Tecniche di pugno del Karate

Creato il 23 marzo 2012 da Sportnutrizione

Il Karate, come dice il suo nome, è praticato a mani nude e ha come armi tutte le parti del corpo. Una volta appreso il concetto di distanza (MAAI), che serve a delimitare lo spazio utile di ogni karateka in modo da ottimizzarne le tecniche, attacco e difesa si praticano utilizzando esclusivamente pugni, calci ed altre parti del corpo. Normalmente ai neofiti non vengono insegnati i difficili movimenti necessari ad effettuare proiezioni e leve articolari, limitandone l’apprendimento alle tecniche di base in modo da poterne perfezionare l’esecuzione senza creare troppe difficoltà durante gli allenamenti. Il problema di questa linea d’insegnamento consiste nella fossilizzazione delle capacità degli allievi ai soli fini agonistici, dove non sono consentiti attacchi che possano causare danni permanenti all’avversario. Una scelta che nel corso dei decenni ha lentamente snaturato i fondamenti del Karate fino a trasformarlo in una disciplina sportiva e non in un’arte marziale che si fonda sugli insegnamenti spirituali dei samurai.

Il grande Maestro Funakoshi nel “Karate-do Kyohan” ha scritto: il karate potrebbe essere intesa come un’arte “dura”. Ma il duro comprende il morbido e il morbido comprende il duro. Per questo motivo, per lo studio complessivo della realtà del combattimento, nel karate sono studiate anche tecniche di proiezione, spazzate, bloccaggi e leve articolari. Tali tecniche, tuttavia, differiscono per finalità da quelle del Judo o dell’Aikido. Se i primi due tendono a “lanciare” l’avversario, le tecniche di corpo a corpo del karate mirano a “sgretolare” l’avversario sul suo centro per renderlo inoffensivo e finirlo con tecniche di colpo.

Se leggiamo bene la citazione del Maestro Funakoshi possiamo capire che il Karate si basa comunque (anche dimenticando il problema dell’agonismo sportivo) su tecniche di colpo, e che esse sono al centro dell’istruzione di ogni allievo. Possono essere eseguite con quasi ogni parte del corpo ma normalmente le più classiche sono quelle eseguite con la mano.
Il karate prevede molti tipi di attacco con le mani e, solitamente, vengono eseguiti con la mano aperta (kaishō) pugno chiuso (ken) e con la nocca del dito medio sporgente (nakadaka-ken). Ognuna di esse ha uno scopo specifico ed una posizione (Tachi Waza 立ち技) che permette di massimizzarne l’efficacia. Un pugno può essere considerato un tecnica solo se ha origine da una posizione del corpo ben salda al terreno, che permetta di sfruttare al meglio la reazione verso l’alto che si ottiene applicando una pressione al suolo, l’energia così prodotta attraversa tutto il corpo secondo un percorso determinato fino a sfociare sul punto d’impatto. Il fulcro di tutto questo risiede nelle anche, più è rapida la rotazione e più veloce risulta il colpo finale. È lo stesso principio fisico di una molla, più strettamente viene avvolta e maggiore sarà la forza sprigionata al momento del rilascio. Ruotare le anche è come rilasciare la molla, sprigionando una velocità di esecuzione fondamentale alla potenza del pugno.
Non occorre una gran forza fisica per praticare le arti marziali, quello che serve è capire ed utilizzare i giusti principi fisici per ottenere una tecnica perfetta. Il colpo di karate non nasce dall’idea di colpire con violenza un muro per abbatterlo ma da quella di trapassarlo grazie alla velocità con cui viene eseguito. L’unico modo per riuscirci è controllando completamente il proprio corpo, senza contrarlo erroneamente per evitare che parte della forza di penetrazione generata possa ritorcersi contro il karateka.

Il Karate, come tutte le discipline marziali, è un complesso equilibrio di tecnica, spiritualità e determinazione. Un mix difficile da apprendere ma che una volta assimilito accompagnerà ogni praticante per tutta la vita.


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