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Tagliatelline di erbe selvatiche, con pesto di broccoli e pinoli.

Da Melagranata

Buon San Patrizio! Un pranzo in verde.

 

Tagliatelline di erbe selvatiche, con pesto di broccoli e pinoli.

Ma come, direte voi miei affezionati 30 lettori, ma questa festeggia una festa straniera, dopo averci sempre detto che uff la notte di Halloween e contro uff San Valentino?
Da un lato avreste pure un po’ di ragioni, ma si da il caso che a me San Patrizio piaccia moltissimo, chissà perché, vero?
A parte la coincidenza dell’omonimia, diciamo la verità, ma non è una festa bellissima? A pochi giorni dall’inizio di Primavera, giornate piene di sole, di canti d’uccelli e di alberi in fiore, sere fresche e cariche di profumi e d’attesa. Si, mi piace proprio! E la festeggio a modo mio! Con le temperature che si alzano e il sole che riempie le stanze del cuore e della casa, non cucino piatti irlandesi, ipercalorici e piuttosto pesanti. Niente Shepherd pie, per intenderci o Colcannon. Un pranzo in verde, a ricordare il colore d’Irlanda. Facile? Banale? Forse, ma non importa. Le erbe le abbiamo raccolte ieri, fresche fresche dai prati delle nostre campagne, dopo una gita in treno, come questa che vi ho raccontato l’anno scorso.
Un pranzo tutto intero, che oggi uscirà…a rate. Una ricetta dopo l’altra. Cominciamo?
Cominciamo con un primo piatto semplice, fresco, dall’aroma intenso di campagna primaverile. E’ a base di prebuggiun, un insieme di erbe spontanee, di cui vi ho già parlato qui

Tagliatelline di prebuggiun con pesto di broccoli e pinoli

Tagliatelline di erbe selvatiche, con pesto di broccoli e pinoli.

 

Per la pasta:
250g di farina 0
250g di semola di grano duro
250 g di prebuggiun (erbe miste selvatiche)
4 uova
sale

Per il condimento:
broccoli, ca 350 g
parmigiano, 30 g
pinoli, 20 g
aglio, uno spicchio
olio evo
buccia di limone grattugiata
fiori di limone per guarnire

Ho scottato il prebuggiun in acqua bollente per 2-3 minuti. L’ho strizzato  accuratamente, l’ho tritato bene, così da ottenere una crema fine;  in una ciotola, ho unito il trito di erbe alle uova,  mescolando bene. Sulla spianatoia ho unito la farina 0 con quella di semola, ho ricavato la solita fontana, ho aggiunto il composto di uova ed erbe e aiutandomi con una forchetta ho incorporato la farina. Ho lavorate  bene la pasta a mano, aggiungendo se necessario poca altra farina. Ho steso la pasta con il matterello  (potete utilizzare ovviamente la macchinettta per la pasta)  in sfoglie non troppo sottili, e le ho poi passate nell’apposita trafila per le tagliatelle. Ho lasciato asciugare la pasta per un almeno un paio d’ore, coperta da un canovaccio.
Per il condimento:  ho pulito i broccoli, li ho passati 5 minuti in una padella calda con un filo d’olio e uno spicchio d’aglio (che non ho lasciato imbiondire).  Li ho scolati, versati nel mixer, con i pinoli  e il parmigiano, e ho lascito frullare per pochi minuti, montando come una maionese, unendo l’olio a filo.
Ho lessato le mie tagliatelle, le ho condite con il pesto di broccoli, ho grattugiato pochissima buccia di limone bio e decorato con qualche bocciolino di zagara profumata.

 

Tagliatelline di erbe selvatiche, con pesto di broccoli e pinoli.

 

Per saperne di più:
Chi era San Patrizio.

 

Tagliatelline di erbe selvatiche, con pesto di broccoli e pinoli.

 

San Patrizio, ça va sans dire, è il santo patrono d’Irlanda e viene festeggiato, oltre che in Irlanda, ovunque ci sia una comunità irlandese, il 17 Marzo. Quello che però forse tutti non sanno è che su di lui tanto è stato scritto e tanto è stato detto ma mai si è arrivati a una soluzione definitiva su quella che è stata realmente la sua vita.A partire dalla data della nascita sino ad arrivare a quella della morte, passando per le sue sfortunate vicende, nulla è dato per certo.
Questo ha portato alla nascita di numeroseleggende che, il più delle volte, sono in netto contrasto tra loro.
La vita.

