questa non è esattamente la mia idea di lusso democratico. Probabilmente il lusso accessibile a tutti è un'utopia.
Me ne esco soddisfatta di aver avuto addosso per dieci minuti il mio Lanvin dei poveri.
Sulla via del ritorno, fumando il sigaro della vittoria, rimugino ancora un po' sul tubino a fiori, ma il tempo di arrivare alla bicicletta basta per farmene passare la voglia.

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