Un ponte lungo 10 milioni di anni-luce

Creato il 28 novembre 2012 da Stukhtra

E’ composto di gas caldo e collega due galassie

di Guendalina Ligato

Chi dice che i ponti esistono solo sulla Terra? Il telescopio spaziale Planck, una missione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e della NASA, ha confermato l’esistenza di un ponte di gas che collega Abell 399 e Abell 401, due ammassi di galassie separato da 10 milioni di anni-luce di spazio intergalattico.

Quest’immagine mostra i due ammassi Abell 399 (nella parte inferiore dell’immagine) e Abell 401 (in alto a sinistra) collegate da un ponte di gas caldo. (Cortesia: ESA/Planck Collaboration/STScI Digitized Sky Survey)

Il compito principale di Planck consiste nel catturare la luce più antica del cosmo, la radiazione cosmica di fondo. Questo telescopio era stato originariamente progettato quasi esclusivamente per scopi cosmologici e solo in seguito ha dimostrato di essere utile anche in altri settori.

Ma Planck non ha fatto questa scoperta da solo. Lo spiega un team del Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena, in California, nell’articolo “Planck intermediate results. VIII. Filaments between interacting clusters” pubblicato su “Astronomy & Astrophysics” il 20 novembre.

Planck si è servito di un fenomeno già sfruttato in precedenza per rilevare ammassi di galassie: l’effetto S-Z (Sunyaev-Zel’dovich), che prende il nome dai due scienziati che l’hanno scoperto. Quando la radiazione di fondo interagisce con il gas caldo che permea queste strutture cosmiche, il suo spettro energetico subisce un’alterazione caratteristica: è questo l’effetto S-Z, che permette di rilevare i deboli filamenti di gas che potrebbero collegare un ammasso a un altro. C’è da dire, però, che il gas presente tra Abell 399 e Abell 401, distanti un miliardo di anni-luce dalla Terra, era stato intravisto in precedenza dal satellite XMM-Newton dell’ESA. Perciò questa nuova scoperta ha confermato un’ipotesi precedente, rivelando per la prima volta, grazie all’effetto S-Z, il gas intergalattico. Combinando i dati di Planck con quelli presenti nell’archivio di osservazioni a raggi X del satellite ROSAT, lo stesso che precipitò il 23 ottobre dello scorso anno sulla Terra, gli scienziati hanno stimato un valore della temperatura del gas che si aggira intorno a 80 milioni di gradi.

L’universo primordiale era pervaso da filamenti di materia gassosa, che formavano una sorta di rete gigantesca. Gli ammassi di galassie sarebbero poi sorti in corrispondenza dei nodi di quella rete, ossia nelle regioni in cui la materia si addensava maggiormente. Tuttora la maggior parte di quei filamenti di gas rimane inosservata, ma gli astronomi del team del JPL si aspettano di poterlo individuare soprattutto tra gli ammassi di galassie interagenti, dove, essendo compresso e surriscaldato, rivelarlo diventa più facile.


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