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The Fashion Rebirth: talk per la MFW

Creato il 25 giugno 2014 da Kenderasia @Kenderasia

The Fashion Rebirth: talk per la MFW

Ieri si è tenuto, in occasione della MFW, il talk The Fashion Rebirth, nella splendida cornice di SuperOrtoPiù: un vero e proprio orto giardino sulla sommità dei tetti di White, all’interno di Tortona Fashion District. Un’oasi verde da cui si domina la città meneghina per trovarsi più vicini al cielo terso oltre lo smog e il rumore del traffico. SuperOrtoPiù nasce da una progettazione di Michelangelo Pistoletto come luogo in cui si uniscono ecologia, architettura, nutrimento arte e design, un orto urbano pensile sul tetto di SuperstudioPiù. Lo spazio resterà aperto fino alla fine di giugno 2014 e poi per tutta la durata di Expo 2015. Si configura come tracciato del Terzo Paradiso, segno creato dallo stesso Michelangelo Pistoletto per dar vita a un luogo in cui natura e artificio umano si incontrino e si intersechino. Coltivare la Città è la condizione necessaria affinché l’uomo urbanizzato torni a integrarsi con l’elemento naturale all’interno di un hortus conclusus, luogo in cui può attuarsi una rigenerazione e un ritorno all’autenticità originaria.

 

The Fashion Rebirth

The Fashion Rebirth

 

Per The Fashion Rebirth relatori prestigiosi e tematica molto più che interessante: oggetto del talk era infatti la questione dell’eco-sostenibilità della moda e quale spazio possa esserci per una moda, per l’appunto, etica. A intervenire sul tema:

Mario Boselli, Presidente della Camera Nazionale della Moda italiana

Michelangelo Pistoletto, Fondatore di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto

Jane Reeve, Amministratore Delegato Camera Nazionale della Moda italiana

Mauro Rossetti, Direttore Generale Tessile e Salute

Massimiliano Bizzi, Whiteshow Seventy SRL

Alessia Corsetti, Senior Legal Counsel Valentino Fashion Group SPA

Rossella Ravagli, Head of CS&R Guccio Gucci SPA

Stella Jean, Fashion designer

sotto la moderazione di Paolo Naldini, Direttore Cittadellarte – Fondazione Pistoletto

The Fashion Rebirth

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The Fashion Rebirth

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The Fashion Rebirth

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The Fashion Rebirth

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La discussione verteva attorno alla vexata quaestio: può la moda essere eco-sostenibile e porsi in una prospettiva di responsabilità etica? Può il bello essere anche sostenibile? La direzione con cui dobbiamo guardare al futuro è il recupero di un legame etico tra azione dell’uomo e natura. Basti pensare alla profonda connessione – che si configura come rapporto di imprescindibile dipendenza – che intercorre tra la moda e le foreste. A fronte dei nuovi mercati in espansione e che diventeranno nuovi consumatori – 400.000.000 contadini cinesi si apprestano a inurbarsi – è necessario ripensare, vale a dire cambiare il modo stesso di pensare, il nostro rapporto con la natura. Diviene quindi imprescindibile modificare la prospettiva stessa di produzione e consumo. È per questo motivo che la sostenibilià deve diventare il fulcro della progettazione del design di domani.

Estetica ed etica non solo possono, ma devono unirsi per trasformare il mondo di oggi, con le sue culture e i suoi paradigmi. Artificio e natura non possono più essere antitesi contrapposte ma si deve lavorare in vista di un artificio naturale. Un’estetica densa di contenuti – divenuta etica – passa dalla tras-formazione alla trans-organizzazione. Non è più soltanto una possibilità, un’opzione: la moda deve attuare cambiamenti nel mondo reale. A questo proposito quindi si può e si deve parlare di the fashion rebirth, ovvero rinascita intesa come cambiamento sociale, un habitat in cui gli elementi si sono sommati. In questo senso va recuperato il concetto di habitus: un habitus mentale che diviene costume esteriore a partire dall’interiorità.

Il rischio attuale è quello di una perdita di credibilità. Per questo motivo è necessaria una trasformazione nella filiera, la quale deve garantire trasparenza e tracciabilità. Per far ciò, bisogna individuare prodotto case study dalla produzione al consumatore finale, in modo che si sfoci in una proposta di creazione di uno standard da proporre alle Nazioni Unite per garantire la tracciabilità. Valentino e Gucci sono in questo senso exempla di come dalla cultura del bello si possa arrivare a essere portatori di etica e sostenibilità. Gucci, ad esempio, esternalizza la produzione in Italia ma non esternalizza la responsabilità: verifica la sostenibilità sociale e ambientale.
L’iniziativa è nata in tempi non sospetti. Greenpeace sfida i grandi brand in modo da forzarli ad andare verso la sostenibilità, facendoli passare dalla sfida a nuove possibilità reali. È possibile creare vestiti bellissimi con il massimo rispetto per l’ambiente e per il consumatore. A livello concreto è stato stilato un elenco di 50 sostanze dannose, bisogna poi monitorare dettagliatamente ogni singolo passaggio della filiera produttiva. Nel frattempo è già stato creato un database delle sostanze usate nella produzione tessile in modo da poter collaborare con il Ministero della Salute. Pensate che il 7 – 8% dei problemi dermatologi derivano dalle sostanze presenti nei tessili! Si prospetta dunque indispensabile avere il quadro completo delle sostanze utilizzate e dei processi di lavorazione dei tessuti. La strada della trasparenza è non solo fattibile ma estremamente percorribile. Inoltre, la tracciabilità fa sì che vengano conrollati fenomeni come la deforestazione. A fronte dei costi  di investimento iniziali, soprattutto quando si tratta di realtà non molto grandi, si è visto che la sostenibilità sia profittevole sul medio termine: si ha il 13% di profit se vengono adottati criteri sostenibili e quindi si ottiene un abbassamento dei costi.

La necessaria conclusione è chequindi al kalòs deve accompagnarsi anche l’agathòs, andando a recuperare una visione del mondo classica in cui affondiamo le nostre radici. L’estetica deve trasformarsi in (est)etica. La moda non deve più essere soltanto qualcosa di bello a vedersi ma deve comunicare valore, contenuto. Ed è proprio pensando a una moda che parla e che si deve ascoltare che Stella Jean crea le sue collezioni, andando a interrogare e a lasciar parlare le culture. Cultura intesa come manufatto umano che si rapporta con la natura circostante. Dalla conoscenza culturale deriva a questo punto la coscienza di agire. La moda e il luxury hanno il dovere e la responsabilità di creare coscienza.

 

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