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Storia dell'innamoramento...

Creato il 21 dicembre 2010 da Bruno Corino @CorinoBruno

Storia dell'innamoramento...

Nello stato di innamoramento sussiste uno strato composto da istanze diverse: grezzi e bruti da un lato, puri e sublimati dall’altro. Nella coscienza di ciascun individuo, gli elementi che si mostrano in superficie sono soltanto i secondi. Storicamente possiamo analizzare come le due istanze si siano combinate a seconda del tipo di società in cui si sono realizzate, cioè in ogni società, in base al tipo di rapporti vigenti, possono prevalere le istanze brute o quelle sublimate, oppure, pur essendo compresenti, le due istanze possono prendere direzioni diverse. Quando in una società a prevalere sono le istanze brute, il passaggio alle istanze sublimate non è permesso, invece, in quelle a prevalere le istanze sublimali, quelle grezze non sono riconosciute. La considerazione storica di questi processi serve a dimostrare che la concezione dell’amore oggi dominante non è una concezione universale, ma è nata in un preciso momento della storia umana, ed era funzionale alle esigenze imposte da un tipo di società. Anche i meccanismi che stanno alla base dell’innamoramento sono meccanismi storicamente condizionati.
Sembrerà paradossale, ma l’innamoramento presuppone una vita di gruppo, una comunità. Il gruppo costituisce la spinta primaria all’innamoramento. L’istanza primaria che ogni individuo deve realizzare all’interno di una organizzazione sociale è quella di unirsi con un individuo del sesso opposto. All’interno di questa istanza agiscono sia motivazioni individuali che sociali: le prime sono quelle che definiamo come ricerca del piacere e gratificazione d’essere riconosciuto dal gruppo come un individuo pienamente «normale» ed efficiente. Infatti, ciò che è in discussione nel gruppo è la propria identità. Le motivazioni sociali sono quelle che agiscono all’interno del gruppo, cioè alla propria riproduzione. Ogni individuo per dimostrare la sua efficienza, di essere membri attivi della comunità, deve fornire delle prove inconfutabili: la prole. La prole legittima passa attraverso un nucleo famigliare chiuso, riconosciuto come tale dalla comunità. Soltanto nella famiglia chiusa l’individuo può dimostrare la sua identità sociale e far parte legittimamente della comunità. L’uomo può dimostrare la propria virilità come la donna la propria fecondità soltanto se il nucleo famigliare è chiuso. Siccome per la donna diventa più facile dimostrare la propria fecondità che non per l’uomo la propria virilità, ecco che l’elemento femminile all’interno della comunità deve essere maggiormente sorvegliato. L’uomo può provare la propria virilità soltanto se la donna non si accoppia con un altro uomo. Pertanto il maschio può essere anche legittimato a provare la propria virilità fuori dal nucleo familiare, mentre alla donna ciò non è per nessuna ragione permesso. In questo tipo di comunità, che possiamo definire agricola, l’unione tra due individui è determinata dall’interesse. Infatti, i matrimoni contadini in passato non erano affatto matrimoni «del sentimento», quali li intendiamo noi oggi, e neppure l’atto della loro stipula aveva alcunché di emozionale, ma si trattava di un freddo negozio giuridico fra due gruppi di parentado. Nelle civiltà contadine l’unione tra due individui è un «bene» tra altri beni, come la proprietà, la casa, gli animali o gli attrezzi da lavoro. Pertanto, quanto più questo bene è produttivo dal punto di vista della prole tanto più acquista valore sociale.
In questa comunità l’unione è decisa da fattori esterni all’individuo, ciò da ciò ch’egli possiede materialmente, da ciò che ha e non da ciò che è. La ricerca del piacere è un aspetto del tutto secondario, poiché l’istanza primaria che prevale è quella della sicurezza sociale. In queste comunità, l’innamoramento tra due individui di sesso opposto è vissuto come un evento traumatico, che scardina l’ordine sociale dei rapporti. Lo stato di innamoramento è ricondotto al mondo della magia o della follia. La colpa dell’evento è dato a fattori esterni all’individuo, a fattori extraumani. Infatti, si crede che chi sia in preda a questo stato abbia subito un sortilegio, o sia sotto l’influsso di qualche fattura, sia appunto «affascinato». Siccome le intenzionalità dell’unione sono del tutto evidenti, in queste comunità il passaggio alle istanze sublimali non è dato. Diversamente accade nelle società fondate non sulla ricchezza immobile, ma su quella mobile. La mobilità della ricchezza comporta anche una mobilità sociale. La posizione sociale non è determinata dalla nascita, bensì dal reddito. L’individuo si trova svincolato da una condizione rigida e immobile. La mobilità sociale svincola l’individuo dalla necessità di seguire nella sua scelta matrimoniale il criterio dell’interesse, e può far prevalere nella sua ricerca quello del piacere. Il ricco borghese non ha bisogno di unirsi in matrimonio per consolidare il suo patrimonio. Sebbene ciò non sia affatto escluso, in linea di principio la scelta può essere guidata dall’altra istanza.
Le prime avvisaglie che un cambiamento si stava verificando si ebbero già nel XII secolo, quando cominciava ad affermarsi in Europa una mentalità mercantilistica. Nei secoli XII e XIII germinarono le prime forme di una concezione nuova dell’amore, che, attraverso i secoli, avrebbe raggiunto il suo culmine nell’epoca romantica. I poeti del «Dolce Stil Nuovo» sono un primo esempio di passaggio dalle istanze brute all’amore sublimato. Questi poeti hanno proiettato su due diverse concezione della donna le rispettive istanze: quelle brute sono proiettate sulla femmina, quelle sublimate sulla donna. La prima soddisfa gli istinti animaleschi, la seconda la passione allo stato puro. Tra l’amore carnale, quello che procura piacere animalesco, e l’amore spirituale non può esserci mediazione di sorta: il primo è relegato nell’ambito della vita quotidiana, il secondo è elevato a potenza poetica. Che la donna angelicata sia circondata da un’aureola di purezza religiosa non ci sorprende: la religione nel Medioevo ha una funzione dominante. Nell’amore spirituale si può amare anche senza la presenza concreta dell’oggetto. Sono sufficienti pochi incontri avvenuti in un’atmosfera magica perché scocchi la scintilla che alimenta il fuoco della passione. L’amore romantico voleva fondere quelle due istanze, calare l’immagine della donna ideale nel carnale, o ritrovare l’ideale nel reale: ma la ricerca non arriverà mai a compimento, e si risolverà in una tensione frenetica...


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