Un pieno di vita: Alice Munro

Creato il 23 novembre 2013 da Frailibri

Alice Munro, Nemico, amico, amante, Einaudi *Super ET* (2005), 12 euro

Ho sempre ammirato, negli scrittori, la capacità di trattare i personaggi, l’abilità di farli vedere senza descriverli, la maestria nel far parlare le loro azioni, immaginare i loro gesti e le emozioni che li provocano, costruire nella tua mente, piano piano, un’idea della loro personalità.
In questa raccolta di racconti, Alice Munroe arriva a toccare la perfezione. I suoi personaggi appaiono così, presi in un momento della loro vita quotidiana, minimo o eccezionale che sia. E lei non ti dice, anche per una decina di pagine, chi sono, da dove vengono, cosa fanno. Centellina le informazioni, come è giusto che sia, e permette al lettore di scoprire il personaggio per gradi. E non è insolito che la vita di ogni personaggio, a cascata, sfoci nel racconto della vita di altri personaggi e in una sorta di passaggio del testimone avvii la storia di un’altra famiglia, un’altra donna, un altro ragazzo.
Il tema di questa raccolta di racconti fa pensare a quella convivenza così frequente, in letteratura e non solo, di Eros e Tanathos, amore e morte. E cosa sono amore e morte se non parti integranti della vita? Anzi, la vita stessa.
Uno dei personaggi si ammala e inizia a vivere la sua vita quotidiana “accanto” alla malattia, affrontandola, imparando a conoscerla. Nel racconto c’è un punto fondamentale da sottolineare: la malattia spesso appare come un’entità enorme, sconosciuta, astratta (per quanto tutte le malattie abbiano un nome, una cura o una rassegnazione), che crea sgomento al solo pensiero; quando quel pensiero invece diventa concreto, la malattia inizia a far parte della vita, e come tutte le cose, va vissuta.

Così sono i racconti di questa raccolta. Rendono concreti e tangibili temi quali la malattia, il suicidio, il tradimento, la vecchiaia (un racconto splendido segue una donna che pian piano, da ragazza affascinante e piena di vita, cresce e diventa una signora anziana il cui entusiasmo è tutto ormai contenibile fra le mura di una casa di cura), la morte stessa.

In questa opera meravigliosa è come se ogni concetto venisse “spogliato” della sua sovrastruttura simbolica, emotiva, disarmante e venisse messo di fronte al lettore, nudo, indifeso, bisognoso di essere accolto. Non più il monstrum che terrorizza, ma il compagno con cui ci si rassegna e si impara a convivere.

Temi di questo genere potrebbero scoraggiare dalla lettura, potrebbe sembrare un’opera cupa, pessimistica. E invece la lettura dà conforto; è una lettura piena di vita. Vita nonostante tutto. Vita in tutti i suoi misteriosi aspetti. Perfino la morte.

A chi mi chiede se secondo me Alice Munro abbia meritato il nobel ovviamente dico sì!



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