Magazine Diario personale

Teresa e il pensiero vintage.

Da Bibolotty
Che nervi questa Italia che sta sempre a commentare,
colpa dei social network e della disoccupazione,
colpa di chi ha detto che solo l’ironia,
ci salva dalla noia e dalla misantropia.
L’ansia di dir qualcosa e di comunicare
di stare lì sul palco e tutti a straparlare.
Teresa e il pensiero vintage.
La fantapolitica e l’arte del complotto
son quasi più attraenti di un terno all’otto.
La storia è sempre quella ed è quasi un tormentone
non esiste più know how né la vera professione.
Ognuno s’improvvisa secondo l’occasione
oggi capitano, domani, cialtrone.
Tutti sempre in cerca del bruco nella mela
e ora ci si mette anche la giovane moldava.
Uno non è eroe ma ha fatto il suo dovere
l’altro è un vigliacco e non c’è altro da sapere.
Digitare un’opinione, o fare copia e incolla,
è ormai dell’esistenza, l’unica molla.
Il web è popolato da editori rinomati,
e tutti ci auguriamo di essere notati.
Ma giudici e padrini li incontri alle feste
alle inaugurazioni o nelle case d’aste.
La casta dei giornali e dell’editoria
badano al tuo nome e mai alla fantasia.
La colpa è di chi lascia a casa l’eccellenza,
lo Stato sempre il primo ad aprire la danza.
Le stanze di palazzo aperte alle veline
ventenni laureate a pulire le vetrine.
Dicono che il clima è veramente cambiato,
ma io la differenza ancora non la noto.
Inutile sforzarsi e sperare in un futuro,
nella vita devi avere solo un gran culo.
Non serve lo studio, non la competenza,
di quella già sappiamo che si può fare senza.
A nessuno proprio importa dove hai studiato
a tutti interessa chi è che hai conosciuto.
Teresa e il pensiero vintage.Sottosegretari che cercan soluzioni
Sono sempre i figli “di”, dei soliti padroni,
uno che a studiare non ha faticato
e che a ventidue anni è già laureato.
Lo studio di papà a sua disposizione
un doppio stipendio e la certa pensione.
Dovremmo finirla di stare a sindacare
di cercare ogni minuto la frase originale.
Un poco di umiltà e di ascolto interiore
e mettersi nei panni dell’interlocutore
Invece di cercare di emergere tra i tanti,
cerchiamo la verità che è in tutti quanti.
Non sono disfattista e la politica non c’entra,
è un fatto di costume in cui conta l’apparenza.
Io che sono nata negli anni sessanta,
io che ho preso tutta la mia dose d’ideale,
io che a colazione mangiavo latte e “Capitale”,
tra queste macerie, mi trovo proprio male.

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