Magazine Diario personale

Un giorno dopo l’altro, e tutto e’ come prima

Da Iomemestessa

Ci sono settimane difficili. Ci sono settimane odiose. E ci sono settimane francamente di merda. Quella appena conclusasi rientra a buon diritto nella sottospecie due. Non la si può definire di merda proprio, che non è accaduto nulla di sì nefasto da farla classificare come tale.

Purtuttavia è stata settimana che ha discretamente segato i maroni.

Si comincia lunedì, dalla ormai nota riunione, da cui son discese una serie di rotture di palle accessorie, che culmineranno in una trasferta in terra lusitana tra mercoledì e sabato con annesso tecnico.

Che, sia messo agli atti, tanto iome ama viaggiare, pure per lavoro, tanto detesta farlo in compagnia, che rarissime son le occasioni in cui non ti porti appresso qualcuno che prima o poi ti romperà le palle. Il tecnico in questione le palle ha già iniziato a romperle la scorsa settimana discettando sul fatto che sarebbe stato meglio rientrare venerdì. Iome ha spiegato a castigodivino che anch’ella avrebbe preferito rientrare venerdì (e dopo una mail ricevuta ieri, pure di più) anche perché non smania particolarmente la di lui compagnia e due giorni le paion già molti, ma stanti gli orari degli aeromobili non si intravedono cazzi, non ci si sta dentro col rientro di venerdì sera, che, purtroppo, per prenderlo occorrerebbe essere in aeroporto entro le 14.30, e nel complesso pare più probabile un sincero afflato democratico da parte di Grillo.

Al termine della nota riunione di lunedì e dell’aperitivo lungo seguitone, a iome parte un male cane alla mandibola destra. Ma una roba da cavare i sentimenti. Iome ingolla una robusta dose di ibuprofene, il dolore si cheta, ed ella piomba in un sonno pesante e senza sogni sino a mattino.

Martedì deve smazzarsi una rilevante dose di chilometri e sin dall’alba, la fottuta mandibola manifesta un dolore sordo ed intermittente che nulla di buono fa presagire. Iome si ingolla altra robusta dose di ibuprofene e sale in macchina con dose di riserva di rinforzo. Il dolore alla mandibola si estende nel frattempo a metà dell’arcata dentaria, superiore ed inferiore, per non far torti.

Verso sera, ibuprofene nonostante, iome è abbastanza sui gomiti. Mercoledì altra giornata campale, con casini assortiti. E la nana da recuperare all’asilo e portare a danza. E le solite tonnellate di ibuprofene che rendono il dolore solo latente, se no son sorci.

Giovedì mattina, il dolore non passa, la trasferta lusitana s’approssima e iome chiama il di ella dentista. Che ovviamente è fuori. Non potendo attendere, si reca da tizio che ha studio nel palazzo in cui ella lavora. Tizio, gentilissimo invero, le ispeziona ogni singolo dente. Le propone lavori (di riparazione a precedenti opere non ben eseguite) che già le sta proponendo il dentista suo, ma purtuttavia non ravvisa nulla che possa essere riconducibile al dolore mandibolare. Le fa pure una panoramica. Un cazzo. Nel frattempo iome, per pura cortesia, oltre a saldare la parcella chiede preventivo per i citati lavori. Ne esce con un complessivo che credo rappresenti il budget sanitario medio di un qualsiasi Paese dell’Africa Occidentale.

Il dolore permane. L’abuso di ibuprofene pure. L’Uomo, non a torto, le consiglia di andare dal medico, e soprattutto di piantarla di ingurgitare ibuprofene prima che le venga un ulcera perforante.

Venerdì pare andare vagamente meglio. E sabato nettamente meglio. Talmente meglio che iome si reca dal parrucchiere, giacché ha una ricrescita incipiente e la partenza s’approssima sempre più. Iome usualmente si tinge del suo colore naturale, che il punto non è la tintura. Ma il fatto che sotto la vostra eroina è quasi totalmente canuta. E siccome a parte la Lagarde, l’effetto per il solito è abbastanza sconfortante, si tinge.

Inoltre dovrebbe eliminare qualche punta secca. Iome, ancora stordita dall’abuso ibuprofenico (cerchiamo una scusa), si fa convincere a fare qualche riflesso tono su tono, a spuntare un dito i capelli e a farseli lisciare (ma questo è solo temporaneo).

Si ritrova con un quantitativo esorbitante di riflessi rossastri cui, tre giorni dopo, deve ancora abituarsi. E con quattro dita di chioma in meno. Quando si lagna, per la potatura a suo dire eccessiva, si sente rispondere che ‘dipende dalla piega’. Ora, indefessa cretina che la vita ha sparso a piene mani sul mio cammino, il concetto potrebbe anche funzionare se io li portassi usualmente lisciati. Ma siccome i ricci tendono a risalire e non a ridiscendere, capirai che, da ricci, sarebbero, al massimo, più corti ancora.

