Storia del mio wc

Da Ladybug
Se qualcuno si fosse per caso chiesto che fine avessi fatto in quest’ultimo periodo, la risposta è semplice. Non sono emigrata all’estero presa dalla disperazione per la nuova convivenza. Né sono entrata in una rehab come una starlette made in Usa per curarmi da una qualunque dipendenza che si sarebbe potuta sviluppare a causa dello stress da ristrutturazione + trasloco + vita nuova (nel mio caso la dipendenza è da Bibanesi di kamut ricoperti da un generoso strato di doppio concentrato di pomodoro).No, niente di tutto ciò.Ho semplicemente dovuto riorganizzare un po’ la mia vita e riadattarmi a vecchie e ormai sopite abitudini quali, per esempio, convivere con una persona che non sia mia figlia, cucinare per un uomo la sera da brava donnina di casa, avere qualcuno di altezza superiore a 1 metro e 20 con cui condividere il letto.Sono trascorsi ormai due mesi e posso affermare con una buona dose di certezza che tutto procede per il meglio. So ancora cucinare, riesco a gestire lavaggio e stiraggio delle sue camicie con cadenza regolare e riesco a rimanere nella mia metà di letto per buona parte della nottata senza volermi appropriare dello spazio altrui. Quindi, sotto questo punto di vista, tutto regolare.E’ la casa che mi crea qualche problema.E quelle di voi che hanno vissuto l’esperienza di una ristrutturazione sanno di cosa parlo.Passi mesi a decidere cosa è meglio tra un parquet in rovere e un cotto toscano, tra il mosaico nella doccia o la classica piastrella 20x20, se alle pareti sia meglio un bianco ottico che sta bene con tutto e non rompe le balle a nessuno o un bel colore caldo e vivace, chesso’, un giallo sole.Passi mesi a sperare che l’idraulico non spacchi una tubatura allagando l’appartamento dell’inquilino di sotto, che, manco a farlo apposta, è avvocato e sarebbero quindi cazzi acidi. Ti auguri che il parquettista non sbagli di nuovo la posa del tuo pavimento, chè tu il parquet lo vuoi a lisca di pesce e non a correre, che la differenza è abissale!E quando finalmente la casa è pronta e tu ci entri, sei felice, è bella, è proprio come la volevi tu.MA. Dopo un po’ che ci abiti, la casa è come se cominciasse a parlarti: non ti sei accorta che l’idraulico non ha fatto i giusti collegamenti per la lavastoviglie? E che dire della tende della camere da letto che ti sembravano stupende e invece adesso la stoffa è talmente pesante che, a parte dalle 8 alle 9 del mattino, non filtra un raggio di sole e pare di stare dentro una catacomba? E poi quel lilla alle pareti…ma cosa ti è venuto in mente? Sembra il soggiorno delle Piny Pon.E tu mesta ti dici che sì, in effetti ti sembravano buone idee, ma poi alla fine forse no.Ma dopotutto si tratta di piccole defaillances rimediabili. Voglio dire: tra un paio di anni una rinfrescatina alle pareti la vogliamo dare no? Così facciamo sparire quel lilla inquietante. E la lavastoviglie basta chiamare l’idraulico e fargli rifare gli allacciamenti, che sarà mai!Ma l’errore più grosso è lì che ti guarda svariate volte al giorno. In una delle stanze più importanti della casa.Il tuo water ti ricorda, ogni singola mattina appena sveglia e ogni sera prima di dormire che hai voluto pisciare fuori dalla tazza (mai espressione fu più appropriata).Presa nel vortice degli elettrodomestici e dei serramenti, hai deciso che per i bagni ci voleva un water un po’ diverso, innovativo, di design, senza peraltro capirne una cippa.E ti sei ritrovata con un cesso (anzi due, giacchè hai ripetuto lo stesso errore in entrambi i bagni della casa) S C O M O D O.Come possa essere possibile che qualcuno sia riuscito a progettare un wc scomodo resta un mistero. Ma resta invece il fatto che quel cesso, proprioquello lì, sei riuscita a sceglierlo tu.E’ bello, fighissimo, all’avanguardia, tutto quello che volete, ma è impossibile starci seduti sopra, perché i bordi, dove un essere umano normale dovrebbe stare appoggiato, sono larghi a occhio e croce 5 cm.Ora, considerando che io, essere umano dalla circonferenza delle cosce uguale o in alcuni casi inferiore a quella di una bambina di dieci anni, mi tengo a stento in equilibrio e più volte rischio di finire risucchiata dal maledetto cesso, immaginatevi il Principe, uomo dalle cosce dalla circonferenza normale, quanto possa avere smadonnato la prima volta che ci si è accomodato per espletare i suoi bisogni.E non è finita qui.Laddove non è riuscito nessuno, il designer di questa tazza avveniristica è riuscito a progettare anche un sistema di fissaggio dell’asse che, per dirla con un arduo giro di parole, NON FUNZIONA PER UN CAZZO. E l’asse, semplicemente si stacca.E non perché io e il Principe ci facciamo sesso sfrenato sopra. NO.Si stacca anche se ci si siede mia figlia di kg 20 a fare pipì.Riassumendo: abbiamo due, dico due, cessi dove non riesci a stare seduto per più di sessanta secondi di fila, figuriamoci leggerti l’ultimo numero di Vanity Fair e le cui assi si staccano sistematicamente al minimo movimento.Grazie a questo episodio di vita vissuta, vorrei esservi d’aiuto dandovi un consiglio, se mai doveste acquistare un wc nuovo: pretendete di vedere e di conoscere il vostro water personalmente, provatelo, sedetevici sopra, prendete confidenza. Presentatevi. Non limitatevi ad ammirarlo su uno di quei cataloghi patinati pieni di foto di cessi da sei milioni di dollari.E che Dio benedica il bagno alla turca.


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