Magazine Diario personale

Stato ideale per leggere

Da Bangorn @MarcoBangoSiena

Lo scorso anno, parlando con un amico, iniziai a pormi la domanda che farò anche a voi oggi. L’amico era da sempre un accanito lettore, uno di quelli da far rientrare nei medio/forti e, come me, riteneva la lettura un’abitudine necessaria di tutti i giorni. Qualcosa andava letto, sempre e comunque, ritagliandosi lo spazio durante la giornata.

Le parole cadono dalla pagina

Le parole cadono dalla pagina

Mi raccontava però che nell’ultimo anno non riusciva più a farlo. Perché? Non gli mancava la voglia né l’interesse, ma semplicemente la concentrazione necessaria per leggere. Apriva un libro e iniziava, accorgendosi dopo poche pagine che non aveva letto nulla, e si era limitato a far scorrere gli occhi sulle parole. Questo perché aveva purtroppo dei problemi che gli pesavano e lo preoccupavano, distogliendolo così dalla lettura.

Come il protagonista di questo episodio di Twilight Zone, serve la fine del mondo per leggere in pace?

Come il protagonista di questo episodio di Twilight Zone, serve la fine del mondo per leggere in pace?

Ora, mi sta capitando la stessa cosa, e quando vedo che le parole sfuggono, preferisco chiudere e riprovare più tardi. Nell’ultimo mese ho rallentato infatti il ritmo, a causa di problemi della vita off line e di qualche cambiamento in ambito lavorativo che richiede impegno mentale e fisico per molte ore della giornata, a volte qualche ora anche nel week end. Così ci metto quasi due settimane a leggere un libro, quando fino a pochi mesi fa ne leggevo due a settimana.

Questo è un problema che capita anche a voi? Serve quindi uno stato ideale per un’attività come la lettura?


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