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Ti rubo uno scatto - fotografie oltre la pellicola

Creato il 12 marzo 2014 da Monica @lovedlens
Ti rubo uno scatto - fotografie oltre la pellicolaQuello del cinema è un mondo affascinante, ricco di arti e mestieri che si uniscono per lavorare ad uno stesso progetto, un unico obiettivo. Ma per chi aspetta con trepidazione di potersi sedere sulla poltrona rossa e poter finalmente godere del film tanto atteso, diventa allettante l'idea di poter sbirciare nel dietro le quinte. A rubare attimi ed immagini dal set ci pensano i fotografi di scena. Sono loro che con i loro scatti ci mostrano cosa succede sul set, quando i riflettori sono spenti e gli attori possono dedicarsi qualche minuto di riposo. Il loro compito è quello di lavorare nell'ombra per poter fermare un istante, un'espressione, un attimo di vita che altrimenti andrebbe perso, nell'immobilità della pellicola.
Un ruolo che spesso passa inosservato, trascurato a tratti sottovalutato nonostante il fatto che abbia regalato al cinema italiano ed internazionale scatti che sono passati alla storia. Lavorare fuori dalle luci della ribalta permette ai fotografi di scena di potersi allontanare completamente dalle direttive del regista e del direttore della fotografia mantenendo uno sguardo indipendente da tutto e da tutti, diventando così una sorta di narratore di storie mai scritte, di amicizie, incomprensioni e tensioni, una testimonianza volta a mostrare anche la complessità della vita sul set.Ti rubo uno scatto - fotografie oltre la pellicolaMa il valore di queste fotografie non è solo quello di poter raccontare il dietro le quinte di un set. Si rivelano fondamentali anche per le produzioni cinematografiche in quanto volte a mantenere viva l'attenzione dei giornali e del pubblico sul film. Un mezzo tramite il quale ottenere maggiore pubblicità e visibilità che nasce molti anni fa e che trova in Italia alcuni dei suoi più importanti esponenti. Tra questi vorrei ricordare Mario Tursi, adorato da Visconti, che ha lavorato tra i tanti anche con Pasolini e Troisi. Emilio Lari, un uomo che ha amato profondamente la sua professione soprattutto perché gli permetteva di poter lavorare con grandi artisti - da Francis Ford Coppola ne Il padrino a Fellini ne L'intervista e De Sica - e di poterli raccontare in una veste inedita «È un mestiere molto divertente e come diceva mio padre, è sempre meglio che andare a lavorare! Non si diventa ricchi, ma fa vivere bene. Il segreto per diventare un buon professionista è essere invisibili sul set, essere più discreti possibile. Ed esasperare ciò che si fa. Cioè far sembrare quello che fai il doppio di quello che hai fatto».Stili, film e vite completamente diverse che hanno celebrato la settima arte con fotografie che oggi rappresentano molto di più: la memoria nel tempo.
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