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Tema: Oltre il buio

Da Svolgimento @svolgimento
SvolgimentoTema: Oltre il buio«Dai lasciami stare, è tardi. Domani lavoro»«Quello me lo chiami lavoro. Vieni qua. Tu non hai un lavoro. Dammi un bacio.»«No, davvero, devi andartene, lasciami. Domattina mi alzo presto, vado in Via Lampara a sentire i vicini di quella poveretta. Hai presente quell’aggressione in casa, ora la donna è in fin di vita: quasi un altro femminicidio. Che se era femminicidio mica mandavano me. Ma da qualche parte devo cominciare ... dai lasciami»«Sì, ma tu ti fai sfruttare da questi qua. Non è un lavoro se non ti pagano. Hanno bisogno di bassa manovalanza e hanno trovato una cretina. Si approfittano di te perché sei giovane e ingenuotta. Dai, basta adesso parlare, vieni qua.»
«Devo riuscire a scrivere un buon pezzo sul femminicidio, non è che mi prenda tanto questa cosa ma non si parla d’altro, e spero di farmi notare dalla boss. È una grande, sai, per me è un mito. I miei colleghi la chiamano Pulitzer, per sfotterla ... però, secondo me, lei lo sa benissimo. Comunque, con questo filone di articoli sui femminicidi …»«Ma che, allora dici sul serio? La usi sul serio questa parola? Ma che significa? Niente. Un morto ammazzato è un morto ammazzato, maschio o femmina. Femminicidio! Tanto per inventare nuovi oggettini sociologici, per riempire pagine di carta straccia. Roba per quelle sfigate femministe nostalgiche, come la tua capa, ma l’hai guardata? Pare una pazza. Che mi diventi femminista pure tu? Vieni qua ora, basta, ho voglia di te.»«Punto primo, i libri e i giornali non sono carta straccia. E il femminismo è stata una cosa seria e tu sei un ignorante. E non erano sfigate. E poi le parole sono importanti. Pensaci su, questa notte.»«Penso a te che mi vuoi lasciare a stecchetto, proprio stasera, stronza. Per alzarti domani, vero?, per farti usare da quelli, per andare a friggere un poco di aria fritta pure tu. Vieni qua.»«Anche tu mi usi. Dov’è tua moglie stasera? Al capezzale di sua madre?»«Ma che c’entra adesso. Non ti fare venire le tue solite mestruazioni mentali con mia moglie. Lo sai che io non ti uso. Io ti amo.»«Ah sì? E allora perché non la lasci?»«Ho capito, hai voglia di litigare. Buonanotte, ci sentiamo domani, sempre che tu abbia tempo per stare con me. Sei una stronza, per una sera che potevamo dormire insieme. Vieni qua, dai. Dopo me ne vado. Io ti voglio.».«Ma io no … »«Davvero, stronzetta?»Si avvicina, le è addosso.
Alle sue spalle, oltre il buio, il televisore acceso sulle news, senza volume. Sotto il busto proteso del giornalista c’è scritto che sono le undici e mezzo, e lei ha sonno, ha camminato tutto il giorno per le vie della spazzatura perché vuole scrivere un pezzo sulla spazzatura da un’angolazione diversa, ha visto i bambini giocarci intorno, giocarci in mezzo. Giocarci. E pensa a quei bambini adesso, ai figli di questa città che li abbraccia di miasmi e putridume colorato. Pensa che più che una piaga delle ecomafie, i cumuli nelle vie a volte le sembrano istallazioni, o una specie di pubblicità post moderna, con tutti quei sacchetti con il logo bene in vista di supermercati e templi dell’hi-tech. Pensa alla costruzione dell’identità di quei bambini, a un mosaico fluido in cui l’immondizia firmata avrà per sempre il valore di una fondazione, potente come quello che può essere stato per suo nonno il colore dei campi mietuti di fresco o il loro lezzo aspro, di bruciato, in luglio. O per suo padre l’urlo rauco delle prime motoguzzi arrivate in paese, così diverso dai lamenti dei trattori. Ecco, è di questo che vorrebbe veramente scrivere: di costruzioni e di evoluzioni. Di generazioni ammorbate e di futuri insostenibili.Ma oltre il buio, alle spalle di lui, sotto il gessato impeccabile del giornalista, scorrono le notizie del giorno, poche parole che allagano gli occhi, si fanno leggere, colano significato.Allarme femminicidi: donna trovata morta con il cranio sfondato, forse era incinta. Dove? Ah, ecco sì, in un’altra città, lontano, lontano da qui …«Aspetta, guarda, ce n’è stato un altro, un’altra donna … ».
«Togliti questo cavolo di vestito».Patrizia Sardisco

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