Tav Firenze: il terrorismo dell’onestà

Creato il 16 settembre 2013 da Albertocapece

Qui ormai bisogna fare come i pescatori e abituarsi a infilare le mani nei sacchi delle camole, ossia delle larve di mosca: non c’è giorno che un nuovo verminaio non venga alla luce e oggi campeggia quello tra la ex governatrice dell’Umbria, Maria Rita Lorenzetti, attualmente presidente Italferr e le vicende dell’alta velocità a Firenze, comprensiva  di facilitazioni al clan dei Casalesi nello smaltimento dei materiali dei cantieri. Una tessitura di favori e candidature tra aziende, politici e familiari dei medesimi, imprese opache che beveva da un’unica fonte: i soldi pubblici.

L’ennesima storiaccia insomma che vede la Lorenzetti agli arresti domiciliari, ma una cosa colpisce tra le intercettazioni in mano ai magistrati: il fatto che un dirigente del settore ambiente, perplesso di fronte alle strane manovre attorno allo smaltimento dei materiali, sia stato definito “terrorista” per la poca disponibilità a stare al gioco. E’ una parola ben strana rispetto al contesto, ma singolarmente è la stessa che emersa nelle settimane scorse in merito alle posizioni e alle azioni di Gianni Vattimo ed Erri de Luca, sentiti e sospettati di far parte della “congiura” contro la Tav Torino – Lione.

Certo la parola terrorismo ormai è la più inflazionata del mondo ed è un utile feticcio per ogni tipo di esportazione di democrazia e di terrore vero, ma è significativo che essa ormai venga usata – nel nostro cortile – per designare persino chi si oppone alle malversazioni e a quel giro di denari, favori, tangenti che ormai accompagna come l’ombra di banco qualsiasi opera grande o piccola che sia. Quasi che fare resistenza alle manovre opache o all’aperto malaffare sia inconsciamente avvertito come un atto contro l’ordine sociale e le sue regole, e costituisca una forma di lotta politica che si serve della violenza. Non solo quella delle manifestazioni, dei sit in, della resistenza passiva o attiva, ma anche e forse soprattutto di quella gravissima del no. Dire no ai maneggi è ormai sentito come un’intollerabile insubordinazione al potere costituito, un gravissimo pericolo per la rassicurante complicità, un attentato incendiario contro la cattiva coscienza.

E’ complotto, terrorismo condannare Berlusconi, secondo i fedeli del cavaliere, ma lo è anche fare domande, avere dubbi, non stare al gioco dell’omertà che ormai è la polpa della classe dirigente. Significa fare violenza contro le rendite, i cespiti, le posizioni, i redditi costruiti secondo queste regole. A forza di guardare dall’altra parte l’onestà è divenuta terrorismo.


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