Non deve ingannare il nome romano di Patrizio, né tanto meno il suo patronato d’Irlanda: Patrizio, i realtà, non era irlandese ma scozzese.
Non si sa con certezza da dove provenisse: egli stesso, nelle sue Confessioni, scrive che suo padre possedeva una terra vicino a un paese oggi sconosciuto, che aveva un nome metà indigeno, Bannhaven, e metà latino, Taberniae.
Il luogo più probabile è stato comunque identificato in Kilpatrick e la data di nascita è da considerarsi tra il 385 e il 392 d.C.
Furono dei pirati a tresferire Patrizio in Irlanda: a 16 anni il piccolo (allora chiamato Maewyn Succat) fu rapito dagli uomini del re irlandese Niall of the Nine Hostages e venduto come schiavo a Muirchu, re del North Dàl Riada, nella contea Antrim. Per sei anni, lavorò come pastore in cattività su Slemish Mountain, nella contea Antrim.
Dopo aver appreso la lingua gaelica e le pratiche dei druidi, un giorno dopo 6 anni di cattività e 2 tentativi falliti, ribellandosi al proprio padrone, Patrizio scappò e, percorrendo a piedi circa 184 miglia, si imbarcò clandestinamente su di una nave diretta in Inghilterra. Una leggenda narra che aveva precedentemente avuto la visione di una nave che lo aspettava.
In quei sei anni, Patrizio annota nelle sue Confessioni di essersi trasformato in un ragazzo molto credente, che pregava giorno e notte.
Secondo i suoi stessi racconti, Patrizio fece un altro importante sogno, in cui una Voce lo richiamava a cristianizzare l’Irlanda. Per tale ragione si recò in Francia, presso il monastero di Auxerre e si preparò al sacerdozio, viaggiando e soggiornando in diversi monasteri.
Papa Celestino lo battezzò finalmente come San Patrizio (dalle parole latine pater civium, ovvero padre del suo popolo), e nel 432 gli affidò la missione di estirpare dall’Irlanda il paganesimo e convertire l’intera nazione alla cultura cattolica, riprendendo la missione abbandonata da un precedente vescovo, Palladius.
Fu così che Patrizio tornò in Irlanda, l’isola nella quale era stato schiavo e dove ora tornava vescovo, allora abitata dai Celti Scoti, pagani alti e biondi dediti a pesca e pastorizia.
San Patrizio fu spesso minacciato di morte, catturato e condannato, ma riuscì comunque a portare avanti la sua missione in nome di Dio con sorprendente successo. Il santo percorse l’intera Irlanda, predicando e insegnando nella lingua locale, fondando abbazie e monasteri, soccorrendo i bisognosi e operando miracoli.
Trattò con i Druidi per affiancare una simbologia cristiana alla festa celtica di Beltaine (1° maggio) che celebrava il ritorno dell’estate. Di qui il simbolo del sole aggiunto sulle croci celtiche. La sua opera fu così grandiosa che oltre sessanta chiese furono costruite in suo onore, la più importante delle quali si trova a Dublino ( St. Patrick’s Cathedral ) e divenne ben presto un eroe nazionale, oltre che patrono d’Irlanda.
Nel giro di tre decenni, San Patrizio aveva portato a termine la sua missione: la quasi totalità dei Celti Scoti, compreso il loro intrarrabile re Laoghaire, si era convertita.
E la sua eredità sopravvisse: entro la fine del V secolo, infatti, l’Irlanda era una nazione cristiana.
Molti dubbi anche sulla morte di San Patrizio. Secondo una leggenda il santo visse più di 120 anni. La maggior parte degli storici, tuttavia, segnano la sua morte il 17 marzo 461 a Saul, Co. Down, in una chiesa donatagli da Dichu, capitano locale che fu da lui convertito.
Il suo corpo, conteso da varie città, fu affidato a una coppia di buoi che, senza guida, lo depose a Down, nell’Irlanda del Nord, che da allora cambiò il nome in Downpatrick, e dove un’immensa statua dell’Apostolo veglia sull’Irlanda.

