Turchia al voto: occhi puntati sul partito alternativo HDP

Creato il 07 giugno 2015 da Rodolfo Monacelli @CorrettaInforma

Oggi la Turchia scende in campo. Non parliamo di sport, ma di scegliere il proprio futuro. Si, perché il popolo turco è chiamato alle urne per le elezioni politiche che in pratica rappresentano un referendum su Recep Tayyip Erdogan, l’uomo che governa la Turchia ormai dal lontano 2002. Difficile dimenticare i momenti di tensione che han caratterizzato la sua legislatura a dir poco autoritaria, tra cui la protesta di Gezi Park nel 2013: il 28 Maggio un gruppo relativamente contenuto di persone scendeva nella piazza per protestare contro l’imminente costruzione di un centro commerciale, proprio lì al posto dello storico parco di Gezi, ad Istanbul. Da lì le ingiustificate reazioni della polizia, protagonista di una carica repressiva contro quei manifestanti pacifici. Questo comportamento assunto da istituzioni e governo hanno attirato l’attenzione internazionale su quanto stava accadendo in Turchia, raccogliendo malumori e critiche da Ue, Stati Uniti e Onu. Migliaia di persone decisero di scendere in strada per supportare la protesta e contrastare il violento comportamento del governo turco. Il bilancio finale è stato di 867mila feriti e 9 morti.

Tornando alle elezioni parlamentari che si stanno svolgendo in queste ore, sono chiamati al voto 54 milioni di cittadini e per la prima volta il partito AKP (Giustizia e sviluppo) di Erdogan non ha la solita certezza di raggiungere la maggioranza assoluta. Nonostante il gran numero di liste (20) e i candidati indipendenti (166) sono principalmente quattro i partiti che si contendono la presidenza in Turchia:

AKP, partito uscente di Erdogan;

CHP, partito sinistroide e socialdemocratico;

MHP, partito nazionalista;

HDP, partito di sinistra nato dal movimento curdo e guidato da Selahattin Demartis;

La soglia di sbarramento da raggiungere per entrare in Parlamento è pari al 10% e molta attenzione viene posta sul partito HDP, che qualora riuscisse a far entrare i suoi uomini al governo, creerebbe non pochi problemi alla pseudo ri-elezione di Erdogan. Il neo partito democratico nasce il 16 Ottobre 2013, proprio dopo la protesta di Gezi Park, con l’obiettivo di creare una reale opposizione alla solita maggioranza turca.

Il Presidente uscente chiede alla Turchia una massiccia presenza alle urne, per affermare nuovamente il proprio potere e creare così una Repubblica presidenziale. La riforma della Costituzione accentrerebbe dunque maggiore potere nell’organo della polizia e ne toglierebbe invece alla magistratura.

Il conteggio dei voti partirà alle ore 16(italiane) quando i seggi saranno chiusi.


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