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The Host (di Bong Joon-ho, 2006)

Creato il 30 gennaio 2013 da Frank_romantico @Combinazione_C
The Host (di Bong Joon-ho, 2006)
Se c'è una cosa che mi dispiace è lasciare il blog a se stesso per giorni. Non che abbia altre possibilità, visto che mi trovo impegnato persino di notte, però dispiace lo stesso. Al di là delle visite che calano, del ritmo che si perde e tutto il resto. Detto questo sfrutto una mattinata libera della settimana per tornare a parlare di cinema e nel farlo ho deciso di parlare di un film coreano di qualche anno fa, un monster movie dal titolo The Host. No, non sto parlando dell'omonimo film in uscita quest'anno del regista/sceneggiatore Andrew Niccol, ma del lungometraggio del 2006 made in Bong Joon-ho, sud coreano passato alla ribalta tre anni prima con lo splendido Memories of Murder, thriller che presenta notevoli somiglianze con il Zodiac di David Fincher.
Seoul: un mostro spaventoso emerge dal fiume, uccide chi gli sta attorno e rapisce una ragazza. Il padre della giovane Hyun-seo inizia così una ricerca disperata nelle fogne, braccato dal governo che vuole metterlo in quarantena.
Il monster movie è un genere strano, addirittura difficile. Difficile perché esiste dal 1915 e qualcuno al giorno d'oggi lo potrebbe definire persino abusato. Dinosauri, scimmioni, vampiri, mummie e licantropi. Magari squali assassini e cani rabbiosi. Ce n'è per tutti i gusti. Ovviamente quando si pensa ai film di mostri il primo che viene in mente è King Kong. L'ultimo film sul gorilla più famoso al mondo risale al 2005 e arriva dopo anni in cui il monster movie era caduto in disuso. Ma l'opera di Peter Jackson non si rivela il successo sperato (ma qualsiasi successo, confrontato con quello de Il Signore degli Anelli, non è il successo sperato) ed ecco che i mostri non tornano ad essere i protagonisti preferiti di un film horror (o fantascientifico, o catastrofico) come i fan auspicavano. Bisognerà aspettare il 2008, bisognerà aspettare Cloverfield con la tecnica del finto documentario tanto in voga per riportare in auge il mostro terribile che devasta la città. Peccato che due anni prima ci avevano già pensato gli orientali riuscendo ad avere successo in tutto il mondo, Stati Uniti compresi, anche se qui da noi - in Italia - non se n'era accorto nessuno. 
The Host è un film realizzato con due euro (no, non sono proprio euro, ma non ricordo quale sia la moneta in uso nella Corea del Sud) ma per capirlo bisognerebbe guardarlo col microscopio. Questo perché i soldi non fanno un bel film anche quando si tratta di effetti speciali, bisogna solo cercare di limitare i suddetti. Se poi ricordiamo ancora una volta che non mostrare il mostro in tutto il suo mostruoso splendore è uno degli ingredienti indispensabili per poter portare la tensione e l'orrore a mille, allora capiamo subito come faccia The Host a funzionare così bene. Il film inizia con la genesi del mostro spiegata in piccoli passi. Non uno spiegone, semplicemente un'introduzione che tra l'altro serve ad introdurre un tema molto caro agli orientali, ovvero l'inquinamento ambientale. Questione di pochi minuti, poi vengono presentati i protagonisti, ci si mette a proprio agio, il mostro arriva e fa una strage. Ecco, la strage è congeniata in maniera talmente perfetta da essere (forse) una delle più belle scene di massa della storia del cinema. No, non sto esagerando: prendi un gruppo di persone, mettici in mezzo un pesce gigante con coda e zampe in computer grafica, e batti il ciak. Se tutto funziona alla perfezione vuol dire che abbiamo a che fare con una regia con le palle quadrate. 
The Host (di Bong Joon-ho, 2006)
Ma il fatto è che non si tratta solo di abilità tecnica, di direzione e effetti visivi. Pensare questo significa perdere di vista il nucleo della questione. In realtà si tratta di come affrontare un genere che ha quasi cento anni senza cadere nella trappola della banalità o, ancora peggio, della prevedibilità. Si tratta di appeal, di originalità e di rispetto: quello verso se stessi e quello verso lo spettatore. Allora The Host si rivela non tanto un film su un mostro gigante ma quello su un'ossessione. Torniamo al tema del precedente lavoro del regista. L'impossibilità di dimenticare, di andare avanti. L'impossibilità di essere altro da quel che ci ha reso la vita, le abitudini, il passato. Ma questo è solo uno dei tanti temi affrontati. Un  film cangiante, che non è mai lo stesso, cambiando pelle in passaggi spericolati da un genere all'altro. Action, catastrofico, horror. Commedia e tragedia. Protagonisti loser, perdenti che la vita riesce a mettere in una posizione talmente scomoda da far rivelare la loro vera natura: quella di reietti ma non di semplici vittime. Personaggi che vivono ai margini e che gli eventi spingono ancora più al limite, magari oltre. 
Il film è divisibile in due parti ideali, quasi un ritorno al passato: primo e secondo tempo. La prima (parte) dai toni commedy, la seconda tragedy. Il passaggio da una parte all'altra è realizzato con tale disinvoltura da essere spiazzante ma non innaturale, anche perché i due toni rimangono fusi dando all'intera pellicola un risultato omogeneo. Rendiamoci conto, nonostante il budget sia basso (rispetto ad altre produzioni, tipo quelle estere) parliamo comunque di un prodotto realizzato cercando di accontentare un po' tutte le tipologie di spettatori di genere. Ma il come, in questo caso, è molto più importante del perché: la tragedia che si respira è in grado di far nascere un sorriso tra le lacrime. L'attesa e la paura permettono allo spettatore di fare il tifo per i più deboli, quelli che partono in una situazione di svantaggio e che ad un tratto si ritrovano con il mondo contro. E noi lì a sperare che ci riescano a superare quel momento, perché se lo facessero ci riusciremmo anche un po' noi, con i nostri piccoli/grandi problemi quotidiani. Fino ad arrivare ad un finale da pelle d'oca che lascia con gli occhi spalancati e le bocche a forma di oho.  Si parla (sono passate anche diverse clip) anche di un remake. Io di solito sono contro i remake quando il film di partenza è buono. In questo caso il punto di partenza è ottimo, siamo di fronte a un capolavoro di genere, forse il miglior monster movie di questo secolo. Però vibro all'idea di vedere cosa si potrebbe fare con un budget più altro. Staremo a vedere. Nel frattempo mi riguardo questo gioiello del genio Bong Joon-ho
The Host (di Bong Joon-ho, 2006)

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