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Tema: America number one

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SvolgimentoTema: America number oneResto ferma nelle retrovie, controllo che nessuno si perda. E' il mio life motiv. La prima immagine di New york arriva di notte, come sempre, cerco lo sky line di Ny per mostrarlo orgogliosa a tutti. Manhattan infine si palesa. E' di fronte, riconosco il Crysler Bulding, la guglia neogotica sfavillante e poi il ponte che immagino ci condurrà ogni giorno nella grande mela. New York è sporca dappertutto, strade, metropolitane, borghi e sobborghi. Sfavilla nei quartieri finanziari, ordinati, tirati a lucido, sedi di Banche, finanziarie, Televisioni e giornali, il centro dello shopping a 4 stelle, il Diamond District, l'Upper Town attorno a Central Park, la 5 Avenue, la 6. Ma amo addentrarmi nelle street meno sfavillanti nei bourug meno frequentati, anche nei locali più vissuti, ma...riesco solo a portare tutti nel Bronx, che non è il Bronx. La parte bassa dove ancora non è Bronx, al limite tra Harlem West, Columbia University e l'Harlem River che divide Manhattan dal Bronx ci sono insediamenti di ispanici. Ne incontravo di ogni tipo, l'anno scorso mentre scendevo a fare la spesa lungo la Browday, mi chiedevano anche di poggiare i miei sacchi colmi dentro i loro sferraglianti cestelli. Ed è sempre la multietnia il colore migliore di NY. Io non capivo, mi schernivo, rispondevo che la Metro era a pochi passi, ma mi invitavano chiedendo al contempo: abla espanol?No italiana. Avrò avuto un'aria familiare. Risalendo adesso questo tratto della Browday, più basso al Bronx ritrovo i colori, idiomi e bancarelle ispaniche molto espresse e visibili. Ho letto che la peggiore zona di NY, dopo la genitrificazione, il processo che ha bonificato da malavita e violenza, resta solo quello colonizzato dagli ispanici nell'East Harlem. Cerco una metropolitana per allontanarmi velocemente. Ci stanno puntando, anche se siamo dalla parte opposta: siamo nel West Harlem.Abbiamo appena finito di assistere ad una messa metodista, che non è la messa gospel (quella si tiene nelle chiese battiste di Harlem) ma siamo arrivati in ritardo (a che ora si mettano in fila per entrare all' Abissinian Baptiste Churche è difficile comprenderlo), ho avuto il piacere a parte i canti, la predica della classica predicatrice( si femmina!), l'accoglienza verso la fine della cerimonia presentandoci in tutte le nazionalità presenti, in una sorta di scambio della pace che sembra una danza, navigare da una parte all'altra della immensa chiesa semicircolare mentre delle nere ti sollevano quasi da terra tra le loro braccia immense imbottite di cuscinetti di grasso, cappellini e vestiti impeccabili. Io ho le lacrime agli occhi mentre avviene questa danza della pace. Mi sento ancora nell'era dell' Aquario e se cantassero Aquarion intanto sarebbe il massimo, perché siamo un'immenso mondo che si abbraccia e parla in tutte le lingue, una sola: quella della pace. Oppure Imagine di Jhon Lennon: immagina un mondo in cui non ci saranno più guerre, e ogni popolo della terra sarà in pace con ogni altro uomo sulla terra.Dopo la cerimonia ci rimpinzano di caffè, brioche salate che altro non sono che bagel ebreissime, colme di formaggio spalmabile e altro. No...questa è NY. Harlem è bellissima. Faccio tante foto, non vista, alle signore nere mentre prendono il caffè. Immagini rubate al loro quotidiano: un momento della loro intimità.Dopo la metropolitana che punta verso Nord, verso il Bronx scendiamo al capolinea della linea rossa. Scendiamo le scalette della metro che qui è sopraelevata proprio sulla Browday, e rimangono stupiti che il Bronx sia proprio quello. Abbiamo di fronte un immenso parco verdissimo ove gli scoiattoli saltellano incuranti e anche consapevoli della presenza dell'uomo. A Washington Park tutto questo si triplicherà: ci delizieranno in piroette e buffe smorfiette come attori/attrici consumati. Ma questo sarà molto dopo, al Greenvillage.Qualcuno ha l'idea di raggiungere lo Yankee Stadium, tempio del baseball, si trova proprio nel Bronx basso, lì dove tocca quasi con l'Harlem East. dove è meglio non andare, ma accetto la sfida. Riesco a convincere un autista di Bus a portarci presso la linea verde che ci permettere di scendere lungo il versante east e infine ci siamo: Y stadium . Le ragazze si fanno ritrarre in tutti i modi, soprattutto al Centro della grande Y sovrastata dalla N che introduce all'ingresso principale. I simboli di NY ci inseguono e sovrappongono. Sono tanti. Abbiamo intanto visto sfilare il Bronx dal Bus con gli agglomerati di case in mattoni, le scale antincendio, le scritte sui muri, le acrobazie che immagino si consumino lungo quei muri, dietro tendine fatiscenti e sdrucite, a volte penzolanti, luride, a sacchi ammonticchiati sui balconi, ma solo su alcuni. Poi le finestre tipiche, a scivolo verso l'alto forse nascondono vite normali, meno squallide di come vorremmo pensare. Eppure la genitrificazione...chissà, forse non è ancora finita.

CLA americana


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