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The Woman In Black

Da Darksidex

The Woman In BlackUn corridoio lungo e poco illuminato, la luce si spegne piano piano e una figura in nero si avvicina. Una sedia a dondolo che si muove da sola, sempre più velocemente, e una sagoma agghiacciante che si mostra e si nasconde. Urla, vetri appannati e visi pallidi. Il regista di The Woman In Black si è soffermato su questi punti cardine del gotico per ricreare una paura e un timore fortemente visivi e molto coinvolgenti: il tutto condito da una buona recitazione e da una scenografia e una fotografia che ricreano sapientemente i paesaggi e gli interni descritti da Susan Hill. La trama ha subito alcune variazioni per adattarsi al grande schermo ma non ne ha sicuramente perso in impatto emotivo. La recitazione di Daniel Radcliffe mi è parsa buona, il protagonista poteva essere effettivamente caratterizzato in questo modo. Grazie a questo film, abbiamo inoltre la possibilità di provare due tipi diversi di paura: la prima deriva dalle singole scene e dalla suspense ben dosata e sempre al limite per lo spettatore; l’altra, più sottile, deriva dall’atmosfera malsana e pesante che si respira in tutto il libro. Sono sicuramente due paure ben lontane tra di loro ma in un certo senso complementari: per questo vi consiglio di fare entrambe le esperienze, prima leggere il libro e poi vedere il film. Una esperienza non esclude l’altra.
Personalmente non sono riuscita per ore a togliermi dalla testa il rumore e l’oscillare convulso di quella maledetta sedia. Quindi.. Missione “portiamo Susan Hill sul grande schermo” compiuta con successo oserei dire!


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