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Un ricordo di Jimmy Fontana

Creato il 12 settembre 2013 da Af68 @AntonioFalcone1
Jimmy Fontana (da Repubblica.it)

Jimmy Fontana (da Repubblica.it)

Ci lascia Jimmy Fontana (Enrico Sbriccoli all’anagrafe, Camerino, 1934), morto ieri, mercoledì 11 settembre, a Roma. Cantautore poliedrico, fra le voci simbolo della musica leggera italiana negli anni ‘60, Fontana, appassionato di jazz sin da ragazzo, imparò a suonare il contrabbasso da autodidatta, esibendosi con alcuni amici presso l’ Hot Club di Macerata.
Una volta trasferitosi a Roma per frequentare l’ Università, l’abbandonò ben presto dedicandosi totalmente alla musica: assunto il nome d’arte (punto d’incontro fra un omaggio al sassofonista Jimmy Giuffrè e una ricerca causale nell’elenco telefonico), la sua carriera di cantante professionista era ormai sul nastro di partenza.

Dopo una serie di collaborazioni (Roman New Orleans Jazz Band) ed aver inciso alcuni standard jazz con la Consorti, entrò a far parte della Flaminia Street Jazz Band (Giorgio Benigni, Umberto De Nigris, Francesco Tomassini, Raffaele Giusti, Aldo Balzani, Giovanni Spalletti, Sandro Santoni, Wilder Petroselli e Leonello Bionda ), realizzò altri dischi per l’etichetta Astraphon e diede vita ad un gruppo tutto suo, Jimmy Fontana and His Trio, nel quale trovarono posto tre componenti della suddetta Band (Giusti al pianoforte, Santoni al contrabbasso, Bionda alla batteria).
Ma è da solista, e con l’avvicinamento alla musica leggera, sul finire degli anni ’50, che Fontana iniziò a conoscere il vero successo: un nuovo contratto con l’etichetta Hollywood (Diavolo, terzo posto al Festival di Barcellona), la partecipazione nel ’61 al Festival di Sanremo (si esibì in coppia con Miranda Martino, il brano era Lady Luna, autori Armando Trovajoli e Dino Verde) e poi il passaggio alla RCA, che segnò in duplice modo la carriera del cantante.

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Da un lato infatti tutta una serie di successi, Non te ne andare, ’63, la splendida Il mondo, ’65, sempre “fresca” nella sua suggestiva semplicità (testo di Gianni Meccia, musica scritta da Fontana insieme a Carlo Pes, arrangiamento di Ennio Morricone), oggetto di numerose cover, senza dimenticare titoli, fra i tanti, come La mia serenata (vincitrice del Disco per l’estate nel ’67), La nostra favola (’68, cover di Delilah, Tom Jones), dall’altro un increscioso impasse che comportò l’allontanamento dell’artista dalle scene per un po’ di tempo. Nel ’71, infatti, un anno dopo il successo ottenuto con L’amore non è bello (se non è litigarello), sigla della trasmissione televisiva Signore e Signora (protagonisti Delia Scala e Lando Buzzanca), Fontana in collaborazione con Italo Greco, Carlo Pes (musica) e Franco Migliacci (testo), scrisse la canzone Che sarà, con l’obiettivo di presentarla a Sanremo, ma il direttore artistico della RCA, Ennio Melis, era dell’idea di usarla per lanciare definitivamente un nuovo gruppo, I Ricchi e Poveri, e così avvenne, nonostante il parere contrario dell’autore, poi costretto di fatto all’assenso, nella considerazione che altrimenti il brano non avrebbe partecipato ad alcuna manifestazione canora.

Il ritorno sulle scene avverrà nel ’79 , con la canzone Identikit (sigla della serie televisiva di origine britannica Gli invincibili, The Protectors, ATV, ’71-’74), accompagnata da un certo successo, così come Beguine, lanciata dal palco di Sanremo tre anni più tardi, anche perché Fontana riuscì a mantenere del tutto intatte simpatia e signorilità nel presentarsi al pubblico ed una certa raffinatezza nell’esecuzione musicale, tanto da renderlo indenne dal consueto “effetto revival” che non mancò comunque di caratterizzare le immancabili reunion in vari programmi tv, come il gruppo I Superquattro (insieme a Gianni Meccia, Nico Fidenco e Riccardo Del Turco), o Squadra Italia (Nilla Pizzi, Mario Merola, Wess, Rosanna Fratello, Wilma Goich, Lando Fiorini, Manuela Villa, Gianni Nazzaro, Giuseppe Cionfoli, Tony Santagata), con la quale eseguì il brano Una vecchia canzone italiana al Festival di Sanremo del ’94.
Il resto è cronaca odierna, ieri sera il mondo si è fermato per un momento, parafrasando un verso della nota canzone, il tempo della reminescenza e conseguente personalizzazione da parte di quanti possono ancora vantare ricordi in bianco e nero, ma ha ripreso subito il consueto giro, “la notte insegue sempre il giorno ed il giorno verrà”.


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