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Un ribelle Girasole Isola-no

Creato il 19 giugno 2013 da Plabo @PaolaBottero

«A mio avviso se 4 assessori, un Sindaco, ed alcuni consiglieri di maggioranza uscenti si ricandidano e prendono solo il 15 % ed anche meno vuol dire che non hanno amministrato bene anzi hanno amministrato da schifo e non hanno fatto un bel niente di costruttivo per Isola di Capo Rizzuto, il resto sono solo delle sue rispettabilissime opinioni che non rispecchiano la realtà specie quando scrive “Ma ciò che è terribile è che sono riusciti a non farla votare” a dir poco vergognoso. saluti». Si firma “jhonny” – proprio così, jhonny, che come assemblaggio di lettere dietro cui nascondere l’identità non è male – l’internauta che il 18 giugno ha deciso di commentare sul mio blog un pezzo scritto “a caldo” – il caldo delle fiamme notturne – il 29 maggio, a commento di tutto ciò che stava succedendo, nell’indifferenza generale, a Isola di Capo Rizzuto. Avamposto degli avamposti dove si combatte quotidianamente l’illegalità, il piccolo comune del crotonese aveva appena scalzato il suo sindaco simbolo, Carolina Girasole, eleggendo il candidato del centro destra. Ma non bastava: il giorno dopo il risultato elettorale è arrivata, puntuale come cambiali che devono essere rispettate senza titubanze, l’intimidazione diretta. Bruciare una casa, peraltro della famiglia del marito, deve essere piuttosto normale, viste le non-reazioni. E visto il tenore di risposta a un pezzo che commentava ben altro.

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Se si chiama Isola, una ragione ci sarà. La sto trovando, sempre più spesso, in tutte le declinazioni del verbo isolare: separare da ciò che sta intorno, escludere da ogni rapporto con gli altri, vivere lontano dagli altri. È ciò che è stato fatto con Carolina Girasole, isolata nella sua Isola. È ciò che si sta cercando di fare adesso, isolando ancora Isola.

Su Isola di Capo Rizzuto i riflettori tenuti accesi per anni si sono spenti un attimo prima di quando sarebbe stato necessario attenzionarne le evoluzioni. Su quel Comune virtuoso, grazie ai cinque anni di amministrazione di una donna, Carolina Girasole, il cui nome è diventato simbolo della legalità, è calato il silenzio generale proprio nel momento della battaglia più dura.

Il sindaco uscente ha lasciato fatti concreti nella sua Isola. Basterebbe ricordare i beni confiscati alla ’ndrangheta e ora gestiti da Libera. Sono molti altri i risultati ottenuti, ma non sono bastati per vincere le elezioni: sconfitta, dopo atteggiamenti da Ponzio Pilato che hanno coinvolto chiunque avrebbe potuto aiutarla nel suo difficilissimo percorso, ha dovuto subire l’ennesima intimidazione. La notte successiva alla proclamazione del nuovo sindaco la casa al mare costruita da suo suocero, decenni fa, per riunire in estate i figli (tra cui Franco, marito di Carolina), è stata incendiata. Si è cercato di far passare la notizia, terribile, in secondo piano. A livello locale come a livello nazionale. Si è cercato di non leggere la gravità e l’impunità di quelle fiamme.

È stato naturale, per me, scrivere il pezzo che segue, il 29 maggio. Sono trascorse più di due settimane ma, a parte un ricordo in aula, il 12 giugno, durante le votazioni alla Camera della legge istitutiva della Commissione parlamentare antimafia, approvata all’unanimità, tutto continua a scorrere come prima. Più di prima. E il mio pezzo, ormai datato, è tristemente attuale. Perché tutto scorre, salvo l’indifferenza. Che, come ci ricordava Gramsci, continua a essere il peso morto della storia.

Ma sì, lasciamola sola, Carolina Girasole. [Casablanca nr 30]


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