Un paese senza memoria

Creato il 05 dicembre 2014 da Trame In Divenire @trameindivenire

Che paese sarà mai quello che per mezzo dei suoi governi, centrodestrifintosinistri, decide di fare deliberatamente a meno dell'insegnamento della storia nella scuola dell'obbligo, accorpando, riducendo e tagliando ogni risorsa possibile? E' mai possibile che un paese che si dice democratico, che vanta di essere tra le sette nazioni più sviluppate e con la ricchezza netta più grande al mondo (G7), decide scientemente per il suo oblio, abdicando la sua storia, la sua libertà conquistata con il sangue del popolo, il suo sviluppo conseguito con sacrificio del lavoro, il suo genio, la sua ricchezza, il suo immenso patrimonio culturale?

Un paese senza storia è un paese senza memoria e come uno smemorato perde la sua identità diventando facile preda degli sciacalli. Come un albero a cui sono state recise le radici non ha più chioma, né frutti. Senza storia l'umanità perde memoria e identità, chiude le porte al futuro e declina rapidamente verso la barbarie.

"Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L'Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell'oblio dell'etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l'Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com'è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l'Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l'etica, con l'identica allergia alla coerenza, a una tensione morale."

Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975

Un'analisi interessante sullo stato dell'insegnamento della storia la fa Giuseppe Matarazzo su Avvenire. Qui


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