Sul declino della Romània bizantina – 7 (di Mirko Pazienza)

Creato il 31 maggio 2012 da Istanbulavrupa

E veniamo infine ad un punto pure dibattuto nella bizantinistica, e cioè se Alessio I Comneno (1081-1118), liberatosi della triplice minaccia selgiuchide- pecenego-normanna nel 1081-1091, era in grado di riprendere con le sue sole forze l’Anatolia. Anni fa, lo storico veneto Giorgio Fedalto che abbiamo conosciuto ad un paio di conferenze qui a Bari, affermò che l’arrivo dei Franchi crociati a partire dal 1096 avrebbe ostacolato l’avanzata turca verso l’Europa per circa due secoli. Personalmente sono convinto della sua tesi, ma in modo articolato. Innanzitutto diamo uno sguardo alla geopolitica dell’epoca: Nel 1091 Alessio I riesce a salvare ciò che resta della Romània, e cioè il Balceno tra Danubio, Adriatico, Ionio, Egeo e Mar Nero, più le isole egee, Creta e Cipro. In Anatolia l’Impero possiede davvero pochissime piazzaforti costiere, l’area tra la foce del Sangario/Sakarya, e Cizico e i Dardanelli, le enclavi isolate di Trebisonda sul Mar Nero e Attalia nel Mediterraneo, mentre tutto il resto è in mano a gruppi di tribù nomadi turcomanne oghuz più o meno raccolte attorno ad un ramo cadetto selgiuchide col titolo di Sultanato di Rum, cioè il Sultanato Romano, proprio perchè edificato sul suolo anatolico romano. Morto Suleyman ibn Qutulmish nel 1085, questa prima abborracciata compagine turcomanna, si era sfaldata in un coacervo di emirati rivali, tra cui quello di Smirne, davvero pericoloso negli anni 1088-1093, come abbiamo visto in precedenza, e lo stesso sultanato allora con sede a Nicea in mano all’ usurpatore Abul Qasim (1085-1092). Alessio, cercò di approfittare delle circostanze per riprendere la meno la costa anatolica del Marmara, già nel 1085-1086 con dei commandos di Variaghi e Normanni. Tuttavia questo primo tentativo era stato interrotto dalla ripresa dell’ ultima, grande e pericolosissima invasione pecenega del 1086-1091. Si invasione, esattamente come quella degli affini e (da poco) musulmani Turcomanni Selgiuchidi in Anatolia. Invasione che, come abbiamo visto venne sventata, solo grazie alla grande abilità diplomatica di Alessio I. In questo terribile frangente, l’Imperatore aveva incontrato in Tracia a Roussa (oggi Keshan) un piccolo contingente di cavalieri franchi provenienti dalle Fiandre e al comando del loro conte Roberto nel 1090. Questi Franchi erano diretti in pellegrinaggio in Terrasanta, come ormai da quasi un secolo, grazie alla conversione dell’Ungheria al Cattolicesimo, che aveva permesso a gruppi di pellegrini franchi di percorrere il relativamente sicuro passaggio via terra attraverso i Balcani per giungere al Santo Sepolcro. Già nel 1010 abbiamo le prime notizie di questi pellegrini cattolici franchi, e poi nel 1026 e 1064. E tuttavia già prima dell’invasione turcomanna dell’Anatolia, le frequenti aggressioni a cui questi pellegrini guidati da ecclesiastici come il vescovo di Bamberga, erano sottoposti, convinse costoro da farsi scortare da gruppi di cavalieri armati, i quali anch’essi svolgevano il pellegrinaggio, spesso per sciogliere un voto al seguito delle varie Tregue di Dio che la Chiesa,Franca soprattutto l’Ordine Cluniacense imponeva a questi cavalieri, spesso cadetti della nobiltà e spiantati vari, che diventavano delle vere e proprie bande di briganti. La Chiesa Franca, intuendone il potenziale, riuscì a dirottare la sete di avventura, gloria e bottino di questi banditi verso la lotta all’Islam e all’ avanzamento delle frontiere franche cattoliche in Spagna, nella Sicilia al seguito dei Normanni, e sempre più verso i Luoghi Santi di Palestina. Già intorno al 1074 Papa Gregorio VII (1073-1085) aveva accolto un appello di aiuto da parte di Michele VII di Romània, di fronte all’invasione turcomanna dell’Anatolia e del Vicino Oriente (i Selgiuchidi dell’Iran si erano spinti fino a Gerusalemme che sottrassero ai Fatimidi nel 1076-1077). La spedizione di Roberto di Fiandra nel 1090 era diretta appunto verso i Luoghi Santi in pellegrinaggio, e Alessio riuscì a convincere Roberto a fornirgli un contingente dei suoi cavalieri che, prima utilizzò per sconfiggere i Peceneghi, e subito dopo inviò in Anatolia, a Nicomedia e nella nuova fortezza di Civoto, baluardo per i raids verso Nicea. In sostanza la cosiddetta richiesta di Alessio di aiuti rivolta al Frangistan, e all’origine delle Crociate, non fu in realtà che una concreta richiesta di contingenti di mercenari franchi, soprattutto reparti di cavalleria, a quel tempo i migliori soldati della Cristianità occidentale, e le cui tecniche di combattimento, erano apprezzate in Romània, proprio perché in grado di rintuzzare Peceneghi e Selgiuchidi. Già nel 1083 e poi nel 1085, Alessio si era mostrato conciliante verso i Normanni di Longobardia sconfitti, offrendo loro un ingaggio nell’esercito imperiale, cosa che fu accolta favorevolmente da almeno una parte di questi esperti guerrieri franchi, tra cui alcuni rampolli di famiglie normanne come Pietro conte d’Alife (in altre fonti chiamato Pietro d’Aulps e identificato invece come provenzale), un certo Raoul e Guido d’Altavilla, figlio minore di Roberto il Guiscardo. Questi tre nobili normanni avrebbero poi dato origine a tre prestigiose casate romee, quelle dei Raul, dei Gido (Guido) e Petralifa (Pietro d’Alife), che ancora al tempo degli Angeli (1185-1204), avrebbero ricoperto ruoli di prestigio nell’amministrazione e nell’esercito romano, e i Petralifa saranno ancora importanti come grandi latifondisti in Macedonia ed Epiro nei secoli XIII-XIV.



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