La mandibola, però, tiene duro. Fino a domenica mattina, prima di recarsi alla domus dei suoceri. Quando il dolore riparte più forte che prìa. Coinvolgendo, stavola, non le arcate dentarie ma l’orecchio destro.

Di fronte al’orecchio, iome capitola e questa mattina si trascina dal medico di base. Perchè con un principio di otite le è già capitato di volare una volta, e il dolore fu talmente lancinante da far apparire le contrazione del parto una passeggiata di salute.

Questa mattina pertanto, ore 9, tablet-munita, si reca in ambulatorio. Iome è affezionata al suo medico della mutua (scusassero, ma io ancora così lo chiamo). Intanto perchè è bravo. Poi perchè è competente e non fa solo il passacarte, ma a curarti ci prova. Poi, particolare non insignificante, perchè è dotato di notevole sense of humour, tale per cui per contraddistinguere il suo ambulatorio dagli altri, in luogo dell’usuale targhetta ha attaccato la locandina de ‘Il medico della mutua’ con Sordi.

Iome giunge e nell’ambulatorio dove è già assiepata una muraglia umana in attesa. La tentazione sarebbe di venir via e riprovare domani, ma sapendo che domani sarà come oggi, si siede rassegnata. Prende a riferimento l’ultimo della fila e si immerge nella lettura. Passano cique minuti e giunge vecchinauno. ‘Chi è l’ultimo?’ Iome alza ligiamente la manina. Vecchina1 inizia la commedia. ‘Ah son tanto malata. Ah, ho a casa mio marito invalido, mia figlia disoccupata, mio nipote camorrista, la vicina paralitica e il gatto col cimurro. Non è che mi fa passare che son tanto di corsa?’. Ora. A iome verrebbero varie risposte. Nell’ordine. Non ti credo. Che medico della mutua, i casi umani li va a visitare a domicilio, quindi se in casa avevi davvero marito invalido, o se eri davvero tanto malata, non eri certo qua. E questo lo dico e so per certo. In subordine, non è che se passi davanti a me hai sto gran guadagno. Invece di averne davanti ventuno, diventano venti. Il che significa che marcirai qua comunque tutta la mattina. Ma iome, quando vuole, mantiene certa freddezza di ragionamento. e risponde ‘passi pure per carità’. La vecchia si cheta, avendo ottenuto il suo scopo di rompere i coglioni ad almeno un poverocristo al giorno. E iome riprende a smanettare il tablet su cui sta scrivendo queste note, mentre gli astanti osservano stupiti cotanta arrendevolezza. Di lì a quattro minuti giunge vecchinadue. ‘Chi è l’ultimo?’. Iome rialza la manina santa. Vecchinadue si siede, mesta. Poi comincia, a tossire. Poi attacca ad agitarsi sulla sedia. Poi, palesemente, non ce la fa più e ricomincia la litania di vecchinauno. Iome lascia passare pure lei. Gli astanti pensano che non abbia bisogno del medico della mutua, ma di uno bravo. Dopo altri dieci minuti giunge postadolescentescazzata. Che comunque ovviamente non rompe i coglioni (se no, lei, ce la mandavo). Passano ancora dieci minuti e sopraggiunge vecchinatre. E riattacca la solfa. Solo che, stavolta, son cazzi di postadolescentescazzata. Che non fa una piega e risponde di no. Commettendo il peggior errore dell’anno. Giacché tutte le vecchine presenti, nessuna esclusa, pure quelle non direttamente coinvote iniziano ad emettere alti lai, e reprimende, e paternali. Dopo dieci minuti di questa litania incessante, postadolescente scazzata cede di schianto e a vecchinatre porterebbe anche il caffè, purchè taccia. Vecchinatre finalmente si spegne e il coro greco che le faceva da accompagnamento, pure. Gli altri astanti cominciano a comprendere perchè io non abbia fatto un plissé alle richieste. Io rifletto sul fatto che altro che i curdi, contro l’ISIS ci mandi queste e vinci la guerra.

A mezzogiorno, tre ore e molte vecchine dopo, giunge finalmente il mio turno. Medicodellamutua, mi guarda, ridendo, e mi fa. ‘Hai tirato su qualcos’altro?’ Che l’ultima volta che ci siamo visti son giunta da lui in piena crisi di nervi per scoprire che avevo una gradevolissima mani-piedi-bocca. ‘Nu’ E narro tutti i sintomi. ‘Sei andata dal dentista?’. Relaziono il momento odontoiatrico. Lui guarda l’orecchio, apparentemente ok. Poi alza le mani. ‘Se il dolore permane fatti fare una lastra alla mandibola, nel frattempo per il dolore continua con l’ibuprofene e prendi un antibiotico ad ampio spettro, ci fosse qualcosa ai denti che il dentista non ha rilevato.’ ‘Mi verrà mica l’ulcera, con tutto ‘sto ibuprofene?’. Mi guarda, riflette. Poi, ridendo: ‘L’ulcera, per quel che ne so, sei tu che la fai venire agli altri…’ E poi ti dicono di andare da uno bravo. questo, ha capito tutto


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