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Titignano e dintorni

Creato il 18 gennaio 2011 da Lo Sciame Inquieto
Titignano e dintorni L'Umbria. Quella regione incuneata nell'Appennino e quasi inghiottita tra la Toscana, le Marche e il Lazio. Quella regione con i paesini arrocati su collinette dai versanti scoscesi. Con una campagna bella, ma vissuta. Rigogliosa, ma non leccata.
Quella regione che ancora - per fortuna - non è costruita a immagine e somiglianza dell'aspettativa dei turisti.
L'ho riscoperta grazie al provvidenziale consiglio di un'amica (grazie C.!), che mi suggerisce Titignano per una breve vacanza post-natalizia.
Titignano e dintorni Titignano è un piccolo borgo tra Orvieto e Todi, che fu fondato nel X secolo da un discendente dei Montemarte (come si legge in moltissime iscrizioni) e acquisì l'attuale configurazione (un palazzo signorile che domina una corte su cui si sviluppano la chiesa e le altre case in pietra viva) durante il XVII secolo. Passato alla famiglia Corsini di Firenze nell'800, il borgo è oggi un'ambientazione quasi magica, un'oasi di silenzio, di tramonti sul lago di Corbara e di oscurità illuminata dalla luna e dalle stelle (tranne quando orde di persone provenienti dalla città la invadono per gustare l'ormai nota cucina del ristorante dell'agriturismo).
Titignano e dintorni Il primo giorno arriviamo con la luce di un pomeriggio freddo, ma assolato e con un cielo tersissimo e subito ci facciamo consegnare le piccole mappe con annesse istruzioni per le passeggiate nei boschi e nelle campagne circostanti. Iniziamo con un breve giro che dalla pineta ci porterà nel bosco di querce e lecci, sulle tracce dei cinghiali, infine sulla strada bianca che ci riconduce al borgo. Giusto in tempo per vedere il sole tramontare sul lago di Corbara e le luci accendersi nella piazza del borgo, creando una suggestiva atmosfera.
La cena è oltre le aspettative, tanto più che il contesto è quello del salone di rappresentanza della sala padronale, con l'enorme camino a dominare lo spazio. Tra i salumi della zona, le fettuccine fatte in casa, la gallina al forno e una specie di mousse di yoghurt ai frutti di bosco (il tutto innaffiato dal buon vino prodotto dalla fattoria) torniamo "nei nostri appartamenti" con palato e pancia soddisfatti.
Un'occhiata alle stelle dalle finestre e poi subito a dormire il sonno dei giusti.
Titignano e dintorni Il giorno dopo contiamo di smaltire la cena facendo una passeggiata verso il lago di Corbara (tempo stimato: 4 ore, con circa 400 metri di dislivello). Sulla riva del lago non ci arriveremo mai (le indicazioni della nostra cartina non sono chiare) e nei boschi non è facile capire a quale "secolare quercia" bisogna svoltare a sinistra sulla "carrareccia". In compenso, il divertimento è assicurato dall'incontro con una buffa femmina di maremmano, che vive in un podere che incontriamo sul cammino e che decide di accompagnarci nella passeggiata. Prima, spavalda, ci precede di diversi metri, si inoltra nel sottobosco, spaventa e fa volare le anatre che scova negli anfratti; poi sempre più cauta, mi si appiccica al sedere scegliendomi come affidabile capobranco. Chissà poi perché.
Titignano e dintorni A volte seguiamo quello che pensiamo essere il suo senso dell'orientamento, ma evidentemente il suo senso dell'orientamento - se ne ha uno - non ci porta al lago. Sentiamo scorrere dell'acqua, procediamo speranzose in questa direzione, ma è solo un rivoletto in cui la nostra amica pelosa farà un bel bagnetto prima di infilarsi nella peggiore fanghiglia sulla strada del ritorno.
Ogni tanto la perdiamo di vista e pensiamo che sia tornata a casa. In un certo senso la cosa ci solleva, ma quando ricompare da dietro un cespuglio facciamo fatica a nascondere la contentezza. Una volta al suo podere, le facciamo molte feste e la ringraziamo della compagnia. Macché, è ancora dietro di noi mentre facciamo l'ultima salita fino a Titignano.
Titignano e dintorni Alla fine, abbiamo fatto più di 5 ore di cammino... ma l'adrenalina ormai in circolo fa sì che - fatta una doccia - ci dirigiamo con la "nostra" Pandina nera (in realtà è a noleggio) verso la vicina Todi. Non ci accorgiamo che possiamo prendere un comodo ascensore fino ai giardini Oberdan e così scaliamo a piedi il centro storico fino alla bella piazza del Popolo, illuminata a festa.
