Tutti i colori del bianco

Da Eatitmilano @Eatitmilano

Ovviamente si parla di vino bianco. Il luogo comune lo vuole associato alla stagione estiva. Certo quando fuori – e dentro – la temperatura supera la umana tolleranza inutile dire che all’ora dell’aperitivo si preferisce un bel calice fresco di bollicina o vino bianco fermo.

Un altro luogo comune vorrebbe che i bianchi siano generalmente vini da bere giovani e non votati all’invecchiamento. Tutti i colori del bianco, degustazione verticale organizzata dall’associazione Gowine nelle eleganti sale dell’Hotel Michelangelo ha invece scelto di mettere in parata  quei vini bianchi che possono sostenere il passare del tempo e dare il meglio di sé a distanza di anni.  Centinaia le bottiglie in degustazione, molti i produttori presenti e disponibili a raccontare i loro vini, le regioni italiane tutte rappresentate (da segnalare anche la presenza del Consorzio Vini Tipici della Repubblica di San Marino con un Caldese – Chardonnay  e Ribolla di San Marino – delle annate 2009 e 2007).

Non abbiamo purtroppo potuto berli tutti: poco il tempo a disposizione e anche la capacità di tenuta di chi scrive… ma grande la soddisfazione al naso, al palato, ai sensi. L’incontro con Rocche del Gatto e la sua generosa selezione di bottiglie di Vermentino 2011, 2010 e 2005 , di Pigato 2011, 2010 e 2006 e di Spigau 2008, 2007, 2006 e 2004 (quest’ultimo è il suo Pigato più importante e complesso, dal colore intensissimo e lievito, risultato di una selezione di uve raccolte a mano i primi 15 giorni di ottobre) è sempre sorprendente: Fausto De Andreis, personaggio singolare e grande interprete dei vitigni liguri di Ponente, ha generosamente portato con sé tante bottiglie e ci ha stupito con un Pigato 2010 di ortensia, particolarissimo, fiorito. Il più giovane esponente del 2011 è fresco, già pronto. Quanto al 2006, più impegnativo, richiama al palato il suo giusto abbinamento con pesce e crostacei.

Dalla Liguria al Friuli Venezia Giulia: il Traminer Aromatico 2010 e 2006 di Borgo delle Oche è stata un’altra sorpresa: rosmarino, salvia, addirittura liquirizia nel più giovane 2010, al tempo stesso piacevolmente verde, capace di bucare  un palato già provato da molte degustazioni con la sua personalità. Capacità questo che ho potuto riscontrare anche nei piemontesi Erbaluce di Caluso di Cieck Misobolo 2011 e 2001: il primo piacevolissimo e abile nell’identificarsi al palato dopo il Traminer friulano; il secondo  ancora molto fresco nonostante i suoi 11 anni di vita, e potenzialmente ancora “invecchiabile” senza rischiare la discesa.

Tutt’altra filosofia e lavorazione per un altro produttore friulano: Zidarich, Carso triestino, fa vino biologico, non filtrato – ovvero niente solfiti e presenza di sedimenti. A Milano ha inviato in degustazione un Carso Malvasia 2009, dalla nota molto verde, originale per un vino tendente al dolce come la Malvasia.

Infine, degno di nota il vino come racconto del territorio che rappresenta: chi lo produce può essere capace di trasmetterti il suo stesso entusiasmo. Come il signor Vajra di Barolo  e la figlia che nel porgerci il loro Langhe Bianco Petracine 2010 (riesling in purezza) e il Langhe Bianco Dragon 2011 (chardonnay al 70% e sauvignon) – buonissimi! – ci hanno parlato e fatto degustare i lori vini  con estrema, palpabile passione. E quando questo avviene è bellissimo, va ben oltre il  palato ed il piacere della degustazione e lascia il segno.


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