Il termine Ruins Haunter (inseguitore, ricercatore ossessionato di rovine. Il termine haunt si riferisce spesso alle apparizioni di fantasmi, da cui si è perseguitati, ma ha un'interessante assonanza anche con la parola hunter, cioè cacciatore) venne utilizzato (non so se anche coniato per l'occasione) per il grande fotografo americano Clarence John Laughlin (1905-85), famoso (ma non in Italia) per le sue immagini evocative realizzate a vecchie ville padronali o cimiteri abbandonati, ruderi dimenticati ed edifici diroccati, lungo il maestoso fiume Mississippi ("Ghosts along the Mississippi" è il suo libro più noto). Ma cos'è, o meglio: chi è il "Ruins Haunter"? Beh, io mi considero un adepto di questa "filosofia", i cui principi ispiratori sono indiscutibilmente la magia dei luoghi dove il tempo sembra essersi preso una rivincita sulle pretese degli uomini di poter dominare il pianeta. Se in una periferia urbana l'incuria e l'abbandono divengono presto degrado puro e semplice, ci sono luoghi in cui la scomparsa degli abitanti, l'oblio, la solitudine, trasformano intere città, borghi, castelli, casali campestri in autentici "TimeGates", cancelli del tempo, attraverso cui è possibile fare -come scriveva l'etnologo Marc Augè, quello che ha ideato il concetto di "non Luoghi"- "esperienza del tempo". In altre parole, il rudere, la rovina sono un valore in sé, qualcosa che può regalarci un'emozione, che può commuoverci, o farci riflettere. Ecco perché detesto certi restauri avventati: restaurare un rudere è un ossimoro, una contraddizione in termini. Comunque, è delle "Rovine e Macerie", come intitolava Augè un suo libro, che noi "Ruins Haunter" andiamo in cerca. Per il mio ultimo libro, che uscirà a settembre ed è dedicato ai castelli tra Corneto, Tuscania e Viterbo, ne ho visitate, di rovine! Quasi tutte di grande interesse, davvero emozionanti. Ve ne propongo un'anticipazione, nella galleria qui sotto (come sempre, cliccate sulle foto per vederle ingrandite)...