Summoned

Da Omonero

USA 2013

cast: Ashley Scott – Bailey Chase – Cuba Gooding jr. - James Hong - Tim Abell - Tichina Arnold
regia: Peter Sullivan
soggetto e sceneggiatura: Peter Sullivan
musica: Matthew Janszen
durata: 87 min
INEDITO


“Se esiste un Dio, perché permette tanta malvagità?
Se non esiste nessun Dio, da dove proviene il bene?”
Boethius
Prologo: Allora, cinque anni fa c’era un serial killer chiamato “l’assassino di mezzanotte” (che però ammazzava anche di mattina e nel pomeriggio), la città era nel panico e la polizia non sapeva che pesci prendere (ma và?). Poi le indagini hanno una svolta; il killer viene identificato in un certo Evan Lucas (Dylan Vox), commesso in un’armeria, viene istituito un processo e undici giurati lo riconoscono colpevole condannandolo a morte.
Oggi: (o ieri o domani) George Harris (Tim Abell) uno dei giurati ha fatto un sacco di soldi pubblicando un libro dal titolo Midnight Decision incentrato sulle gesta di Lucas e sul processo, ora sta lavorando su una nuova pubblicazione in cui promette sconcertanti rivelazioni. Manco a dirlo, una notte le luci iniziano a tremolare nello studio dove lavora, il computer comincia a scrivere da solo la frase “so many evils” e su uno specchio appannato si condensa la scritta “get out”. L’uomo decide di dare ascolto all’invito di filarsela via ma scappando sul tetto (sul tetto? manco fosse batman…) qualcuno o qualcosa lo intercetta facendogli fare un volo carpiato fino al marciapiede.
E fuori uno. Laura Price (Ashley Scott) anche lei a suo tempo giurato nel processo viene a sapere dalla televisione (che si accende da sola) del presunto suicidio di Harris e la cosa non gli torna. Tanto per scrupolo va a trovare Frank (James Hong) altro giurato ora ricoverato in un ospizio e da lui ha la conferma che Harris stava lavorando su qualcosa di grosso; poi si reca al funerale dove viene avvicinata dal detective Lyons (Bailey Chase) amico di Harris e poco convinto anche lui del suicidio dell’uomo.
E l’affare s’ingarbuglia. Il mattino dopo Frank viene trovato morto nel suo letto (e fuori due) con un’espressione di terrore sul volto e a casa di Laura le porte non ne vogliono sapere di rimanere chiuse, così come le tende delle finestre (brrrrividi). Sfogliando il libro di Harris la donna trova una foto di gruppo degli undici giurati (a proposito lei all’epoca era incinta ed in seguito perde il bambino, cosa assolutamente irrilevante ai fini della trama, ma che viene sottolineata ogni 15 minuti di film) e scopre che Harris era il giurato numero due e Frank il giurato numero tre (del numero uno si sono perse le tracce) e visto che lei è il giurato numero cinque pensa bene di rintracciare la numero quattro, tale Sonia (Amanda Perez) per metterla in guardia sugli avvenimenti. Giusto il tempo di avvertirla e Sonia ci lascia le penne (e siamo a tre) non prima però di aver riferito alla nostra eroina di sentirsi osservata e spiata ed aver udito più volte nell’aria una voce pronunciare la frase: “So many evils” (così tanta malvagità).
Nel frattempo Lyons, affiancato dal detective Callender (Cuba Gooding Jr.) prosegue nelle sue indagini usando il suo acume affilato per ricomporre i tasselli del puzzle e la sua irresistibile espressione da emorroide d’acciaio (l’unica che sfoggia in tutto il film) per mettere a disagio gli indiziati.
Forse che Evan Lucas è tornato dall’aldilà per vendicarsi di chi lo ha fatto condannare a morte?
Mammancopegniente….


Summoned vorrebbe essere tante cose, ma non gli riesce di azzeccarne una.
E’ un thriller privo di suspence, un horror che non fa paura ed un mistery senza misteri.
SPOILER-SPOILER-SPOILER
In “compenso” può essere annoverato come il film con lo spettro più fancazzista ed il serial killer meno convincente della storia del cinema.
Non chiedete all’anima di Evan Lucas di darsi da fare più di tanto perché gli fate venire i sorci verdi. Al massimo, tanto per farvi un piacere può spalancare la tenda del salotto o scarabocchiare un pupazzetto sulla condensa di qualche vetro e, quando è in buona, si lascia intravedere per un secondo dietro lo stipite di una porta, ma niente di più; ha un’immagine da difendere lui, mica può inflazionarla!
Sull’omicida (quello vero, perché Evan era innocente) e gli omicidi, sarebbe meglio sorvolare. “L’Assassino di mezzanotte” è goffo, allucinato ed allucinante e tanto fuori luogo da sembrare un contadino del Maine che si è perso alla stazione centrale di New York ed i suoi assassinii, poi, avvengono tutti fuori campo o, addirittura,  sono raccontati dalle forze dell’ordine giunte sul posto a cose fatte, limitando il tutto a frasi del tipo: “lo abbiamo trovato impiccato nel giardino”.
FINE SPOILER-FINE SPOILER-FINE SPOILER
E degli attori vogliamo parlarne? Tanto per cominciare è chiaro che Cuba Gooding jr. è stato arruolato nel cast tanto per poter far sfoggio di un “nome  conosciuto” sul poster e mettere in bella mostra il suo facciotto da moffoletta arrostita, visto che nella pellicola appare si e no per una decina di minuti ricoprendo un ruolo che avrebbe rifiutato anche il portiere del mio palazzo. Ma questo ci può stare; forse Il buon Cuba ha debiti di gioco o ha bisogno di soldi per una costosa operazione che gli consenta un trapianto di “estro artistico”, ma gli altri due? Che scuse hanno la Scott e Chase per giustificare la loro arroganza nel fregiarsi dell’appellativo di attori?
Dello spessore interpretativo di Chase ho già accennato, ma Ashley Scott riesce a fare di meglio. Mai visto una carachter più algida e priva della minima “empatia da palcoscenico” e il risultato è un’eroina fredda, altezzosa e che trasmette continuamente l’antipatico messaggio: “sono figa, ricca ed assente ma giustificatemi, c’ho una dramma interiore che mi lacera l’anima”…mavaffanculo, và!

Alla fine dei giochi quello che rimane impresso nella mente dello spettatore è la frase che riecheggia per tutto il film….
So many Evils….

Perché per scrivere e girare un film del genere di cattiveria ce ne vuole tanta.



Archiviato in:CINEMA, INEDITI Tagged: mistery,, presenze, thriller

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