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Tema: Pasticciata Siciliana (I di IV)

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Tema: Pasticciata Siciliana (I di IV)Non puoi non andarci non puoi non andarci non puoi non andarci. Marco Fantesca e suo padre, che gli si avvicina sventolando quel suo mantra di negazioni. Non puoi non andarci, figlio mio adorato, non puoi non andarci stasera, è importantissimo. “È un’opportunità grossissima, figlio mio, finiscila di fare il difficile. Non lo capisci che certe occasioni non si possono mancare? Certo, non c’è niente di sicuro. Non mi ha dato niente di sicuro, ma bisogna provarci! Bisogna cogliere tutte le occasioni come queste!”.Offuscato dalle parole del padre, Marco annuiva con la sua solita faccia da saputello snob, adolescente difficile, irrecuperabile testainaria, ribelle senza sbocco. “Figlio mio, quando la finirai di essere così? Quando capirai che bisogna calare la testa, bisogna correre, bisogna chiedere, chiedere, sempre chiedere? Secondo te come ho fatto io a campare la famiglia? A pagarti il mangiare, i vestiti, gli studi? A farmi questa casa? A fare il possibile per rendere felice tua madre? A pagarle tutte le cure possibili?”. Caro figlio mio, che domande, lo sai, lo sai perfino tu! Sono riuscito a tirare avanti chiedendo chiedendo chiedendo, e sempre, in qualunque caso, ringraziando ringraziando ringraziando, facendo il carino, leccando il culo alla gente che conta, che poi, non si sa mai, sempre tenersi buona la gente che conta, tenersela vicino, perchè non si sa mai, e nel mucchio delle richieste, qualcuno che ti aiuta, qualcuno che ti fa il favore lo trovi. Come ho fatto a tirare avanti, mio unico figliolo luce dei miei occhi mio adorato? Muratore in nero e quattro mesi all’anno nella Guardia Forestale, grazie a quell’Onorevole del paese vicino che ho conosciuto durante alcuni lavori, quel pezzo grosso della Democrazia Cristiana che Sant’Uomo si è ricordato di me e mi ha messo nella lista e via per le colline siciliane a non fare un cazzo con la divisa della Forestale addosso, e ogni anno erano un sacco di soldi, e poi il lavoro a nero, niente da dichiarare, e così potevo prendere l’indennità di disoccupazione, e non mi poteva finire meglio, caro figlio mio allevato nella bambagia del mio amore, che non ti è mai mancato niente, e tutto apposto, e ci siamo fatti il mutuo, e una bella casa, con due balconi e luce dovunque, e tu hai avuto cibo, vestiti, andavi a scuola. E siamo una famiglia felice, e non siamo mai stati male. Tutto per questo! Tutto per questo! Capisci, ragazzo mio? Io alla tua età già avevo da parte i bei soldini! Capisci ragazzo mio? Quando ti si rammollirà quella tua dannata testa? Quand’è che capirai? Ho sessant’anni e sono già in pensione, da un pezzo, e ogni mese faccio la fila alle poste e lo Stato mi versa i soldi e io prendo quelle carte in mano, frusciante denaro, benedizione di Dio, caldo tampone per le ferite della vita, prendo quelle carte in mano e ancora non mi par vero, non mi par vero che arrivano soldi senza che io debba sudare, sporcarmi, martellare, scavare, rompere mattoni, stare ore e ore inginocchiato tra la polvere. È la felicità, figlio mio, capisci? È la felicita, questa, e alla felicità ci sono arrivato chiedendo chiedendo chiedendo! Cosa aspetti tu, porca miseria? Cosa aspetti tu maledetto bastardo figlio dei miei lombi, corrotto in nonsoqualemomento della tua vita, corrotto irrimediabilmente schifosamente, essere ributtante, lurido mostro prodotto dal mio seme che hai lasciato per strada qualcosa di fondamentale. La dignità! La realtà! L’intelligenza del mondo che sta fuori quella tua cazzo di testa che tu agiti adesso con fare così altezzoso ignavo spocchioso. Come se fossi un grand’uomo che può permettersi di non calare la testa per campare. Ma chi cazzo ti credi di essere? Maledetto figlio di puttana!

