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Storia del servizio di posta nell’antica Roma

Creato il 11 gennaio 2012 da Yellowflate @yellowflate

Storia del servizio di posta nell’antica RomaLe prime notizie certe sul servizio di posta nell’Isola, risalgono al periodo dell’occupazione romana (237 a.C. – 455 d.C.). Le ragioni che indussero Roma a conquistare l’Isola erano di natura economica e politica. La Sardegna, oltre al grano e ai minerali, era ricca di legname e di lino, materiali che servivano ai Romani per costruire nuove navi e realizzare nuove vele. Il conflitto con Cartagine per la supremazia nel Mediterraneo richiedeva, infatti, un continuo incremento della flotta.

Roma era collegata con la Sardegna attraverso i porti di “Karalis” (Cagliari) e “Turris Libissonis” (Portotorres), che avevano una propria flotta commerciale per il commercio con il porto laziale di Ostia. Qui, nel piazzale delle corporazioni, si trovano i mosaici delle due località sarde che testimoniano i collegamenti col porto laziale. Dai porti sardi partivano i galeoni carichi di grano, olio, vino, pesce e altre derrate con destinazione Roma.

Come sopra ricordato, notizie sul “Cursus Publicus” ci pervengono dall’opera “Codex Theodosianus cum perpetuis commentariis”, di Jacobus Gothofredus, stampata a Lione nel 1865, che contiene le leggi del Codice Teodosiano con alcuni commenti dell’autore.

Il tomo secondo dell’opera riporta, al titolo quinto, la legge che istituiva il “Cursus Publicus”. Il servizio di posta, partendo da Roma, si diffuse nei territori italiani, compresa la provincia sarda, per estendersi attraverso le strade principali, nelle province romane dell’Occidente e dell’estremo Oriente.

Il Codice Teodosiano contiene una norma dal titolo “De bubus aratoriis ad cursum publicum non abstrahendis”, emanata dall’imperatore Teodosio e datata “Karalis” (Cagliari) feb. 315, con la quale veniva vietato l’impiego per il servizio del “Cursus” dei buoi adibiti ai lavori di aratura, questo per non compromettere la semina e il raccolto del grano, elemento essenziale e vitale per sfamare il numeroso esercito romano. Questa norma d’altro canto ci consente di affermare che in quel periodo esisteva un regolare “Cursus Publicus” anche se verosimilmente limitato ai carri trainati. Nel 363 d.C. l’imperatore Giuliano pubblicò un’altra norma, contenuta nel Codice Teodosiano, che limitava l’uso dei “veredi” (cavalli di posta).

 I percorsi che venivano compiuti per il servizio di posta sono indicati nell’Itinerario Antonino, che ha dato un contributo importante per lo studio delle comunicazioni romane. Un aiuto, in questo caso, ci viene dall’opera scritta di P. Meloni, “La Sardegna romana”, Sassari 1980, che indica le quattro direzioni sulle quali si svolgeva il “Cursus Publicus” nell’Isola: la Karalis-Turris Libissonis, l’Olbia-Karalis, la Turris Libissonis-Karalis e la Tibula-Olbia-Karalis, che era a esclusivo uso di militari, funzionari dell’impero e patrizi romani.

Nel 375 d.C. Costorius compilò un “Itinerarium scriptum” su un rotolo di pergamena, lungo circa sette metri e largo34 centimetri, che prese il nome di “Tabula o Charta Peutingeriana”, dall’antiquario Konrad Peutinger di Norimberga, che ne curò la divulgazione. La Carta rappresenta la documentazione grafica della rete stradale durante l’impero romano. La Sardegna è rappresentata con una forma schiacciata in cui è indicata la stazione di posta di “Turris Libissonis”.

Con la caduta dell’impero romano la Sardegna subì l’invasione di altri conquistatori, che spazzarono via la civiltà latina e quindi venne privata per secoli di un servizio regolare di posta pubblica.

Si dovrà attendere la nascita dei Giudicati per avere una relativa stabilità politica e commerciale, che purtroppo era messa in crisi dalle continue scorribande sulle coste da parte dei barbareschi. Un aiuto per la difesa dell’Isola fu prestato dalle due Repubbliche marinare di Genova e Pisa. Sconfitto il nemico, le due città marinare intrecciarono una fitta rete di rapporti commerciali che fecero rifiorire l’economia sarda.