Le leggende.

La cacciata dei serpenti

E’ famosa la leggenda secondo la quale S. Patrizio cacciò in mare tutti i serpenti d’Irlanda. Ciò avvenne nel 441 quando Patrizio trascorse 40 giorni e 40 notti sul monte Croagh Padraig. Al termine del quarantesimo giorno, si dice che il patrono d’Irlanda abbia scagliato un campana su una pendice del monte, scacciando dall’isola tutti i serpenti.
Oggi il monte è meta per molti pellegrini soprattutto dal 15 luglio al 15 agosto. Leggenda o verità? Fatto è che oggi non si trova alcuna specie di serpente sul suolo irlandese. In realtà non ce ne sono neanche in Nuova Zelanda, ma non è che S. Patrizio sia arrivato sin lì!
Inoltre lo storico greco-romano Salinus ha registrato in un suo scritto che l’Irlanda era priva di serpenti già buoni due secoli prima che nascesse S. Patrizio… Per tale motivo sembra che la storia dei serpenti sia stata inventata da un monaco di origini italiane che la moglie del normanno John de Curcy portò nella corte del marito a Downpatrick.

La Croce Celtica

S. Patrizio conosceva la lingua e la cultura irlandese grazie al periodo di schiavitù che aveva vissuto su Slemish Mountain.
Quando da Roma, l’apostolo tornò in Irlanda per evangelizzare il paese, la sua missione ebbe successo perché egli non cercò mai di far dimenticare ai Celti del luogo le loro credenze, anzi, cercò in ogni modo di combinare la nuova fede cristiana con la loro simbologia.
Un esempio, secondo la leggenda, è la Croce Celtica: S. Patrizio aggiunse il sole, potente simbolo celtico, alla croce cristiana, per facilitare l’assimilazione di tale icona.

Il biancospino

Secondo una leggenda, fuggito dalla schiavitù in Irlanda, Patrizio si diresse direttamente in Francia. Avendo deciso di visitare suo zio a Tours, doveva attraversare la Loira e ovviamente non era provvisto dei mezzi necessari per farlo. Trovò, tuttavia, che la sua mantella sarebbe stata un’ottima zattera.
Una volta raggiunta la riva opposta, Patrizio appese il suo soprabito a un cespuglio di biancospino ad asciugare. Nonostante fosse pieno inverno, la pianta inizò a fiorire. Da allora il biancospino fiorisce d’inverno.

Il pozzo di S. Patrizio

Sembra che Patrizio fosse custode di una grotta senza fondo, l’ormai celeberrimo Pozzo di San Patrizio, dalla quale dopo aver visto le pene dell’Inferno, si poteva accedere al Purgatorio giungendo persino ad intravedere il Paradiso.
La grotta, murata per volere di Alessandro VI nel 1497, era localizzata su un isolotto del Lough Derg, dove poi venne costruita una chiesa, oggi meta di pellegrinaggio penitenziale per molti fedeli.

Miracoli

Nonostante la sua santità, sembra che a Patrizio non mancassero gli scatti d’ira: quando un uomo avido e scontroso gli negò l’uso del suo campo per riposarsi e pascolare i suoi buoi, si narra che Patrizio maledì il campo, profetizzando che non vi sarebbe cresciuto più nulla. Quello stesso giorno il campo fu inondato dal mare e rimase per sempre sabbioso e arido.
Un cieco una volta andò da Patrizio chiedendo che lo curasse. Avvicinandosi inciampò più volte fino a cadere e fu per questo deriso dai compagni di Patrizio. Fu allora che il cieco guarì e lo stolto perse la vista.

I buoi e la sepoltura di S. Patrizio

Prima che morisse, un angelo predisse a Patrizio che due buoi selvaggi avrebbero preceduto il suo carro funebre e avrebbero scelto il suo luogo di sepoltura. I due animali scelsero Downpatrick.

Il trifoglio e la trinità

La leggenda vuole che un giorno San Patrizio illustrò ai celti il concetto della trinità sfogliando i petali di un trifoglio (tre foglie originanti da un unico stelo) che divenne subito simbolo nazionale.

(notizie tratte da: Irlandando.it)


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