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Tranquilla, è che sono inglesi

Creato il 20 gennaio 2011 da Lacocchi @laCocchi
Quando le vostre nonne vi dicevano "Mogli e buoi dei paesi tuoi", forse un po' ci azzeccavano. E forse avrebbero dovuto aggiungere anche un "Ma pure un po' mariti e amici, dei paesi tuoi".
Che poi con questo non voglio dire che le relazioni in cui uno dei due è di un'altra nazionalità siano destinate a finire, direi proprio di no.
Ma con questo voglio dire che, per mantenere una relazione con qualcuno di un'altra nazionalità, ci vuole molta pazienza, molta voglia di conoscersi, una grande fantasia e un grande spirito di adattamento perchè non sai mai quello che ti capita, e soprattutto, un grande, grandissimo, evolutissimo, geniale, senso dell'umorismo. Perchè scherzare sopra alle vostre rispettive abitudini nazionalpopolari è fondamentale. Siano quelli con cui voi uscite i vostri nuovi amici, amiche oppure fidanzati internazionali.
Albion mi ospita da sei mesi, e in questi mesi ho fatto amicizia con un po' di inglesi, ecco.
Vi avevo già parlato delle loro abitudini (capitolo 1 e capitolo 2), ma nei due post si discuteva degli albionici molto in generale, si discuteva del loro amore per la scoreggia selvaggia e della passione irrefrenabile delle inglesine per le gonne molto corte portate senza calze.
E' che allora non avevo ancora amichetti inglesi che mi aprissero la mente su cose a me sconosciute, come il "Diary", o "Il mio tavolo a casa ha solo 6 posti a sedere, in 7 non ci stiamo" o "Eh, no, domani non posso: gioco a calcio dalle 5 alle 7."


Alla base di tutto ciò, c'è che l'inglese mi è un po' rigidino. Poco flessibile. Assolutamente incapace di unire due cose in una giornata sola e di non pianificare ora per ora le cose da fare.
"Tranquilla, è che sono inglesi" mi disse più di una volta sorella Petulans, abitante in Albion da 6 anni e grande conoscitrice degli inglesi, davanti alle mie incazzature per questa necessità di organizzare tutto e tutti dei miei nuovi amici madrelingua inglesi.
Nemmeno le guardie di Her Majesty sono così organizzate. Nemmeno loro, secondo me, c'hanno questa fissa del diario.
La prima volta che ho fatto conoscenza con il "Diary" stavo tornando a casa in taxi con questo mio amico brit pop, dopo svariati drinks.
"Senti, vuoi venire a un concerto la settimana prossima?"
"Quando?"
"Tipo sabato, mi pare. Si, sabato sera."
"Mh, devo controllare il my dairy, sai, non posso dirtelo ora. Può darsi che io debba andare a shooting con i miei amici."

L'ho guardato per un attimo. Poi ho pensato che stesse scherzando: il diario, shooting i poveri animali in giro per le proprietà dei suoi amici, dai, ma cos'è, ma è uno scherzo.
Convinta del fatto che fosse uno scherzone, ho detto: "Eh, no, ma anche io devo controllare il mio diario, forse devo andare a caccia alla volpe sabato" e sono scoppiata a ridere per quelli che saranno stati 20 secondi, ma che per lui saranno sembrati un'eternità di stronzaggine italiana e di incomprensione delle abitudini albioniche.
Ora, memore della mia incapacità di capire che gli inglesi hanno un diario (e che ogni giorno ci scrivono cosa fanno, le cene a cui sono invitati, e i weekend in cui vanno a cacciare i piccioni, e che prima di dire si a qualsiasi cosa, pure un caffè di un'ora un pomeriggio, devono controllarlo, sto benedetto diario) ogni volta che parliamo di qualcosa che potremmo fare a distanza di una settimana, il mio amico brit pop inizia la frase con: "NON STO SCHERZANDO. DEVO CONTROLLARE IL DIARIO. TI FACCIO SAPERE DOPO."
Conosciuto il diario, pensavo di aver fatto conoscenza con tutto quello che dovevo sapere degli inglesi. E invece no.
Sarà colpa di Jamie Olivier (famoso chef brit pop, di cui avevamo discusso qui) che nei suoi programmi cucina solo per un massimo di 6 persone, ma sembra che a casa loro, gli inglesi non possano mai invitare più di sei persone.
"Sai, Costanza, voglio fare una cena la settimana prossima."
"Bello, quando? La segno sul diario."
-risate- finalmente l'hanno capito, il mio senso dell'umorismo-
"Giovedì. Però c'è un problema..."
"E che problema c'è?"