Dopo tanti secoli bui, la Sardegna non era più isolata e sulle imbarcazioni commerciali poteva viaggiare anche la corrispondenza privata, mentre le comunicazioni militari erano inviate per mezzo di fregate e galere.

Notizie di un regolare servizio postale nell’Isola si hanno durante l’occupazione spagnola (1323-1714). La ricerca effettuata da uno degli autori presso l’Archivio di Stato di Cagliari ci ha permesso di conoscere, almeno in parte, come era organizzato il servizio postale in quell’epoca.

Il 31 luglio 1546, il re Carlo, con atto del notaio Pietro Sabater, con sigillo pendente apposto a Ratisbona, nominò Maestro delle poste in Sardegna Biagio di San Martino. Egli svolgeva già nell’Isola la funzione di cursore, per conto di Raimondo de Tassis, con il compito di ricevere e spedire i messaggi e le lettere da e per la Spagna.

Raimondo de Tassis era incaricato di effettuare, in tutto il regno spagnolo, per conto della corona, il servizio di trasporto della corrispondenza con il titolo di Maestro di posta; incarico affidatogli per la celerità delle spedizioni e per la fiducia che gli aveva accordato il Re e che si era guadagnato per tale servizio a favore di altri Stati.

 Biagio di San Martino fu incaricato di mantenere, reggere ed esercitare l’ufficio di posta, con facoltà di scegliere le persone di fiducia necessarie per lo svolgimento del servizio, persone che avrebbero poi dovuto giurare fedeltà nelle mani del viceré o di altra persona incaricata con gli stessi poteri. Tutto il personale, compresi i corrieri a cavallo, che avrebbero dovuto assicurare il servizio postale nella strada centrale, era retribuito dalla corona. I governatori del capo di Cagliari, di Gallura e del Logudoro erano tenuti a versare all’Erario un contributo per la realizzazione del servizio postale di 1000 fiorini d’oro d’Aragona. Si riporta, di seguito, il documento originale.

“Nel 1552 furono istituite lungo l’asse viario principale Cagliari-Sassari-Portotorres 16 stazioni per il trasporto della posta da un capo all’altro dell’isola. Le stazioni servivano per il ristoro dei corrieri e per il cambio dei cavalli. La tariffa per il trasporto della posta ufficiale e dei dispacci del viceré era di otto reali per stazione. Per i messaggi urgenti, per i quali si restava in attesa di una risposta, si applicava un sovrapprezzo di due reali a stazione per la posta ufficiale e di 3 reali per quella privata. Di conseguenza il costo per l’invio di un messaggio da Cagliari a Portotorres costava 48 reali.

Realizzato il collegamento tra le due città più importanti dell’Isola, era necessario istituire un servizio di collegamento per il ritiro e la consegna della posta negli altri centri dell’Isola.

Le autorità spagnole, il 18 luglio 1598, nominarono messo ufficiale Gerolamo Fillol, cittadino di Cagliari, affinché gli uffici di posta di Cagliari e Sassari potessero essere di pubblica utilità sia per Sua Maestà il re che per i privati cittadini.

Il Fillol fu incaricato di nominare quattro uomini per la città di Cagliari e sobborghi, altri quattro uomini per la città di Sassari e due uomini per le restanti città dell’isola. Questi incaricati dovevano ricoprire le funzioni di messi, con l’uso di un cavallo, per consegnare i messaggi di Sua Maestà e dei funzionari della Corona, compresa la posta privata proveniente dalla terraferma o dall’interno. Tutto il personale era pagato dalla Regia Corte.

Era previsto anche il servizio di trasporto di denaro in tutta l’Isola. Il messo viaggiatore, munito di cavallo, era designato dal messo ufficiale, su giudizio del Gran Consiglio, con l’incarico di espletare il servizio con la massima fedeltà, salvo una pena di cinque anni di galera o una multa di 500 ducati. (fonte Sicilia informazione.com)


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