
Uomini armati hanno ucciso un giornalista, Peter Julius Moi, sparandogli due volte alla schiena nei pressi della sua abitazione a Juba. Si tratta del settimo giornalista ucciso dall’inizio dell’anno nel paese, dove è in corso un violento conflitto.
Le associazioni per la libertà di stampa e il sindacato locale dei giornalisti - che ha annunciato uno sciopero di 24 ore - deplorano un clima di insicurezza crescente in cui sono costretti a lavorare gli operatori dell’informazione, e denunciato intimidazioni e censura anche da parte del governo.
Le accuse, in modo particolare, si rivolgono al fatto che l’omicidio di Moi sia avvenuto a pochi giorni di distanza da una dichiarazione del presidente Salva Kiir, in cui minacciava di uccidere quei giornalisti che “operano contro l’interesse del paese”. A cercare di calmare le acque, è intervenuto un portavoce dell’esecutivo che ha precisato che le parole del capo di Stato “sono state prese fuori contesto” e che la polizia sta indagando sull’omicidio.
Un tempo alleato fedele degli Stati Uniti, su Kiir ora pesa la minaccia di sanzioni avanzata proprio da Washington nel caso in cui il negoziato in corso nella vicina Etiopia non porti, entro due settimane, alla firma di un accordo che sancisca la fine di oltre 20 mesi di conflitto. La guerra di potere tra Kiir e il suo ex vice, Riek Machar, ora alla guida di una ribellione armata, ha messo in ginocchio l’economia del più giovane stato africano - resosi indipendente da Khartoum solo nel 2011 - e causato centinaia di migliaia di morti.
a cura di Marianna Micheluzzi (Ukundimana)
