Sui giovanni d'oggi...

Da Tuonolux
C'è un gruppetto di ragazzi tra i sedici e i diciotto anni che butta via le proprie serate al bar del paese: sono bambocci con musi antipatici, scarpe griffate e pantaloncini Pinocchietto. Qualcuno di loro ha i capelli sparati verso l'alto, come se i loro atteggiamenti imbecilli fossero stati causati da una scarica elettrica capace di cuocergli il cervello, altri invece hanno un grumo di capelli impastato di gel tutto schiacciato contro il cranio: sembra che portino a spasso con fierezza uno di quei pezzi di merda nera che partorisco al mattino dopo una cena a base di Lambrusco. Sono privi di una qualsivoglia personalità o influenza positiva. Stanno col muso appiccicato al display del loro nuovo smartphone, e camminano. E prima o poi me la leverò la voglia di allungargli una gamba per mettere fine in maniera divertente a uno dei loro lenti spostamenti da zombi fulminati. Io e il buon Vincenzo ci fumiamo una canna e li osserviamo dalla distanza, mi lascio andare ad una serie di domande retoriche tra un tiro e l'altro: "cos'è che non hanno capito secondo te? Cos'è che li ha ridotti così? Perché non vanno a figa? Perché non pensano a infilarlo in mezzo a un bel paio di cosce morbide? Perché il mondo va sempre peggio?" Guardo Vincenzo stringersi nelle spalle. Il suo viso è quello di un uomo nauseato. A dire il vero è proprio la sua faccia che è così, ma sembra che ci sia dipinta sopra un poco di nausea in più ora. "Boh... forse sono tutti finocchi..." dice. "Hai visto come si vestono?" "Sì, come dei finocchi..." "Io quando avevo la loro età ci provavo con tutte, e quando andava male andavo a puttane, ce l'avevo sempre in tiro, e se non sfogavo, mica riuscivo a dormire" dico, e poi gli riporgo lo spinello. Vincenzo, sentendomi, scuote la testa in segno affermativo, la pelle della fronte gli si ammucchia sulle sopracciglia: la macchina dei ricordi si è messa in moto e cerca di stanare qualcosa. E ce ne ha da rovistare in quella testa spelacchiata di cinquantenne avvolto dal fumo. Tra sbronze, infarti, polacche, slot machine, cannabis e un divorzio, ce n'è da scavare. Mica balle. “Quando ero giovane come quei finocchi lì, sono andato con una marocchina. Una marocchina vera, del Marocco, mica una delle nostre. Era una palla di lardo impressionante, aveva delle tette anche dietro la schiena. Io ero un cancherino, bassino, magro magro, e ho scavato parecchio per trovargliela. Che fatica che ho fatto. E che schifo... ma la voglia a quei tempi era tanta” mi dice, concludendo con un sorriso compiaciuto e un po' di nostalgia nello sguardo per i tempi andati.
Il tempo di scottarsi le labbra con gli ultimi millimetri dello spinello che già ritorna a sdrumare.
“Sai cosa ha rovinato questi giovani secondo me?” “Cosa” “La tv. Da ragazzini si guardava “L'uomo Tigre”, “Ken il guerriero”, “Sugar”. C'erano storie di uomini cazzuti e combattivi, erano programmi che ci davano le basi per uscire di casa e affrontare la vita. Adesso invece questi stronzetti hanno Sponge Bob. Ti rendi conto? Crescono guardando una cazzo di spugna parlante che tiene per mano una stella marina gay. Ti rendi conto?”
Vincenzo scuote la testa, dà una leccatina alla cartina. “Una spugna cla ciacara riesce a dire. E per decine di minuti non mi rivolge più una sola parola. Resta zitto, immobile, in uno stato quasi luttuoso.



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