Tra tradizione e nuove tendenze, la competizione sostenibile tra le aziende del lusso

Creato il 22 aprile 2014 da Greeno @greeno_com

Non è la prima volta che Greeno si occupa di moda.

Ricordate? In un viaggio scandito dall’analisi di pratiche come l’ “eco-swapping” e la proliferazione di “fashion-app” , arriviamo oggi, Giornata delle Terra e prodromo di una primavera che ancora si fa desiderare, alla croce e la delizia di ogni donna: gli accessori.

Borse, occhiali, scarpe e foulard, infatti, si stanno vestendo (con nostra grande soddisfazione) sempre più di verde: e non solo perché le tonalità menta riempiranno di colore gli armadi di molte signore (si pensi alla Pliplat di Hermes). 

O perché di legno sono i cappelli, le borse (la clutch della #capsulecollection nata dalla collaborazione tra Tetes de Bois e Tesler Mendelovitch), gli occhiali (must have secondo le riviste di moda: gli WooDone di Thomas Oberegger e Klaus Tavella), o le custodie per iPhone (vedasi woodmi.it) , rendendo il “#thinkgreen” un mantra ripetuto spesso in questa stagione, dalle passerelle allo streetwear.

Ma soprattutto perché sempre più “verde” sta diventando l’essenza più profonda del fare impresa.

Prendiamo, per esempio, Bottega Veneta, marchio storico del #madeinitaly targato Vicenza. Pur rimanendo fedele al proprio stile tradizionale, nato dalla combinazione di artigianalità, cura dei dettagli e materiali di eccellenza, dal 2007 l’azienda ha infatti avviato un profonda trasformazione che non ha riguardato né il prodotto né la comunicazione (vi ricordate le #4P?), quanto piuttosto l’approccio ad essi. Una rivoluzione silenziosa ma radicale, costante e paziente come uno dei fiumi che scorrono placidi circa 40 metri al di sotto dei laboratori di pelletteria.

Step #numero1: abbandonare la vecchia location nel sito siderurgico di Vicenza, da circa 40 anni sede dell’azienda, per trasferirsi a Villa Schroeder-Da Porto, località Montebello Vicentino. La motivazione? Dare a @BottegaVeneta una collocazione più consona all’idea di lusso che rappresenta. Si trasferiscono il management, la direzione creativa e il 95% della produzione. Il risultato? @BottegaVeneta sale al nono posto nella classifica “Great place to work”.

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, Villa Schroeder-Da Porto è una villa rurale di metà Ottocento, posta all’interno di un’area di 55 mila metri quadrati e protetta dai Beni ambientali perché ospita, al suo interno, un parco secolare. Completamente ristrutturata, essa ha aperto i propri spazi ad uffici, laboratori, e alla Scuola di Pelletteria. E poi a un ristorante, un museo aziendale e un ampio parcheggio per le biciclette.

Un restauro svolto all’insegna dell’ #ecofriendly: utilizzo di legno certificato, materiali con composti di riciclato, salvaguardia del 75% del patrimonio architettonico preesistente, check up climatici, sviluppo di un sistema di illuminazione che “dialoga” con la luce ambientale esaltando il rapporto dell’edificio con il parco, un tetto fotovoltaico di circa 1200 metri quadrati, lo sviluppo di un impianto di condizionamento dell’aria che, grazie a una serie di sistemi di pompaggio, scambio termico e reimmissione nel suolo, si approvvigiona dell’acqua di falda, mantenendo sia d’estate che d’inverno una temperatura costante di 16-17 gradi. Niente centrali termiche, niente gas, nessuna emissione diretta di anidride carbonica nell’atmosfera, consumi elettrici limitati. Un successo raggiunto grazie anche alla collaborazione con l’Università di Padova.

E poi ci sono le #certificazioni: quella #energetica A e A+ nei consumi energetici; quella sull’ #environmentalmanagement ISO 14001, che calcola inquinamento, scarti, rifiuti (gli avanzi della pelle vengono ripuliti dalle eventuali tracce chimiche e riutilizzati come concime) e gestione dell’acqua (l’acqua piovana viene raccolta in una vasca sotterranea per irrigare i prati e alimentare una fontana ottocentesca). E poi la #LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), rilasciata dal Green Building Council: un riconoscimento che premia non solo il modo in cui uno spazio è costituito, ma anche il modo in cui viene vissuto e percepito da chi lo occupa. Una valutazione integrata di #vivibilità, in una parola.

Un percorso parallelo ha intrapreso Furla, che durante la scorsa FashionWeek a Milano ha animato “Verso una Creatività Sostenibile”, un incontro tra Michelangelo Pistoletto, Alessandro Mendini e Daniele Pario Perra sui temi della #progettazione collettiva, dell’auto-produzione e del #riciclo. L’affermazione di come la #creatività possa essere uno strumento per costruire un nuovo approccio sostenibile al mondo futuro. Perchè, in fondo, il creare diventa sempre più un saper ri-creare e ri-ciclare, cioè «ridare vita a qualcosa che è morto» (citando Pistoletto).

E allora, signore e signori, aprite i vostri armadi: la #competizione tra le aziende del #lusso oggi si gioca attraverso il #prodotto, la #comunicazione e, più che mai, un #fare sostenibile.


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