È tardo pomeriggio. Ovunque si vendono vini e salumi della zona, e ci viene una certa acquolina in bocca. Purtroppo, nessuna enoteca all'orizzonte. Grazie alla valida collaborazione di un "locale", troviamo il nostro posto dell'aperitivo, l'Enoteca Oberdan (esattamente il posto dove saremmo sbucati prendendo il comodo ascensore!). Riapre alle 18. Mancano 10 minuti. Fa freddo, ma resisteremo. Sono le 18,10. Elsa, la proprietaria, non arriva, ma ha lasciato il suo numero di cellulare sulla vetrina...
Pazientiamo e intanto esploriamo la zona circostante, che offre altre interessanti proposte da sperimentare i giorni successivi. Ogni giovane donna che ci passa davanti potrebbe essere Elsa. Alla fine, proprio quando componiamo il numero sul cellulare, ecco Elsa che infila la chiave nella toppa! Evviva!
Titignano e dintorni Il posto all'interno è piccolo, ma molto caldo e curato... Un disordine studiato ed accogliente, in cui tutto trasmette amore per il vino e per il buon bere (e mangiare). Primo bicchiere di Montefalco accompagnato da frittata e salumi serviti su una rustica striscia di legno; secondo bicchiere di sagrantino con secondo piatto di salumi e formaggi.
Usciamo felici e satolle. Ma ci aspetta la cena a Titignano. Impavida, guido fino al borgo lungo i numerosi tornanti. Arriviamo sane e salve, ma non usciremo altrettanto salve dalla cena, che ci dà la botta finale. La nottata, nonostante la tisana preparata in camera con il bollitore che provvidenzialmente ci siamo portate da casa, è ormai definitivamente compromessa.
Titignano e dintorni La mattina seguente scegliamo un percorso più semplice, quello che auspicabilmente ci farà arrivare alla Roccaccia, le rovine di un castello (o di un avamposto) che guarda sulle gole del Forello. Passiamo a vedere se al podere c'è la nostra amica maremmana, ma - lacrimuccia - non c'è. Così ci avviamo per la nostra esplorazione in solitaria.
Questa volta l'itinerario è segnato. Non ci possiamo perdere. E infatti non ci perdiamo. In agilità arriviamo alla Roccaccia da cui c'è una vista mozzafiato sulle gole da una terrazza naturale, il cui muro protettivo originario deve essere crollato. Lo strapiombo è impressionante e la mia leggera vertigine mi tiene a debita distanza, con la scusa di dover fotografare la bellissima flora circostante!
Titignano e dintorni Si torna indietro. Stasera niente aperitivi stroncanti, ché la cena è più che sufficiente allo scopo. Tanto più che domani si parte e abbiamo già adocchiato un'osteria dove pranzare prima del rientro a Roma...
Eccoci in piedi. È il giorno della Befana. Al borgo ci sono un sacco di macchine. Gente arrivata per il pranzo. La vista dalla finestra questa mattina è splendida. La nebbiolina rende le colline magnifiche e misteriose.
Si riparte, ma prima di tornare a Todi, al lago questa volta ci vogliamo arrivare. In macchina. Beh, in fondo, visto dalla riva non era un granché.
Ultimo giro turistico a Civitella del Lago, bel centro storico recuperato, una foto alla cisterna, un altro belvedere sul lago. E via. Si torna a Todi.
Titignano e dintorni L'altra sera ci è caduto l'occhio sull'Osteria Pane e Vino, segnalata dalla Guida Osterie d'Italia di Slow Food. Che, ce la vogliamo perdere questa occasione? Certo che no. Per sicurezza abbiamo pure prenotato.
Il posto è decisamente all'altezza delle aspettative. Pancetta all'aceto, carpaccio con tartufo, zuppa di orzo con verdure, risotto con zucca e zafferano, anatra arrosto e verdurine ripassate. Per finire, cuor di polenta: biscotti di mais con la crema calda. Slurp!!! Non dirò nemmeno del vino. Buonissimo.
Questa volta per fortuna abbiamo preso l'ascensore e con quello torniamo al parcheggio dove c'è la "nostra" macchinina. Eccoci di ritorno a Roma. Peccato. Si stava così bene in Umbria! Certo, un giorno di più e gli sforzi fatti negli ultimi 8 mesi per perdere qualche chilo sarebbero stati irrimediabilmente compromessi...
Comunque, un salamino di cinghiale me lo sono portato dietro! ;-)

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