foto di J.W.
Eppure è strano. Sono fioriti anche i papaveri.
Li aspettavi da tre anni, questi petali rossi grinzosi.
Eppure.
Non serve guardarli, per scollarsi di dosso questa sensazione di definitivo. Per staccarsi dalla pelle, e dallo stomaco, quest’idea, questa cosa.
Non serve sedersi, fumare e guardare un punto qualsiasi al di là del fumo bluastro che sale, si muove e danza.
Non serve.
Alzarsi, prendere una birra e sedersi di nuovo, cercando un posto, il posto giusto, dove mettere questa cosa definitiva. Per poterla osservare. Per poterla gestire.
Non sai nemmeno dove metterti tu.
Sul divano, sul letto. Non sai nemmeno cosa fare.
Lavorare, lavare i piatti. Sistemare il giardino.
Hai sistemato il giardino, poi hai guardato i papaveri e hai pensato che era strano. Sono nati e sbocciati, li hai aspettati tre anni, è stata una meraviglia contare i boccioli, finalmente, aspettare, e poi l’esplosione di rosso grinzoso, una gioia, eppure adesso devi trovare un posto, il posto, per questa cosa definitiva, per poterla osservare, per poterla gestire.
Allora provi. Provi a capire. Se sei incazzata, se sei triste. Se sei capace.
Di tenerla, tra le mani, e dentro, questa cosa definitiva. Sentirla, capirla, accettarla.
Ma i pensieri sfuggono. Non c’è modo di prenderli, di spargerli su una superficie piana per poterli ordinare,
scegliergli, agganciarli gli uni agli altri.
Esiste solo quella cosa definitiva, che langue.
Che si mescola al dolore e alla rabbia. Che si mescola alla vita. Che si mescola al rosso grinzoso dei tuoi papaveri.
Che si mescola al pensiero, e il pensiero si sgretola un attimo prima di formarsi. Una volta, due tre volte quattro volte. Continuamente.
È così difficile amarsi, così difficile. Proteggersi. Abbandonare ciò che ci distrugge. Riconoscersi, capirsi, ascoltarsi. Volersi bene.
Non farsi impressionare dalla vita. Non farsi spaventare. Imparare a maneggiarla, la vita. Sputargli addosso piuttosto che soccombere. Gridare forte piuttosto che affogare. Scalciare piuttosto che farsi prendere. Ridergli in faccia piuttosto che piangersi addosso.
Poi guardi di nuovo i papaveri, e pensi che nonostante tutto c’è qualcosa che va al di là.
E che non c’è spazio per il pensiero logico. Non è con la logica, adesso, che puoi tentare di fare i conti con questa cosa definitiva.
Non è mettendo in ordine i pensieri che puoi riuscire a trovare un posto per questa cosa definitiva.
Forse puoi solo perderti, almeno per adesso, nelle pieghe vellutate rosse grinzose dei tuoi papaveri.
Forse puoi solo fissare ogni più piccola variazione di colore, stupirti di ogni più piccolo contrasto. Cercare forme nella rete di pieghe a monte e pieghe a valle.
Fumare la tua sigaretta, bere la tua birra.
Per adesso.
Solo questo.
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