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Un D'Agostino su di giri

Creato il 29 gennaio 2011 da Lucas

Scrive D'Agostino sull'Avvenire di oggi:
...l’offesa che lo spot arreca al dignità umana è particolarmente subdola. La dignità umana, infatti, è offesa non solo quando viene sadicamente umiliata, ma anche, paradossalmente, quando viene ideologicamente esaltata. Nello spot i fautori dell’eutanasia volontaria costruiscono un’immagine irreale e quindi ideologica dell’ uomo, un’immagine nella quale il malato che "sceglie" la morte e chiede di essere ascoltato dal "governo" appare sereno, lucido, consapevole, coraggioso e quindi esemplarmente ammirevole: ma in tal modo (chissà se se ne rendono conto i radicali) essi sottraggono dignità, umiliandoli, a tutti i malati terminali che vivono la loro esperienza nella debolezza, nella solitudine, nella paura, nella fragilità e spesso nella disperazione, meritano paradossalmente il biasimo che va riservato ai pavidi, a chi non avendo il coraggio di chiedere l’eutanasia… Io non vedo in tale spot questo. Sarà che sono prevenuto, ma non lo vedo. Io non credo che il "malato" debba rappresentare tutti i malati. Così come quello che chiede non lo chiede per tutti. Lo chiede per sé. E l'individuo adulto che prende in mano la sua vita e ne dispone non offende la vita, ma la difende, non la umilia, ma la gratifica. Il malato non sceglie la morte: sceglie di non proseguire la sofferenza che rende invivibile la vita.

Intervenire su di un dibattito così tragico e sottile come quello sul fine vita ricorrendo, anziché ad argomentazioni esplicite, articolate e sofferte, a uno spot umilia la democrazia, prima ancora che l’etica. Sappiamo infatti che esistono visioni del mondo che banalizzano il dono della vita o che non riescono più a percepirne il senso quando la malattia si impadronisce ineluttabilmente del corpo.

Ammesso e non concesso che visioni del mondo contraddittorie a quelle del cattolicesimo banalizzino il dono della vita, il punto fondamentale è: se la vita è un dono io, tenutario della mia, ho il diritto di banalizzarlo, se voglio, quanto mi pare e piace. Mica pretendo di banalizzare la vita altrui, banalizzo la mia. Chi sei tu poi per giudicare che io sto banalizzando? Mediante quali criteri dài giudizi di valore sulla mia vita? Sui tuoi criteri, immagino. Bella fava d'un D'Agostino. Così son capaci tutti di ragionare, vero? 
È doveroso però che queste visioni del mondo, quando entrano nel dibattito etico, politico e sociale rispettino fino in fondo i valori non solo formali, ma sostanziali della legalità. Legalità significa in primo luogo rispetto sincero e onesto delle leggi vigenti (anche di quelle che non si condividono!) e nel nostro Paese è tuttora vigente una legislazione (per di più penale) esplicitamente orientata alla difesa della vita e di quella terminale in particolare. Legalità significa correttezza nell’informazione data al pubblico: i radicali non possono non sapere che le indicazioni statistiche che essi forniscono in chiusura dello spot (e cioè che il 67% degli italiani sarebbe favorevole all’eutanasia) sono inattendibili, fino a che il termine non sia rigorosamente precisato nel suo significato. Ecco perché D'Agostino è così incazzato! Perché sa benissimo che gli italiani, anche se non sono al 67% favorevoli all'eutanasia, sono in tal percentuale contrari all'accanimento terapeutico qualora si presentino le condizioni di un Piergiorgio Welby o di un'Eluana Englaro. 

Legalità significa soprattutto rinuncia a forme indebite di propaganda mediatica, soprattutto quando la posta in gioco verte su temi etici fondamentali. Uno spot mediaticamente efficace attiva una sorta di corto-circuito mentale, induce cioè a comportamenti fondati non su convinzioni autentiche e su scelte meditate, ma su emozioni, su sentimenti o peggio ancora su sottili e occulte forme di condizionamento psicologico. Lo spot sull’eutanasia sembra paradossalmente pensato per confermare l’accusa alla televisione di essere una "cattiva maestra".

Be', visti i buoni uffici con il gruppo mediatico di cui il presidente del consiglio è proprietario, ci vuole poco a replicare con un spot avente un messaggio contrario a quello dei Radicali. Quindi, egregio D'Agostino, perché si surriscalda così tanto?

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