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Un post in piedi in Paradiso

Creato il 08 ottobre 2012 da Cannibal Kid
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Un post in piedi in Paradiso

"Che voto c'ha dato, quel fetentone di Cannibal?"

Posti in piedi in Paradiso (Italia 2012) Regia: Carlo Verdone Cast: Carlo Verdone, Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Micaela Ramazzotti, Nicoletta Romanoff, Diane Fleri, Nadir Caselli, Maria Luisa De Crescenzo, Valentina D’Agostino, Giulia Greco Genere: in crisi Se ti piace guarda anche: Io, loro e Lara, L’amore è eterno finché dura, C’era un cinese in coma
Carlo Verdone ai tempi della crisi. Basta una frase per riassumere per intero la sua “nuova” (si fa per dire) pellicola. Il resto, potete anche immaginarvelo da soli. Se avete familiarità con il suo cinema e soprattutto con le sue ultime prove, non avrete bisogno di una grande fantasia. Se poi vi racconto in breve la trama, gli sviluppi successivi li capirete già da soli, senza nemmeno che io abbia il bisogno di spoilerarvi niente. Peccato, perché è un piacere perverso spoilerare. Sai che fai qualcosa di sbagliato, ma non puoi farne a meno. E allora voglio spoilerarvi il finale: alla fine tutti muoiono! Provano così a entrare in Paradiso ma sono in troppi, c’è più coda che alle poste italiane e allora rimangono in piedi. Da qui il titolo del film.
No, non è vero che va a finire così. In realtà, il vero finale è ancora più una cagata di questo.

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"5? Ma come 5? Quello sta fuori!"

Torniamo alla trama del film, quella vera: Carlo Verdone e i prezzemolini del cinema italiano Marco Giallini e Pierfrancesco Favino sono tre uomini di mezza età che non si conoscono, ma che per casini personali e finanziari finiscono a vivere insieme. Espediente narrativo molto da sitcom, e infatti la inutile sitcom americana The Exes parte proprio da un’ideona del genere, che però può aprire a varie situazioni comiche e persino a riflessioni sulla situazione attuale, su come la crisi economica abbia cambiato gli stili di vita eccetera. Due porte che il film di Verdone apre anche, solo che: dal punto di vista comico è uno dei suoi film più avari di risate liberatorie e i momenti davvero esilaranti sono assenti; dal punto di vista “drammatico” è scontato, piatto, non dice niente di nuovo.
Quanto a Marco Giallini e Pierfrancesco Favino, alla faccia della crisi loro lavorano come due forsennati e dopo A.C.A.B. tornano pure a farsi vedere insieme. È vero che se la cavano discretamente bene pure qui alle prese con la commedia, almeno per gli standard nostrani, però un po’ di ricambio nelle facce del cinemino italiano no, eh?

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"Carlé, ripetimi ancora: che voto hai detto che ci ha dato?"
"Solo 5, anche se c'è 'sta gran fregna della Ramazzotti con gli occhiali da hipster."

E poi, naturalmente, c’è la storia del Carletto con la donna più giovane. Che poi è il vero motivo per cui si mette d’impegno a lavorare su un film nuovo. Dopo le varie Claudia Gerini, Regina Orioli (ma che fine avrà fatto?), Natasha Hovey di Compagni di scuola (che fine avrà fatto pure lei?), la nevrotica Margherita Buy (una che era meglio perderla che trovarla) e la Laura Chiatti dell’ultimo Io, loro e Lara, è il turno ora di Micaela Ramazzotti. Micaela Ramazzotti, già ammirata in La prima cosa bella e - meglio precisarlo - NON parente dell’insopportabile Eros Ramazzotti, raccoglie in pieno il testimone di classica tipa verdoniana: immancabilmente fissata con uomini più vecchi - diciamo anche mooolto più vecchi - di lei, gnocca quanto stramba e naturalmente nevrotica. Ma non ai livelli di Margherita Buy, grazieDio. Come gnocca bonus compare poi Diane Fleri, nei panni della ex di Verdone, perché non solo si deve fare donne molto ma molto più giovani di lui, ma deve pure divorziare da donne molto ma molto più giovani di lui.

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"Tié, Cannibal. Tu su Metro ti puoi solo sognare di scrivere!"

Io comunque non gli riesco a voler del male, al Carletto. Però è davvero porello, il suo ultimo film. Dignitoso più di altre pellicole made in Italy viste negli ultimi tempi, quanto allo stesso tempo del tutto inutile e prevedibile dall’inizio alla fine. Come intrattenimento di livello medio-basso e una serata disimpegnatissima può andare bene, però io da un Verdone pretenderei ancora un intrattenimento non dico alto ma almeno di livello medio-alto. Illuso me. E il finale super mega buonista no, Carlè. Eddaje, che ‘mme combini? Un finale così nun se pò vedè.
Carlo Verdone ai tempi della crisi. Economica, ma soprattutto di idee. Un po’ come questo post in cui sono andato a riciclare la frase di apertura per la chiusura. Che dici, Carlé, so riciclare le idee abbastanza per poter scrivere la sceneggiatura del tuo prossimo film? (voto 5/10)

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