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Un cabaret di filosofia

Creato il 16 marzo 2014 da Albertocapece

0Anna Lombroso per il Simplicissimus

A volte è superfluo rimpiangere Cuore, rammaricarsi per la fine precoce del Male.  Ci pensano proprio gli abituali bersagli della satira a farsela in casa, con la compunta seriosità di chi non capisce di sconfinare della farsa, nel ridicolo, nel paradosso. In attesa di scommettere come Grillo saprà oltrepassare la “culona inchiavabile” di Silvio, di immaginare il condannato una volta eletto che fa le corna dietro a Adenauer, Monnet e Spinelli, padre, che la figlia dice che una volta eletta resta a casa. In somma in attesa delle formidabili performance dei soliti cabarettisti che animano le nostre scene, non accontentiamoci di Renzi che imita Crozza, della Boschi che fa la parodia di Virginia Raffaele, di Borghezio che mima un essere umano, possiamo sorridere sia pure amaramente di un gruppo di docenti che chiede più spazio per la filosofia a un partito che ridicolizza un partito, con una pessima contraffazione.

Si intitola così “Costituente di Filosofia al Pd: valorizziamo i saperi umanistici” l’appello che alcuni educatori rivolgono al Governo suscitato dall’esigenza di un percorso di ripensamento della scuola che parta non dall’alto e da urgenze puramente contabili ma, democraticamente, dall’incontro e dal reciproco ascolto dei soggetti che animano la vita stessa della scuola di oggi” (il link è qui . http://www.orizzontescuola.it/costituente-filosofia-al-pd-valorizziamo-saperi-umanistici)

Lo stile in puro “appellese” non inganni, saranno figli e nipoti del Sessantotto, ma i firmatari, che immaginiamo avidi delle adesioni dei poliedrici soliti noti, dalla Lista Tsipras a no alle corride, gliele cantano chiare alle larghe intese,  stilando vigorose e ardimentose controproposte ai dieci comandamenti della neo ministra,  sui quali c’è da scommettere che lo svelto Renzi concordi, visto che si tratta della solita sbobba: meritocrazia, nel senso che chi ha si merita di continuare ad avere, egemonia della tecnologia, nel Paese dove la banda è più stretta delle intese, riduzione del cursus di studi, in attesa di ridurre al minimo la scuola pubblica, Invalsi fino all’invalidità mentale degli interessati di ambo le parti,  scatti stipendiali per i più degni, secondo la pratica tradizionale di dividere sulla lavagna alunni e insegnanti in buoni e cattivi,  riconoscimenti alle scuole private, che quelle si sa che sono già originariamente nella lista dei meritevoli.

Adesso, senza dileggio e senza scherno, va dato atto a una sparuta ma resistente fetta di simpatizzanti del Pd di essere davvero irriducibili, per come si ostinano a stare nella giungla, traditi, delusi, oltraggiati, irrisi, altro che soldato giapponese,  con l’appello tra i denti al posto del coltello, tenaci nella loro credulona e candida insipienza. Come se dal pd ci fosse davvero da aspettarsi qualche azione che davvero si muova nel senso dell’interesse generale, del bene comune, o ancche del buonsenso, a parte una elemosina pelosa cacciata in tasca di chi potrebbe cerare più guai con scioperi, disordini, insomma con quella che un tempo si chiamava opposizione e che oggi torna a essere definita disfattismo.

Se non ispirassero rabbia farebbero tenerezza: solo uno sconfinato candore può giustificare un rimasuglio di fiducia in un segretario e presidente del consiglio che riduce i problemi della scuola a interventi edilizi, che ritiene che l’istruzione possa essere sostituita da coretti edificanti. E non è un caso pensando al suo bagaglio culturale con i suoi numi tutelari tra Disney, Giovanotti, Dylan Dog e Jacovitti, alle sue esperienze pubbliche tra Ruota della Fortuna e Amici, ai suoi suggeritori dalle Cayman, da Detroit,  dal Billionnaire.  Solo una implacabile dabbenaggine può convincere che siano persuasive le ragioni della Nussbaum, certo, di Amartya Sen, ma anche dei Medici, dei dogi della Serenissima, di pensatori illuminati e di politici lungimiranti,  dei cinesi e degli indiani che si affacciano con prepotente irruenza, che da sempre sanno che la cultura umanistica serve non solo alla conservazione delle democrazie, ma anche a sviluppare quella conoscenza e quella competenza mature  che moltiplicano i risultati   della competitività, che aiutano ad esaltare le vocazioni, che fanno fruttare meglio l’innovazione tecnologica e che favoriscono sullo scenario della concorrenza.

Solo una incorreggibile dabbenaggine può fare credere a uno che fa la gara delle cravatte formate col presidente francese, che in casa le spara grosse e a Berlino andrà carponi, che pensa che alla democrazia fanno male le elezioni e alla partecipazione fanno peggio le preferenze,  che non imbraccia il mitra quando sente parlare di cultura, no, si limita a chiedere quanto la pagano al chilo. Per il quale l’istruzione vuol dire istruzioni per l’uso allo scopo di trasformare tutto in merce, leadership, politica, patrimonio comune, bellezza, diritti, lavoro, sicurezze, stabilità, dignità, uomini, che i migliori offerenti si sono già fatti avanti e tanto povera e nuda va la filosofia,  così costa ancora meno.


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