“E ora, figlio mio, un’occasione così, ti dicevo, non puoi non afferrarla al volo. Ho parlato con l’Onorevole, me l’ha presentato un mio collega, ci siamo presi un caffè al bar, abbiamo cominciato a parlare e parlare e, parlando parlando, abbiamo scoperto di essere mezzi cugini. La zia Teresa, quella che è morta l’anno scorso, la sorella di mia madre, è cugina di sua madre. Capisci? Siamo parenti, sangue di sangue, nessuna parentela acquisita, capisci? Lui era contento di questa scoperta, mi ha offerto un’arancina, abbiamo cominciato a parlare di parenti comuni, si è scusato tanto quando doveva andare. Mi ha lasciato il suo numero e mi ha invitato alla bicchierata di stasera. Poi io ieri l’ho chiamato, ci siamo visti, un altro caffè, offre sempre lui, gli ho parlato di te, gli ho detto come sei combinato, lui si è acceso. Capisci? Si è intenerito. Ha detto che uno in gamba come te è sbagliato che sia disoccupato, mi ha parlato di una cosa…di una cosa…”.
“Mi ha parlato di una cosa, una cosa importante che dice che ancora non la sa quasi nessuno. Dice che una cosa così, per un giovane come te, sarebbe la perfezione. Dice che lui non lo fa per i voti, o per altro, ma solo per amicizia, per affetto verso di me e la mia famiglia e per un sincero interesse per il tuo futuro. Dice che stasera alla bicchierata ti vuole vedere e vuole farti un discorsetto di quelli giusti. Dice che c’è la possibilità di infilarti, ma infilarti bene, con un bel contratto, in un posto di quelli giusti. Capisci? Un bel lavoro d’ufficio, scrivania, telefono, aria condizionata. Capisci? Il partito è stato chiaro con lui. Al massimo lui ne può infilare tre, della provincia. Tutti gli altri posti sono già assegnati, ci sono già altri Onorevoli con i loro ragazzi, e questo favore che ti vuole fare è una cosa importantissima. Non me l’ha dato come sicuro al cento per cento, perchè è uno onesto, è uno giusto, dice che non vuole farmi facili promesse, dice che ci sono margini, dice che ci sono sempre eventualità, ma dice che se ora viene eletto le possibilità che la cosa vada in porto sono molto alte. Mi ha fatto capire che è quasi sicuro, e che vuole solo vederti, ma già sa che sei figlio mio, quindi problemi non c’è n’è.
Mi ha spiegato pure la cosa, anche se non te la so spiegare uguale. Dice che questi sono soldi dell’Europa che stanno arrivando in Sicilia, un sacco di soldi che ci fanno un sacco di posti di lavoro, ma lavori d’ufficio, lavori giusti, con la scrivania, il telefono e l’aria condizionata. Dice che c’è il bando, il finanziamento, la graduatoria, che insomma c’è un sacco di gente che fa le domandine per sistemarsi con un posto del genere, ma tanto sono tutte cazzate e chi viene infilato, chi insomma finirà sistemato, lo decidono gli Onorevoli. Insomma, io non so spiegartelo per come me lo ha spiegato lui, ma mi ha fatto capire che è una cosa grossa. E praticamente quasi sicura.
Capisci, figlio mio? Perchè fai quella faccia? Il bello è che lo sai, lo sai che ogni tanto succede ancora. Che certo, non è come ai miei tempi, quando infilavano un sacco di persone, e i politici se ti volevano fare un favore stai sicuro che te lo facevano. Certo, ora è un po’ diverso, ora ne infilano di meno, perchè dicono che c’è crisi, e che cazzo ne so, però lo sai anche tu che ogni tanto succede ancora, succede davvero che riescono a infilare ogni tanto qualche giovane senza lavoro. E, una volta infilato, figlio mio, una volta infilato, ti puoi davvero sistemareSono lavori tutti in regola, ci sono i sindacati, appena hai un problema, alzi il telefono, chiami i sindacati e quelli fanno bordello per te. E nessuno ti tocca. E potrai finalmente cominciare a pensare al tuo futuro. E sarebbe proprio ora, figlio mio! Potrai finalmente finirla di dire che te ne devi partire, che devi andare al nord, in Francia, in America o in qualche posto in culo al mondo. Ci pensi? Mi faresti felice! Mi faresti felice perchè saresti felice! Saresti bello sistemato, saresti felice!”.Chissà perchè, Marco non fece le sue solite scenate. Disse di si. Si Paparino, stasera ci vado, parlerò con il nostro mezzo cugino Onorevole, farò con lui il discorsetto di quelli giusti, farò il carino, gli leccherò il culo per benino. Certo Paparino, un’occasione del genere non ce la possiamo far scappare. Me ne pentirò a vita, altrimenti. Saranno dolori e rimorsi eterni se stasera non mi farò abbracciare dall’Onorevole mezzo cugino nostro, se non bacerò le sue guance, se non mi avvicinerò tanto a lui da sentire la sua acqua di colonia. Certo Paparino, faccio tutto quello che dici. Hai ragione tu, sono io quello immaturo. Sono io quello che finora è stato sbagliato. Ma ora cambio, Paparino mio adorato. Stasera mi metto la camicia e ci vado. Sarò felice. Verrò infilato. Sarò sistemato. Sarò felice. Farò felice te e la mamma.Suo padre, davanti a tanta ragionevolezza, quasi crollò sulla sedia. Quando Marco uscì da casa, stappò una bottiglia per festeggiare. E sua moglie pianse di gioia, dal fondo del suo cancro in stato avanzato, piena di rinnovata speranza per la sorte dell’amato figliolo.NFTema: Pasticciata Siciliana (I di IV)

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