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Umiltá vuol dire ammettere #noncelapossofare

Da Mammeindifficoltà
Sono incinta del mio secondo bambino.
La prima gravidanza è stata più o meno una passeggiata. Ero autonoma, facevo praticamente di tutto. Marito mi dava una mano, ma non abbiamo mai avuto bisogno di aiuti esterni, anche perché seppur chiedendoli, non ne avremmo avuti.
Il giorno prima di rompere le acque ero piegata sulla vasca che strofinavo per
lavarla. Assieme a marito abbiamo tirato a lucido tutta casa.
In tre anni le cose sono cambiate, ci sono state cose che hanno stravolto la mia famiglia di origine, per cui se prima potevo contare poco su di loro, ora non ci posso proprio contare.
Ma non importa, mi sono sempre detta, io ce la faccio da sola!
Polpetta va al nido, io sono a casa in gravidanza a rischio ambientale, un gran vantaggio rispetto a chi lavora fino all'obbligatoria.
Il primo mese di gravidanza, trascorso a riposo assoluto, Marito è stato un aiuto prezioso, ora che sto bene, sono autosufficiente, ce la faccio, faccio io.
Così per mesi ho mandato avanti la casa da sola. Marito lavora a tempo pieno, quando arriva si fa in ventiquattro ed io non voglio pesare ulteriormente su di lui.
Pulisco, lavo, cucino, stiro, porto il bimbo al nido, lo vado a riprendere... Faccio tutto. Lui deve pensare solo a lavorare. In fondo sono a casa, sono forte!
Ma i mesi passano e di settimana in settimana sono sempre più affaticata e ingombrata. La pancia è sempre più grossa e pesante. Le pulizie di casa sempre più un'ardua impresa. Ma imprecando tra me e me vado avanti, continuo. Ce la posso fare, mi ripeto. Sono forte!
No.
Lo ammetto. #noncelapossofare!
Sono un essere umano. Domani inizio la trentunesima settimana.
Stamattina ho alzato le sedie, sgombrato la casa per le pulizie profonde. Ho aspirato tutta casa, lavato sanitari e pavimenti. In fondo due settimane fa ho pulito i vetri di casa e ricevuto 15 persone in occasione del compleanno di Polpetta, ce la devo fare, mi dico con rabbia.
Ma la pancia diventa dura, il mal di schiena insopportabile, la pancia ingombra e pesa troppo.
Tiro giù le sedie della cucina, preparo la torta per la merenda di Polpetta e della sua amica, che ci ha invitati a giocare nel giardino di casa sua, dopo il nido e decido che no. Ho dei limiti. Non posso fare tutto da sola.
Devo scendere dal mio piedistallo per il bene mio e del Micronano.
Quando Marito tornerà a casa per la pausa pranzo gli chiederò se per favore mi sistema lui il resto della casa. Tanto il pranzo è pronto, basta solo impiattare.
E da settimana prossima le pulizie le faremo insieme quando Marito torna dal lavoro.
Essere umili ed accettare i propri limiti non significa essere privi di valore.
Significa essere consapevoli di ciò che si riesce e ciò che non si riesce a fare.
Oggi ho smesso di essere caparbia e ho indossato i panni dell'umiltà. Ho ammesso che non sono in grado di fare tutto.
Sono incinta. Devo aver cura di me.
L'orgoglio lo posso mettere da parte per un pochino, che non succede niente.

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