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Un Paese in fuga

Creato il 29 settembre 2011 da Marcar

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Incredibile show mediatico di Lavitola, ieri, da chissà dove (è latitante) catapultato nelle nostre case tramite la magica scatoletta chiamata TV dagli studi de La7. Invece di rispondere ai magistrati, ha risposto ai giornalisti per scagionarsi dalle accuse che pendono sul suo capo.

I magistrati non ci piacciono granché, i latitanti neanche, ma i giornalisti per nulla. Di fatto, se non un processo, ieri si è celebrata una sorta di istruttoria processuale, con Lavitola a rispondere, e senza avvocati, alle mille domande di Travaglio, Mentana e compagnia interrogando. Miracoli della TV? No, miracoli del Belpaese.

Ora, almeno, la pubblica opinione, tutta certamente assisa davanti al grande mediatore che è la televisione generalista, si sarà fatta un'idea più precisa della situazione e sa molto più di quel che pensano di sapere i magistrati inquirenti i quali, credo, possano anche far tesoro di quanto ascoltato e visto. Del resto, quelle di Lavitola sono pur sempre dichiarazioni spontaneamente rese. Credere a quel che ha detto, è ovviamente altra faccenda.

Straordinari e ben inseriti nella parte, i giornalisti che ponevano domande a Lavitola. Sembravano tanti Perry Mason, mastini definiti dal latitante stesso poco prima, grandi attori appunto da piccolo schermo, in fondo recitanti la parte che si sono dati da anni: pubblici inquisitori. In qualche modo uno spettacolo esaltante e deprimente al tempo stesso.

Comunque, l'impassibile faccendiere (se possiamo definirlo così, altrimenti imprenditore ittico va benissimo) ha dichiarato di essersi reso latitante perché teme proprio la magistratura, visto anche il trattamento poco cortese riservato ai coniugi Tarantini: un mesetto di carcere in via cautelativa.

In questi casi mi viene sempre un leggero disgusto, quasi una nausea: io odio carceri e carcerieri, odio il semplice concetto di rinchiudere qualcuno che non sia strettamente necessario sorvegliare. Di questo certamente se ne abusa ed è sempre valido il teorema che finché i criminali in doppiopetto sono in circolazione, ancor più dovrebbero esserlo la stragrande maggioranza dei carcerati odierni. Tra loro vi sono pure fior di veri delinquenti, gente per la quale la vita umana vale quanto un calzino bucato; e' pur sempre lo stesso sentimento che dovrebbero provare quanti sganciano ordigni su villaggi di contadini e pescatori o magari anche su città fittamente popolate, per esempio durante quelle tristi cerimonie collettive chiamate guerre e con una divisa militare addosso.

Se ben ci pensate i presupposti delle società moderne sono ancora ispirati alla più grande ipocrisia. Noi Italiani facciamo di tutto per elevare l'ipocrisia a massimo sistema e sventolarla a piene mani. Come definire, se non ipocriti, i 7 radicali eletti nelle fila del PD che ieri non hanno votato la sfiducia contro il ministro Romano? Volevano protestare contro la situazione delle carceri? Giusto, ma hanno scelto la maniera peggiore dato che Romano, insieme a tutta la partitocrazia gerontocratica presente in Parlamento, sta carcerando tutti noi.

Siamo un popolo assediato, rinchiuso dentro i confini nazionali che non vogliono far entrare immigranti perché sennò i partiti della Destra devono inventarsi altri slogan per le campagne elettorali. Dall'altra parte, i partiti della (finta) Sinistra sono impegnati a collaborare alacremente per togliere ogni speranza a giovani, studenti, disoccupati, lavoratori (ancora per quanto?) in modo tale che costoro presto dovranno diventare migranti per lavorare affinché l'Italia possa diventare un posto adatto solo a pensionati e badanti, con l'aggiunta di qualche supermercato. Poi si potranno organizzare meglio i flussi migratori dato che i nostri giovani saranno tutti andati all'estero per trovare uno straccio d'impiego.

Mi sto chiedendo se sia più facile e produttivo combattere la nostra micidiale partitocrazia gerontocratica di stampo capitalista o... agevolarne i progetti, lasciando di nostra sponte questo ex Belpaese a Napolitano, Berlusconi, Bossi, Bersani, Casini, Fini, Marcegaglia, Montezemolo, istituti bancari, mediatori finanziari e lo sconfinato esercito di loro servi, lacché, collaboratori vari...

L'Islanda non è poi così lontana...


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