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Tre anime luminose fra le nebbie nordiche. Le sorelle Brontë

Creato il 26 ottobre 2015 da Antoschu @antoschu
"Ma essa con gli occhi rivolti ai suoi moors, ricordava le lezioni ivi imparate, che tutto si trasforma e nulla si perde in natura, ed era convinta che ciò che è morte nell'individuo, è vita nell'universo."

Cari lettori, oggi vi presento una nuova collaborazione che si va ad aggiungere alle altre del blog; non si tratta di un romanzo, ma di una biografia; una vera e propria riscoperta che ho potuto leggere ed apprezzare grazie alla Casa Editrice Flower-ed: Tre anime luminose fra le nebbie nordiche. Le sorelle Brontë di Giorgina Sonnino, edito per la prima volta nel lontano 1903 e oggi riproposto nella collana Windy Moors del suddetto Editore che si propone di portare alla nostra attenzione quei testi caduti nel dimenticatoio e riguardanti l’età vittoriana. Tre anime luminose fra le nebbie nordiche. Le sorelle BrontëIl saggio in questione rappresenta un documento prezioso soprattutto per il pubblico italiano interessato alle famose sorelle scrittrici dello Yorkshire, in quanto rappresenta la primissima biografia in lingua italiana scritta quando gli studi intorno alle tre sorelle Brontë erano prettamente in lingua inglese. Il testo narra, attraverso quattro tappe, quella che fu la vita di Charlotte, Emily ed Anne Brontë partendo dalla loro infanzia e formazione nella selvaggia e isolata brughiera circostante Haworth. Conosciamo i loro sogni d’indipendenza e i caratteri delle tre sorelle, tanto diverse l’una dall’altra quanto unite; la loro passione comune per le storie e per la scrittura; la figura del padre, il reverendo Patrick Brontë; del fratello Branwell; il viaggio che Charlotte fece a Bruxelles con la speranza di acquisire una formazione adeguata per aprire una scuola propria una volta tornata in Inghilterra; i vari lutti che colpirono e segnarono per sempre la famiglia; i rapporti con gli editori e le travagliate vicende delle loro prime opere; il successo che Jane Eyre portò alla sua autrice.Tutti questi punti sono sapientemente documentati e ricchi di aneddoti, presenti attraverso stralci delle lettere dei protagonisti, e più avanti, quando Charlotte ebbe la sua fama, per mezzo delle dichiarazioni di critici e letterati del suo tempo che la conobbero o furono tra i primi a leggere le sue opere. Ciò dà a questa biografia uno stampo storico. Sebbene il saggio della Sonnino riguardi prevalentemente la figura di Charlotte Brontë e la ritragga con assoluta fedeltà, personalmente il suo discorrere in merito all’autrice di Jane Eyre non mi ha impressionata particolarmente, non mi ha quasi mai emozionata davvero come, al contrario, ricordo mi accadde leggendo La vita di Charlotte Brontë di Elizabeth Gaskell, malgrado le ragioni siano forse tra le più ovvie e riconducibili alla conoscenza diretta tra le due suddette autrici e all'affetto che le univa. La biografia della Sonnino è riuscita invece a catturarmi nei capitoli che, nella seconda parte, dedica a Emily Brontë (probabilmente la sua favorita). Si tratta di un approfondimento che mette in evidenza lo spirito forte, non curante dei rapporti sociali, amante della natura e degli animali, che appartenne a Emily e a Emily soltanto; il suo ingegno non comune, la cupa potenza della sua mente originale; la sua passione per la poesia, che l’accompagnò sempre. Ciò è delineato egregiamente dall’autrice addirittura in un confronto di caratteri, di stile e di applicazione alla scrittura tra Charlotte ed Emily. La prima affascinata dallo studio del francese e aperta al desiderio di conoscenza che la porta a dire di avere "un così forte desiderio di un paio d’ali"; la seconda ammaliata dal romanticismo tedesco che spiega le influenze di Cime Tempestose, e chiusa volontariamente nell'immensità della sua brughiera. 

Tre anime luminose fra le nebbie nordiche. Le sorelle Brontë

L'edizione del 1903

Poco si concentra sulla figura di Anne Brontë della quale la Sonnino si limita a tracciare brevemente la figura delicata, la religiosità vissuta quasi come compito imposto, i suoi due romanzi e la precoce dipartita. Al contrario, e questo mi ha fatto davvero molto piacere, ella dedica un intero capitolo al fratello Branwell Brontë, a quel giovane che dipinse le tre sorelle e si cancellò dal quadro, poeta anch’egli, sul quale la famiglia contava con le migliori aspettative e che perì dei suoi stessi vizi tra una sorella che gli perdonava nonostante tutto (Emily) e un’altra che se ne staccò assai dolorosamente (Charlotte). Dopo averci illustrato la vita dei suoi familiari, la terza e la quarta parte si concentrano sull’attività letteraria di Currer Bell e di come visse realmente il rapporto non facile con il circolo londinese di letterati dell’epoca e con il pubblico; le critiche positive e negative ai suoi romanzi, le relazioni che stabilì dopo la morte delle amate sorelle, il suo aggrapparsi alla scrittura per sopravvivere all’enorme dolore; il concepimento e la nascita degli altri due romanzi Shirley e Villette; il suo matrimonio e la sua prematura scomparsa. La Sonnino ci mostra Charlotte, ragazza prima e donna poi, devota ai propri doveri, fiera, coraggiosa, appassionata e che sebbene sogni orizzonti più lontani ed ampi, quando vi giunge soffre la lontananza da casa fino a stare male fisicamente; timida e inadeguata in mezzo agli altri; l’assoluta onestà che la contraddistingue sia nella vita che nei romanzi; la sua intelligenza e il suo acume di giudizio, tanto che l’autrice del saggio afferma che ella avrebbe potuto essere un’eccellente storica; la consapevolezza del proprio dono che la salva e al quale ella si afferra tenacemente. L'autrice attribuisce, giustamente, a Emily il genio, mentre evidenzia ed analizza quei difetti che la critica del tempo attribuiva ai romanzi di Charlotte, talvolta avvalorandoli, talora distaccandosene. In ultimo tengo a esporre un mio pensiero riguardo al testo e che va al di là del contenuto che è più che buono e godibile: nell'introduzione viene specificato che nella riproposizione di questa biografia si è preferito lasciare al lettore una lettura dal gusto antico e quindi alcune formule dell’italiano del primo Novecento sono rimaste tali, come pure l’utilizzo dei nomi - tutti, compresi quelli dei personaggi dei romanzi - nella forma italiana; ebbene quest’ultima, quella dei nomi, è una cosa che ha intralciato non poco la mia lettura, e per quanto possa sembrare una banalità, non lo è. Avrei gradito un riadattamento, non dell'italiano dei tempi della Sonnino perché ciò che sa di antico mi piace, ma almeno dei nomi in inglese. Antonella IulianoPer l'acquisto del cartaceo: QuiPer l'acquisto dell'ebook: Qui


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