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Terra di uomini liberi

Creato il 16 novembre 2011 da Mdalcin @marcodalcin

Terra di uomini liberiHo finito da poco di leggere “Terra di uomini liberi” il primo romanzo della rumena, naturalizzata francese, Liliana Lazar.
Perché l’ho letto? Come mai l’ho scelto in mezzo alla sterimata mole di libri presenti nel mercato? È una domanda che mi sono posto una volta terminato.
Per tre motivi, fondamentalmente.
Primo motivo. La recensione del premio Nobel Le Cleziò nel Corriere della Sera che lo esaltava.
Secondo motivo. L’ambientazione del romanzo: la Romania. Ho visitato circa un anno fa quei luoghi e avevo voglia di risentire i sapori, di rivedere quei paesini rurali persi tra le montagne, persi nel nulla, tra leggende e medioevali superstizioni.
Terzo motivo. Volevo, per la prima volta in vita mia, leggere una storia gotico rurale e questo libro mi sembrava proprio quello che faceva per me.

Il mio giudizio sul romanzo è fondamentalmente positivo. L’ho letto in meno di una settimana, tra impegni vari. Niente male, quindi… scorre che è una meraviglia, ma, come quasi sempre succede, c’è una sproporzione evidente tra la prima parte e la seconda. Mi è tornato in mente Shilds quando parla dei rumori degli ingranaggi narrativi. Nella seconda parte del libro questi rumori si fanno sempre più evidenti. Se nelle prime pagine la scrittrice sembra andare a briglie sciolte e i personaggi hanno un’energia magnetica che tiene il lettore incollato alla pagina, successivamente, proprio per l’esigenza di dare ordine alla “storia” e di arrivare ad una conclusione narrativamente accettabile, la scrittrice addomestica la vicenda, sottraendone di conseguenza l’energia creativa. Considerando ad ogni modo che è il suo primo libro mi sento di consigliare (ci sono momenti in cui si ha bisogno di leggere storie non troppo dense e impegnative)  questa movimentata favola gotica.

Voto 3/5

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