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Tifone di Joseph Conrad

Creato il 06 dicembre 2011 da Spaceoddity

Joseph Conrad sta diventando, poco alla volta, uno degli autori che ascolto di più. Eppure, lo leggo da sempre, sia pure con lunghissimi intervalli. Ricordo che una volta, in quarta ginnasio, la mia insegnante di inglese mi prese in giro affettuosamente perché stavo leggendo Lord Jim: lei, che ci lasciò tra le mani La peste di Camus e simili amenità, trovava buffo questo piccoletto al primo banco che ancora leggeva d'avventura. Tifone di Joseph ConradNon direi che lei avesse allora torto, anzi: a tredici anni, quella lettura - che non ho ripetuto - non poteva che avere un sapore ancora fanciullesco, non poteva provocarmi lo shock dell'esistenzialismo amaro che lei tanto amava (e io sento oggi profondamente mio).
E però Conrad, dai, Conrad. Mi sento idiota persino all'idea di volerlo riabilitare in me. Se allora mi si preparavano ben altri traumi intellettuali, oggi la lettura più o meno ravvicinata deLa linea d'ombra ad agosto (proprio a ridosso del mio compleanno) e di Tifone (del 1902) adesso ha il sapore di un'epifania, più ancora che una sorpresa. Sia chiaro cheTifone parla esattamente di ciò che ci si aspetta da un romanzo con questo titolo: racconta di una vaporiera, il Nan-Shan, che incontra un tifone e lo affronta con i mezzi a sua disposizione. Ma naturalmente parla anche d'altro: parla dell'imperturbabilità del capitano MacWhirr, una delle più algide manifestazioni della fermazza d'animo, e di un carico dicoolies sottobordo, un manipolo di avidi cinesi, rappresentati come anime perdute di qualche esotico inferno.
Il Nan-Shan deve affrontare in realtà ben più di una circoscritta e feroce turbolenza che sembra provenire dagli abissi: i viaggi per mare di Conrad sembrano l'avverarsi di una profezia interiore, se non addirittura il correlativo oggettivo di un'implacabile determinazione dei suoi personaggi. MacWhirr, di cui una lettera arrivata a destinazione dice che he got out of it very well for such a stupid man (se la cavò molto bene per essere un tale idiota), non è un eroe, non intende esserlo e non è questo il punto: non intende avere una forza profetica, è un uomo con una missione, che non crede alle scorciatoie, alle strategie, né, in definitiva, alla sua meta. Avanza nel racconto con lo stendardo di chi difende a gran voce la sua traiettoria, senza neanche premura di lasciarsela alle spalle, con la rigidità di chi non conosce che il dovere e una strada: una parola, lo spazio, il tempo. Tutto il resto è un accidente.
Questo capitano chiuso nel suo silenzio, che sembra pensare, ma non fa altro che inseguire una rettitudine tale da apparire balorda, va, va perché deve andare. Non so se se ne ponga il problema: ma quando comincia il viaggio, e il romanzo di Conrad, è la rotta la soluzione. MacWhirr non dà prova di stoicismo, perché lo stoico conosce le sofferenze e se ne tiene lontano; non dà prova di pietà, non dà prova di amore per l'armonia, il suo ordine è estatico e spietato. Eppure, quest'uomo inciso nell'ossessiva descrizione della sua stupidità, del suo anonimato, non posso non amarlo. Mi disturba non potergli parlare, non poterlo ascoltare nel chiasso del tifone; ma anche non sapere cosa dirgli. Tifone di Joseph ConradCapisco, oh, se capisco il primo ufficiale Jukes, che lo maledice e rinuncia a farsi intendere; seguo bene il timoniere, il fuochista e la torma brulicante dicoolies affamati. Ma navigo ancora anch'io sul Nan-Shan
Per una dispettosa empatia, seguo a perfezione i movimenti sul ponte e i rumori sotto coperta. Joseph Conrad è prodigo di paralleli, immagini,  in as, as iflike, in suggestioni, richiami alla poltrona dove leggi e alle esperienze che hai vissuto, come se tirasse fuori quel tifone dal tuo petto. Nell'ostinato stupor di MacWhirr trovo l'ingannevole superficie setosa e pacata di un racconto che, come una bonaccia, giunge fino al termine, quando tutto intorno alla nave riparte il lettore scopre di non essere il solo a leggere questa storia, ma di essere stato l'unico trascinato giù nei marosi e nella sedizione della paura.
Non saprei immaginare un film tratto da questo romanzo, non vorrei vederlo. Mi stupirebbe, invece, sapere che nessun coreografo abbia avuto mai l'idea di realizzarlo: solo nella danza, in una turbine di corpi, di forze e di animi, in uno spettacolo dei DV8 o di non so chi altri, potrei forse rivivere il rollio, il beccheggio, il burrone infinito di Tifone di Joseph Conrad.


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