È l'emergenza del libro, di questa mia lettura capricciosa, di un incontro furtivo posticipato senza senso un po' troppo a lungo. È la dimestichezza con Orlando, con questo fascinoso giovane dall'indole poetica, con quest'anima sazia e languorosa, che si danna d'amori e s'incapriccia della parola, che si rifugia nell'astinenza, nel rigore della scrittura, nel tradimento della gloria. Un uomo investito dal suo sonno, risvegliatosi a ben altre mire, e dimentica le vecchie. Orlando non s'occupa della sua vita, ma del vivere, né di belle lettere, ma del poetare. La sua storia, tessuta dall'immaginifico, sofisticatissimo sorriso di Virginia Woolf, emerge allo sguardo ironico del lettore, per via di un'unica leggera cucitura: la memoria di chi porta Orlando con sé.
È l'emergenza del libro, di questa mia lettura capricciosa, di un incontro furtivo posticipato senza senso un po' troppo a lungo. È la dimestichezza con Orlando, con questo fascinoso giovane dall'indole poetica, con quest'anima sazia e languorosa, che si danna d'amori e s'incapriccia della parola, che si rifugia nell'astinenza, nel rigore della scrittura, nel tradimento della gloria. Un uomo investito dal suo sonno, risvegliatosi a ben altre mire, e dimentica le vecchie. Orlando non s'occupa della sua vita, ma del vivere, né di belle lettere, ma del poetare. La sua storia, tessuta dall'immaginifico, sofisticatissimo sorriso di Virginia Woolf, emerge allo sguardo ironico del lettore, per via di un'unica leggera cucitura: la memoria di chi porta Orlando con sé.