"Volevo invitare 7 persone. MA AL MIO TAVOLO CI SONO SOLO SEI POSTI. IN 7 SI STA STRETTI. NON CI SI STA PROPRIO."


Ho pensato che io, alla Caroline, non la inviterò mai a cena a casa mia. Dove una volta ho cucinato, infornato torte e fatto stare 10 persone in uno spazio grande più o meno come la sua grande camera da letto matrimoniale + bagno annesso.
Solo che quella era tutta la superficie calpestabile di casa mia.
Se poi volete incastrarvi tra i programmi degli inglesi, siete dei poveri illusi.
Non possono fare più di una cosa alla volta. Una cosa per giorno. Non esageriamo.
"Sabato gioco a calcio."
"Tutto il giorno? Io sono off, andiamo al cinema poi?"
"Eh, no, gioco a calcio."
"Ho capito ma a che ora?"
"A ora di pranzo."

"Ah, e a che ora finisci?"
"Per le 3."
"E poi?"
"E poi devo CHILL A CASA."

Tutto il santo pomeriggio a chill a casa. Manco avessi chiesto di andare a fare bunjee jumping, una maratona, windsurf nella Manica: io volevo solo andare al cinema.
La questione di chill a casa, ovvero passare la serata a cazzeggiare a casa, guardarsi un film e varie ed eventuali, è un'altra abitudine molto comune.
Voi vi organizzate una serata, la segnate sul diario, e poi tutto d'un tratto a loro viene in mente che vogliono passare quella serata li, proprio quella, a chill a casa a guardarsi un film e a bere una birra.
Che va bene una volta, due, ma poi anche basta.
L'organizzazione strategica delle giornate è altra abitudine che a me, che sono l'anti organizzazione in persona, lascia un po' perplessa. Io sono il caos, fondamentalmente: mi programmo le giornate e poi non mi vanno mai come devono andare. Dico che mi sveglio alle 9, poi mi sveglio alle 11. Dico che vado a correre, poi non ci vado, dico che cinque minuti ancora a letto non cambiano niente, e poi arrivo sempre in ritardo.
Gli inglesi, invece, tutto quello che dicono, poi lo fanno pure. E secondo orari stabiliti con precisione svizzera: se si decide che ci si trova alle 19, poi si va a cena alle 20.30, poi si va a ballare alle 23.45, quello è. Nessun'altro cambiamento verrà accettato. Quello è il programma, ci si attiene agli orari prestabiliti. Ecco.
Gli inglesi sono dei precisini incredibili: a loro non piace che gli si scombussoli l'agenda, si fa quello che c'è scritto sul diary.
E se c'è scritto cena alle 20.30, e voi, da bravi italiani, siete in ritardo, sappiate che ai brit pops non piacerà molto.
Che poi alla fine, un po' di caos nella loro perfetta organizzazione, gli fa un gran bene.
Quella volta che ho fatto mangiare la pizza al taglio con la birra seduti su dei gradini ad un mio amico albionico ( perchè tutta la serata era andata storta, e non per colpa sua. Per colpa mia.) lui mi ha detto: "Alla fine è divertente non avere sempre tutto programmato, fare un po' le cose come capitano. Noi inglesi non lo facciamo mai."


E io, mangiando il mio arancino zozzo unto e bisunto e bevendo la mia birra Peroni, gli ho risposto: "Tranquillo, è che sono italiana, sai com'è."

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