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Tramontana

Da Francibb @francibb

Fuori, Tramontana.

Esco. Rincorro piante fredde e spoglie che rotolano per il terrazzo. Porta odore di bosco innevato e di terra buona per le primule la tramontana chiara. Mi piacerebbe fermarmi qui, ancorare le mie gambe e lasciarmi al vento, alla voglia di essere più a nord, ai piedi delle montagne che vedo così nitide anche da qua. Intreccio le braccia per proteggere il cuore ma non ce la faccio. La nostalgia sferza in faccia il suo urlo possente. Chiudo gli occhi.

Vinta rientro di corsa.

Schianta, come tuoni di temporali e tempeste senza sosta catapultati fuori uno ad uno delle Alpi. Treni sferraglianti e senza stazione corrono sul tetto della casa e si allontanano.

Insolente si insinua nelle imposte e mi viene a cercare con i suoi refoli freddi fin sulla scrivania. Muggia, stride e mi distrae. E a ogni raffica. Ogni brontolio mi sorprendere riportando la testa lontano, al riparo sotto i monti.

E così ora è anche dentro la Tramontana, il vento che parla.

Un parlare a scatti, sguaiato talvolta e talvolta bisbigliato, trascicato. Davanti alle mie finestre passano sagome di uccelli stanchi di contrastarla, stanchi di essere sbalzati giù dalle antenne e sfrattati dai cornicioni. Si dibattono scomposti cercando un nuovo appiglio.

Anch’io cerco di riportare la mia attenzione sul mio computer. Ma le dita si ghiacciano agli ululati e faticano ad andare avanti. Mi devo fermare, devo assecondare il suo potere, devo farmi portare altrove da una raffica di tramontana.


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