Magazine Cultura

Tempo reale: Diplomazia egiziana

Creato il 24 luglio 2011 da Maurizio Lorenzi

Un diplomatico Egiziano il Dr Hassan Farghal

Il nostro viaggio nel mondo politica-sociale del Cairo prosegue oggi con l’intervista al dr Hassan Farghal, personaggio di spicco negli ambienti culturali italo-egiziani ma soprattutto in quelli diplomatici. Attualmente insegna all’Università MUST del Cairo e di fatto lo si può considerare un personaggio di notevole prestigio che ha ricevuto riconoscimenti anche dal Ministero degli Esteri italiano.

“Cosa ne pensa della Rivoluzione egiziana, e di tutto quello che sta accadendo”

La rivoluzione in Egitto doveva assolutamente succedere. L’opinione pubblica pensava che questa rivolta era della gente povera che viveva nei quartieri alla periferia del Cairo, invece ha partecipato anche la classe medio/alta, grazie al progresso dell’informatica che ha permesso a tutti di comunicare con l’altra parte dell’Oceano.

Per tutti noi il 25 gennaio è stata sempre la festa della Polizia, oggi possiamo dire che sarà sempre la ricorrenza di Khaled Said.

Il popolo ha lottato per tre elementi importanti:

1) il pane, ovvero la dignità

2) la libertà

3) la giustizia sociale

Mubarak giocava con il popolo in quanto il suo obiettivo era quello di dare all’esercito la possibilità di ammazzare tutti, come in Libia e in Siria. Infatti il 28 gennaio arrivò una squadra speciale con il compito di uccidere e diffondere la morte. Le armi che sono state adoperate sono arrivate sia da Israele che dalla striscia di Gaza.

Si sono appollaiati come falchi sopra i palazzi, abbiamo avuto 1000 caduti, 1600 hanno perso la vista o parte di essa, 800 mila sono stati i feriti. L’esercito ha invaso la città senza mai schierarsi contro il popolo, neanche con insulti perchè questo fa parte della tradizione egiziana. Se guardiamo la storia possiamo constatare che sia ai tempi degli Arabi, sia a quello di kedewi (il generale egiziano), troviamo sempre un articolo molto interessante dove si cita: ”Il padrone dell’esercito è il popolo”

Quando l’esercito ha rifiutato di ammazzare il popolo, il figlio di Mubarak, Gamal, l’11 febbraio dichiarò al Capo settore del telegiornale che il maresciallo Kantawi aveva dato le dimissioni. Ma dichiarò il falso dato che il suo obiettivo era quello di far cadere il Consiglio Militare per danneggiare il popolo. Mubarak doveva assolutamente andare via .

Il colpo di Stato di Mubarak prevedeva di danneggiare non soltanto Piazza Tahrir, ma anche Suez. A quel punto il Consiglio Supremo iniziò ad indagare fino ad sancirne l’arresto. 

Il 28 gennaio i rivoluzionari dichiararono che mentre nel 23 luglio del 1952 la Rivoluzione era stata fatta dall’esercito appoggiata da popolo, stava avvenendo l’inverso, cioè  il popolo appoggiava l’esercito. I rivoluzionari hanno consegnato la rivoluzione all’esercito, ma il popolo sarà presente quando la rivoluzione avrà successo.

Lei ha ampiamente illustrato questa situazione, ma quale è la differenza tra rivoluzionari e conservatori?

Semplice. I rivoluzionari vogliono un cambiamento subito, i conservatori camminano molto lentamente, ma questa non è la nostra rivoluzione contro Mubarak. Se il popolo governerà sarà più facile, ma loro hanno fatto le deleghe al Consiglio Supremo per un periodo provvisorio. Questo è sbagliato.

La Prof.ssa Ahdaf Suef in un comunicato ha dichiarato che i rivoluzionari sono come i bambini, una volta che Mubarak è andato via loro si sentono tranquilli, invece dovevano restare vigili attenti a sorvegliare.

Si parla sempre di corruzione. Lei cosa ha da dichiarare?

La corruzione è una mancanza di educazione. Mubarak è stato il peggiore di tutti. Ha cercato di riportare il popolo indietro, quando da noi, già nel 1888 in Egitto, nasceva il cinema proiettato nella città di Alessandria, con i fratelli Alessandrini. Abbiamo avuto la ferrovia prima dell’India. Nel 1883 il Primo Parlamento con legge essenziale. La prima costituzione nel 1911. L’Egitto è una Nazione con un grande patrimonio culturale, peccato che abbiamo avuto 60 anni di dittatura, vedi Nasser, Sadat e Mubark.

Abbiamo intervistato il Dr Aly Afifi il quale ha affermato che il nuovo Egitto sarà comunista. Lei cosa ne pensa?

Non esiste in Egitto una maggioranza che vuole il comunismo, la maggior parte vuole un socialismo democratico o liberale. Sono pochi quelli che desiderano il socialismo pochissimi il comunismo. Ci sono altre persone che vogliono gli islamici. Il vero socialista di tutto il mondo è Maometto, un socialista democratico.

Ci spieghi meglio.

Il socialismo racchiude un’economia. Durante il Ramadan c’è un’ elemosina obbligatoria. I soldi nella Banca non devono essere toccati. L’Egitto non accetta sia il comunismo che i fratelli musulmani, ma lottano per il socialismo democratico. Attualmente ci troviamo davanti al residuo di Mubarak, bisogna estirpare il male

 

L’inviato, Luisiana Ruggieri


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

Magazine